Ricostruzione post sisma: «Piccone indagato con i Casalesi»

Alessandro Biancardi

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Ricostruzione post sisma: «Piccone indagato con i Casalesi»
L'AQUILA. Una inchiesta ancora all'inizio diretta dalla procura de L'Aquila che avrebbe certificato legami tra il clan dei Casalesi e il senatore del Pdl, Filippo Piccone.

 A dare la notizia il quotidiano La Repubblica.

 Sullo sfondo di questa vicenda, ancora all'inizio e ancora tutta da chiarire, a quanto sembra, c'è L'Aquila ferita e la ricostruzione post sisma che dopo 24 mesi stenta a decollare.

L'articolo di Repubblica a firma di Giuseppe Caporale parla di una indagine, diretta dal sostituto procuratore Antonietta Picardi assieme al procuratore Alfredo Rossini, che ruoterebbe intorno ad una azienda «legata al clan dei casalesi ed un politico».

Dell'azienda non si fa il nome ma si tratta probabilmente di una ditta scoperta solo per caso e dopo che la procura antimafia di Napoli ha ascoltato alcune telefonate.

Le informazioni sono poi state dirottate nel capoluogo abruzzese dove l’inchiesta è stata incardinata.

Del politico, invece, il quotidiano del gruppo Espresso fa il nome: si tratta di Filippo Piccone, senatore della Repubblica, sindaco di Celano e capogruppo del Pdl in Abruzzo. Il nome di Piccone «è iscritto nel registro degli indagati nell'ambito di un'inchiesta per associazione di stampo mafioso».

L'inchiesta sarebbe nata da un fascicolo della procura antimafia di Napoli. «Cuore della vicenda, una intercettazione», si legge nell'articolo di Caporale.
«Una serie di telefonate e incontri dimostrerebbero che il clan dei casalesi sarebbe entrato nella ricostruzione dell'Aquila grazie all'aiuto di un senatore del Popolo delle Libertà che ora è sotto inchiesta. Secondo gli inquirenti, il senatore sarebbe stato il "contatto" attraverso il quale l'azienda del clan si sarebbe inserita nella ricostruzione e avrebbe iniziato a lavorare. A far cadere il parlamentare nella rete degli inquirenti sarebbero state, appunto, una serie di intercettazioni telefoniche captate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli e immediatamente "girate" ai colleghi che si occupano delle indagini sulle infiltrazioni nella ricostruzione. Telefonate nelle quali gli uomini legati al clan parlano di un appuntamento con il senatore Piccone per sbloccare i lavori da ottenere nell'ambito della ricostruzione post-sisma all'Aquila. L'indagine  -  portata avanti - è blindata»

LE ALTRE INCHIESTE

Ma Piccone entra anche nell'inchiesta della procura pescarese sull'affare del termovalorizzatore su un terreno celanese.

Secondo gli inquirenti il coordinatore Pdl è interessato all'inserimento dell'area in cui sorge il complesso immobiliare dell'ex zuccherificio di Avezzano, in una zona di recupero energetico del piano urbanistico del comune. La ragione è nel fatto che la società, la quale ha acquistato la proprietà dell'ex zuccherificio, la Rivalutazione Trara srl, è di fatto del senatore stesso che la governa attraverso il socio Ermanno Piccone, suo padre.

Ma proprio la Rivalutazione Trara era stata al centro, alcuni anni fa, di mille dubbi e domande mai risolte: per un certo periodo Venceslao Di Persio fu nel mirino della procura di Pescara perché molto vicino al deputato azzurro Sabatino Aracu, anche lui della partita ma messo «fuori gioco» (come dicono in alcune intercettazioni i soci stessi) per i grossi problemi giudiziari dovuti al coinvolgimento nell'inchiesta Sanitopoli.

Lo stesso senatore azzurro Piccone  ha avuto nell'ambito della ricostruzione aquilana appalti da quasi 1 milione di euro. A fare la scoperta fu il giornalista Angelo Venti che consultando l’elenco delle centinaia di ditte subappaltatrici trovò la sorpresa: la società Korus srl che in Ati con la Gieffe snc si è accaparrata lavori per 921.194 euro per la ''fornitura e posa in opera di serramenti esterni in alluminio''.
«Ma di cosa si tratta?», si domandò Venti. «La Korus, costituita nel 1998 e con sede a Latina, ha un capitale sociale di 10.400 euro e come amministratore e socio unico risulta lo stesso Filippo Piccone».

Ma del senatore aveva parlato con gli inquirenti anche l'ex assessore alla Protezione Civile, Daniela Stati, indagata nell'ambito del primo filone dell'inchiesta sui rifiuti.

Il verbale dell'ex assessore, oggi in quota Fli, si aprì proprio con il racconto della formazione delle liste del Pdl: «Tancredi mi spiega che Filippo Piccone si opponeva alla mia candidatura», mette a verbale la Stati, «io sono rimasta amareggiata. Avrei dovuto essere, insieme ad altri candidati, l'unica della città di Avezzano di Forza Italia. In alternativa a me, Filippo Piccone si inventa di candidare Valter Di Bastiano primario oculista dell'ospedale di Avezzano e amico fraterno della moglie di Lanfranco Venturoni. I due avevano fatto un lungo percorso all'interno del sindacato dei medici. La prima volta che incontrai Venturoni ho lamentato questo suo comportamento ostativo e lui mi rispose che era compare di Filippo Piccone e che Di Bastiano era suo amico».

La Stati ricorda anche che dopo le elezioni lo stesso Di Bastiano le confidò che grazie a Piccone aveva ottenuto una proroga speciale per mantenere la sua carica di primario («io mi dovrei dimettere dalla carica di primario ma grazie a Filippo Piccone ho ottenuto la proroga speciale per continuare», sono le parole testuali messe a verbale da Daniela Stati riferitele dal protagonista).

28/02/2011 21.50