Assegnazioni Case, revoche e contributi autonomi: caos e proteste

Alessandro Biancardi

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Assegnazioni Case, revoche e contributi autonomi: caos e proteste
L’AQUILA. Sono costanti nel tempo e non sembrano terminare le segnalazioni che in qualche modo riguardano la gestione delle assegnazione degli alloggi post sisma e dei contributi per autonoma sistemazione.*SI INCATENA DAVANTI ALLA REGIONE, «LA MIA CASA E' ANCORA INAGIBILE»

Sono sempre di più anche le inchieste aperte su segnalazione di alcuni cittadini che in qualche modo hanno contribuito alla scoperta di elargizione di fondi a chi non aveva diritto o a causa della presentazione di documenti non genuini o per attestazione di dichiarazioni false. Sono già alcune decine i cittadini denunciati per aver incassato contributi a cui non avevano diritto, così come in passato sono stati scovati dalla procura assegnatari di alloggi che avevano case di proprietà disponibili.

Impossibile dire quanto nel malessere generale incida l’esasperazione di quelli che iniziano a capire che dovranno rimanere in alloggi provvisori ancora per molto tempo.

Nei giorni scorsi un cittadino, Emidio Di Carlo, ha scritto al sindaco, al commissario per la ricostruzione e persino al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per denunciare quella che a suo avviso è una ingiustizia. In pratica la Struttura di gestione dell’emergenza gli ha comunicato che dovrà lasciare l’abitazione che ha ricevuto in seguito al sisma del 6 aprile 2009 per decadenza dei requisiti.

Tra le tante contestazioni Di Carlo cita l’avvenuto cambio di classificazione da “F” in “B” dell’alloggio di sua proprietà «cambio di cui non si era stati informati e avvenuto di recente» e che «non implica la cessazione dei requisiti che hanno portato all’assegnazione nel Progetto Case. La stessa addetta al servizio ha verificato sul computer che, addirittura, non risultavano presentati i documenti onde avviare la procedura per l’inizio dei lavori».

In tutto questo il cittadino ha denunciato difficoltà di relazionarsi con la struttura commissariale e ad ottenere risposte ai suoi quesiti, visto che dovrà cambiare la sua abitazione e ritornare nella vecchia casa che, sempre secondo il cittadino, non sarebbe ancora materialmente in condizioni di essere abitata.

Il sindaco Massimo Cialente tuttavia si è chiamato fuori e ha fatto presente che tutte le lamentele dovranno pervenire non al Comune ma alla Sge e che lui non è più vice commissario da settembre.

L’avvocato Paola Giuliani, responsabile della Funzione ‘Assistenza alla popolazione’ della Struttura Gestione Emergenza, sul caso è chiara e spiega che dal 1 agosto al 10 agosto è stato effettuato il censimento dei fabbisogni alloggiativi per tutti i cittadini del Comune di L’Aquila che avevano abitazione con esito di agibilità E/F o in zona rossa.

Con Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3806 del 15 settembre 2009 sono stati fissati i criteri per l'assegnazione delle C.A.S.E., che prevedono che «solo i soggetti con abitazione classificata E o F o situata in zona rossa possono avere assegnazione di C.A.S.E., M.A.P. o alloggi del Fondo».

Nel documento Linee-guida per la determinazione del fabbisogno alloggiativo e criteri di priorità temporale ai fini dell'assegnazione di abitazioni (disponibile sul sito internet del Comune di L’Aquila), all’articolo 17 (Provvisorietà della graduatoria e delle assegnazioni), viene chiaramente precisato che «le assegnazioni avranno sempre un carattere di provvisorietà, non producendo alcun diritto circa l'abitazione assegnata». Infatti, i contratti firmati dagli assegnatari degli alloggi riportano chiaramente che l’alloggio «è assegnato in comodato d’uso gratuito in via provvisoria al nucleo familiare».

Nel contratto sottoscritto, ai punti 8 e 9 viene riportato che «Il comodato si risolve di diritto nel caso di perdita dei requisiti previsti per l’assegnazione, in particolare quelli relativi agli esiti di agibilità, senza possibilità di deroga, né bisogno di ulteriori comunicazioni da parte dell’Ente» e «In caso di risoluzione il nucleo assegnatario deve liberare l’alloggio entro e non oltre 30 giorni dalla perdita dei requisiti».

Dunque il signor Di Carlo, come molti altri cittadini, avendo perso i requisiti dovrà lasciare l’alloggio e sistemarsi nella vecchia casa… sempre ammesso che sia stata ristrutturata nel frattempo. Già perché è questo il punto: se basta un attimo al Comune per far passare –sulla carta- uno stabile E/F (molto danneggiato o inagibile per cause esterne) ad uno agibile molto più tempo occorre realmente per effettuare i lavori di ristrutturazione. Anche in questo caso burocrazia e norme che regolano l’associazione dei consorzi hanno reso difficoltoso l’aprire dei cantieri.

Il signor Di Carlo dal canto suo contesta anche la risposta della Struttura di emergenza e ribadisce di non aver mai ricevuto comunicazioni scritte. Ad ogni modo il problema per il cittadino è che se i documenti dicono che la sua casa è agibile in pratica non è abitabile. Ma questo forse è un dettaglio che al commissario e alla schiera dei suoi non interessa.

I CONTRIBUTI PER L’AUTONOMA SISTEMAZIONE: CHI CONTROLLA?

I contributi per autonoma sistemazione, come si sa, sono quelle somme elargite ai nuclei familiari che hanno rinunciato ad ottenere un alloggio ed hanno provveduto a sistemarsi da soli in case in affitto. Lo Stato paga una cifra per contribuire alla spesa.

Anche sulle liste dei beneficiari si è più volte scovato chi pur dichiarando di avere i requisiti in realtà da controlli effettuati non li aveva. Ma in questo caso i controlli sono molto difficili ed incrociare tutti i dati spesso non è cosa agevole. Il risultato è che nelle liste si potrebbero trovare anche alcuni nomi che in realtà non avrebbero diritto al beneficio. I controlli infatti sono a campione ed il campione è esiguo.

Per esempio nell’elenco dei beneficiari non dovrebbero figurare contemporaneamente marito e moglie poiché i contributi si intendono a favore di nuclei familiari. Questo potrebbe accadere per assurdo anche con “tutte le carte a posto”. Ad esempio potrebbe accadere che all’anagrafe alcuni stati di famiglia non siano aggiornati per cui chi da single risultava da solo (nucleo a sé) poi sposatosi potrebbe risultare per l’anagrafe ancora single, dando adito alla ipotesi concreta di un doppio contributo.

Nel caso comparissero nella lista marito e moglie però si tratterebbe di un contributo palesemente non dovuto che darebbe adito a sanzioni penali. Per esempio per un nucleo di 4 persone il contributo è di 600 euro al mese circa la metà per single o coppie senza figli.

Ma sono stati fatti tali controlli, il Comune e la Sge ha i mezzi per farli?

Inoltre, come detto i beneficiari non dovrebbero avere altre proprietà o immobili nei quali potrebbero trasferirsi senza oneri aggiuntivi, anche questo controllo potrebbe essere facile da fare spulciando il catasto.

Ci sono invece molti aquilani che in questi due anni si sono sistemati presso parenti magari lontano dal capoluogo o addirittura fuori regione non avendo alcun aiuto dallo Stato e non rientrando nei requisiti per avere il contributo.

Visto il numero dei beneficiari però appare molto difficile controllare costantemente il permanere di detti requisiti. Come si fa per esempio a controllare che tutti i nomi della lista sono effettivamente alloggiati e pagano realmente un affitto? Inoltre molte delle residenze alternative dichiarate sono lontane da L’Aquila mentre il posto di lavoro permane nel capoluogo dovendo ipotizzare spesso un pendolarismo faticosissimo. E poi bisognerebbe controllare che la residenza alternativa non sia per esempio già residenza di un parente, in quel caso sarebbero ospiti… Bisognerebbe poi controllare che la residenza dichiarata all’inizio sia ancora quella effettiva e non solo un “indirizzo di comodo”.

Insomma nel marasma della ricostruzione e dei malumori sono moltissime le storie che circolano chissà con quale fondamento. Ma basterebbero davvero che si facessero i controlli che le istituzioni promettono ciclicamente a scadenza almeno per dare un minimo di serenità a chi ha il diritto di avere la certezza che non vi siano sciacalli.

1/02/2011 8.20

 

 

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*SI INCATENA DAVANTI ALLA REGIONE, «LA MIA CASA E' ANCORA INAGIBILE»

L'AQUILA. La sua casa, sostiene, è ancora inagibile ma chi gestisce l'emergenza gli ha comunicato che deve tornarci e lasciare l'albergo nel quale viveva da dopo il sisma del 6 aprile.

Oggi la lista dei cittadini che lamentano un comportamento 'anomalo' da parte della Struttura che gestisce l'emergenza si allunga. Dopo mesi difficili e pesanti la vita degli sfollati e tutt'altro che tranquilla e continuano le battaglie per assicurarsi un posto al riparo da qualsiasi rischio.

Protagonista dell'episodio Renato Vitturini, fotografo collaboratore del quotidiano "Il Messaggero".

Questa mattina si è incatenato davanti a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale d'Abruzzo, all'Aquila, per protestare contro il provvedimento della Sge che gli ha imposto, entro 48 ore, di lasciare l'albergo dove alloggia, insieme alla madre, dopo che la sua abitazione è stata resa inagibile dal terremoto.

«Il provvedimento ci coglie di sorpresa - dichiara Vitturini-. Adesso dove andiamo vivere io e mia madre? Alla Sge hanno informazioni sbagliate».

Intanto Vitturini è stato ricevuto negli uffici del Commissario per la Ricostruzione. Prima di entrare ha annunciato «senza una soluzione continuerò a protestare».

01/02/11 12.00

PROTESTA SOSPESA

Da qualche minuto Vitturini ha sospeso la protesta dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla soluzione del suo caso. Il fotoreporter è stato riceveuto dal dirigente dell'Ufficio per la Ricostruzione, Antonio Morgante. Il caso di Vitturini non è isolato e, secondo quanto si è appreso, l'Ufficio per la Ricostruzione adotterà delle misure per dare maggiori garanzie ai cittadini in difficoltà.

01/02/11 13.20