Affitto ex Optimes, le critiche del cda: «La Governance dell'Università è in stato confusionale»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3595

L'AQUILA. Dopo i dubbi dei giorni scorsi vanno avanti le critiche di Pierluigi Beomonte Zobel, Brunello Oliva, Sergio Tiberti, consiglieri di Amministrazione dell’Università. Per i tre la governance dell'Università «è in stato confusionale».

Il caro affitti dell'ex Optimes scatena l'ira di tutti. Il rettore nei giorni scorsi ha annunciato di aver risolto il contratto e i consiglieri Zobel, Oliva e Tiberti si chiedono come mai solo dopo diversi mesi l'Ateneo si sia accorto che il prezzo non fosse congruo.

Il direttore amministrativo Del Vecchio ha stipulato a luglio 2009 un accordo capestro per quasi 2 milioni di euro l’anno «senza parere dell’Agenzia del Territorio, senza premurarsi di prevedere una clausola di tutela dell’Università, e senza la possibilità di poter garantire una gara sui lavori di ristrutturazione lautamente pagati al “proprietario” con denaro pubblico, e per i quali non esiste rendicontazione», denunciano i tre consiglieri.
«Non era certo questo il mandato di Senato e CdA, che non conoscevano in anticipo il contenuto del
contratto», assicurano oggi.
A luglio 2010 il Consiglio di Stato stabilisce che il proprietario dello stabile è il Nucleo Industriale e non Gallucci. «Ma il 7 gennaio 2011 Del Vecchio», continuano Zobel, Oliva e Tiberti, «non autorizzato da nessuna delibera del CdA scrive ancora a Gallucci (perché ormai?) chiedendo un ribasso dell’affitto del 20% (perché non il 30 o il 40%?), invocando il rischio di insolvenza dell’Ateneo. Dopo soli 3 giorni arriva il parere dell’Agenzia del Territorio in base al quale risulta che l’Ateneo esborsa un canone tra il doppio e il triplo del dovuto. A questo punto l’ineffabile Del Vecchio si comporta non da conduttore, ma da locatore proprietario, chiedendo una verifica al rialzo della stima, cioè la premessa per pagare di più! Questo incredibile comportamento viene giustificato come una tutela verso l’Università, paventando il rischio che il proprietario possa non essere disponibile a ribassare il canone e quindi vi sia il rischio che due facoltà rimangano senza sede e debbano emigrare da L’Aquila! In pratica, Del Vecchio si permette di configurare gli scenari dell’Ateneo aquilano per coprire le sue dilettantistiche mancanze».
Il rettore Di Orio a quel punto scrive a Gallucci, (che non è proprietario) e annuncia la disdetta definitiva del contratto e annuncia altresì di voler informare sindaco, prefetto e Regione della «grave situazione determinatasi» per la sede di Ingegneria, che rischierebbe di andare in altra città abruzzese. «Ma chi avrebbe determinato questa situazione, se non l’incauta condotta della governance sull’ex-Optimes? Loro fanno, loro disfano», denunciano i tre consiglieri.
Nel corso del CdA dei giorni scorsi ennesima variante. L’Ateneo deve rivalersi per le somme esborsate in eccesso: «Qualcuno di noi», spiegano i tre consiglieri, «fa notare che se anche si dovesse malauguratamente cercare una nuova sede, non occorre allontanarsi da L’Aquila, i cui nuclei industriali abbondano di strutture utilizzabili, per non dire che già nel 2009 si poteva pensare di prendere per pochissimo le strutture del polo elettronico smobilitate. E il Rettore dà atto in CdA che l’eventuale gara sarà estesa al solo territorio aquilano, dopo aver fatto diffondere in mattinata la notizia tendenziosa del rischio di perdere le Facoltà. Del Vecchio dice di non temere gli accertamenti eventuali della Corte dei Conti, parlando del piccolo miracolo degli iscritti. Ma cosa c’entrano le due cose, ammesso che il miracolo esista e non sia un artefatto dovuto all’esenzione dalle tasse? Il punto è un altro. Può un ente pubblico, un’Università per di più in serie difficoltà finanziarie, permettersi il lusso di sborsare un eccesso di un milione di euro l’anno per un canone
d’affitto? Evidentemente no. E’ questa la questione e, contrariamente a quanto asserito da Del Vecchio insultandoci, sappiamo di cosa parliamo».
Per Alfonso Magliocco, dirigente provinciale Pdl L’Aquila, invece «Il re-ttore è nudo!» e a distanza di quasi due anni deve ammettere che il canone di affitto per lo stabile ex Optimes «è uno scempio che grida vendetta. Ci sembra strano che fin quando la proprietà dell’immobile era attribuibile ad un privato si sia difesa la bontà del contratto d’affitto, come dimostrano le varie campagne stampa sull’argomento, ed oggi, che il Consiglio di Stato ha decretato che la proprietà è pubblica, si vogliano rivedere i termini dell’accordo. Pertanto, nessun problema esisteva quando l’accordo era tra pubblico e privato, mentre oggi, che la questione riguarda due enti pubblici, e quindi entrambi devono attenersi a quanto dichiarato dall’Agenzia per non incorrere in guai seri, ci si pone il problema dell’entità del canone da corrispondere». Magliocco chiede a Di Orio di richiamare il direttore amministrativo «prima che possa peggiorare la già difficile situazione e che cominci a lavorare con trasparenza, almeno per i pochi mesi di mandato che gli sono rimasti».

31/01/2011 9.36