Giustizia: a L'Aquila 29 procedimenti antimafia, 218 inchieste sui crolli e 800 sulla ricostruzione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il sisma che il 6 aprile 2009 ha colpito il capoluogo di regione si riflette anche sul lavoro dei tribunali. Oltre mille inchieste e un lavoro enorme da portare a termine.

Nel 2010 la Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica dell'Aquila ha aperto 29 procedimenti a fronte dei 19 del 2009.

E' soddisfatto di questo (per l'impegno profuso) ma allo stesso tempo preoccupato il presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Giovanni Canzio, che ha svelato il numero in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario. Numerosi, nell'anno appena chiuso, anche i procedimenti per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti dove sembra delinearsi l'ingresso nella regione, in particolare nella costa adriatica, di clan camorristici o della 'ndrangheta per la gestione del territorio e di tale attività.

Per quanto riguarda i processi sui crolli a causa del sisma del 6 aprile 2009, Giovanni Canzio ha detto «meritano speciale attenzione gli sviluppi delle 218 inchieste promosse dalla Procura della Repubblica dell'Aquila a seguito dei gravi danneggiamenti che hanno provocato la morte o il ferimento di molte persone, per i reati di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose conseguenti ad eventuali violazioni di regole tecniche di costruzione o di norme antisismiche».

Per il presidente, inoltre, «si tratta di procedimenti che, oltre ad avere rilevanza nazionale per il carattere epocale del sisma che ha colpito la citta' dell'Aquila, rivestono particolare interesse per la scienza penalistica, investendo la responsabilita' di costruttori, amministratori e tecnici con riguardo ai profili fondamentali del rapporto di causalita' e della colpa. Appare, pertanto, doveroso richiamare l'assoluta necessita', per i dirigenti e i giudici del Tribunale dell'Aquila, di predisporre tempestivamente la razionale organizzazione di siffatti processi, onde prevenire il rischio di indebiti rinvii, lentezze procedurali, soluzioni di continuita' per eventuali incompatibilita' o contraddittorieta' delle soluzioni, in vista dell'obiettivo di un pronto e imparziale accertamento dei fatti e nel rispetto di adeguate previsioni tabellari».

Sono invece 802 le inchieste aperte sulla ricostruzione aquilana dopo il terremoto che ha investito la città. Un numero molto elevato (da spalmare sugli anni 2009 e 2010) che dimostrano che l'attenzione sul post sisma da parte degli inquirenti è molto elevata. «Numerosi», ha sottolineato il presidente, «gli accertamenti in merito ad eventuali irregolarita' o criticita' di rilievo penale nella gestione della cosa pubblica e al pericolo di infiltrazioni della criminalita' organizzata nel tessuto cittadino e regionale, in vista degli ingenti finanziamenti pubblici in questa fase».

Attenzione ai massimi livelli quindi, anche perchè sul futuro dell'Aquila verranno investiti 15 miliardi di euro che scateneranno certamente gli appetiti della malavita organizzata.

E se il capoluogo di regione deve fronteggiare sopra tutti l'emergenza ricostruzione a Pescara il vero problema nascerà a breve con la stagione dei grandi processi (Fira e Sanitopoli, Ciclone e D'Alfonso).

Secondo il rappresentante dell'Anm Camillo Romandini servirebbero con urgenza magistrati da applicare nei tribunali collegiali per celebrare i dibattimenti che dal mese prossimo (si parte il 22 febbraio con Canatagallo) e chissà per quanti mesi ancora andranno avanti. Una emergenza da non sottovalutare.  

31/01/2011 8.47