Abruzzo Engineering, Cialente: «no alla liquidazione, intervenga Chiodi»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, chiede al presidente della Giunta, Gianni Chiodi, di scongiurare la minacciata liquidazione di Abruzzo Engineering.

Secondo quanto deciso nei giorni scorsi sono 85 i dipendenti che sono stati reimpiegati presso il Comune dell'Aquila, a partire da giovedì 13 gennaio fino al 30 giugno 2011.

Diciassette dipendenti sono stati reimpiegati presso il Genio Civile dell'Aquila a partire da lunedì 17 gennaio fino al 30 giugno 2011. Altri 5 dipendenti saranno impiegati presso la sede di via Carducci in un progetto Cipe fino al 31 Agosto mentre 9 dipendenti saranno impiegati in direzione per le pratiche amministrative inerenti il regime di liquidazione.

In totale gli impiegati dovrebbero essere 115 mentre in cassa integrazione andranno in 77.

Non c’è serenità tuttavia tra i dipendenti spaccati fin dall’inizio della crisi scoppiata con l’inchiesta dello scorso agosto che ha coinvolto l’ex assessore alla protezione civile, Daniela Stati, e che ha portato alla luce sentori di strane operazioni di gestione della società partecipata dalla regone Abruzzo e dalla Selex (Finmeccanica). Poi la presa di posizione del presidente Chiodi che nel consiglio sraordinario dedicato ad Abruzzo Engineering ha parlato di gestione dissennata, operazioni dubbie e sospetti di truffa ai danni delle casse della Regione: si spiegherebbe così il buco di 20milioni di euro accumulato in appna tre anni di attività. Lo stesso Chiodi ha più volte parlato di clientelismo da parte di tutti i partiti. Un tema che oggi ritorna di attualità proprio per i recenti sviluppi voluti dalla Regione. Secondo alcuni dipendenti infatti i criteri adottati per la scelta dei dipendenti da impiegare non sarebbero stati trasparenti ed ancora una volta si sarebbe fatto ricorso a presunte pressioni di “padrini” politici. Alcuni dipendenti ex Lsu, impiegati in Ae grazie ad un finanziamento miliardario erogato dallo Stato agli inizi del 2000 non ci stanno e si dicono nuovamente pronti a firmare denunce ed esposti. Dei 200 dipendenti infatti almeno la metà sarebbero stati assunti direttamente su indicaznoi politiche dell’intero arco costituzionale (proprio come confermato dal presidente Chiodi). Le istanze clientelari maggiori sono arrivate dall’area aquilana e molti dei dipendenti richiamati in servizio prima della liquidazione sono per la maggior parte aquilani .

Ma il primo cittadino de L’Aquila vorrebbe un'altra situazione e si rivolge così al governatore nella speranza di essere ascoltato.

«Conosco bene le difficoltà oggettive, - ha detto Cialente - ma chiedo a Chiodi un atteggiamento diverso da quello che pare profilarsi in questi giorni».

Per il sindaco una sarebbe la strada obbligata: «bisogna risanare la società, rendendola più funzionale agli standards economici attuali è la strada da seguire».

Cialente ha ammesso che esiste una 'eredità' pesante: «io lo posso dire con cognizione di causa, da sindaco che ha trovato un enorme surplus di dipendenti nelle ex municipalizzate del comune, con problemi inenarrabili di bilancio. Ma la politica ha l'unico compito di trovare soluzioni, non quello di scaricare la colpa agli altri, sulla pelle dei lavoratori. Soluzioni che nel contempo non ricadano sulle spalle dei contribuenti. Non è facile, lo so. Ma non possiamo non provarci».

Per questo la richiesta di soprassedere e di rispondere all'appello per la partecipazione al tavolo tra le parti, sollecitato proprio da Cialente al Prefetto: «io», ha spiegato il sindaco, «mi assumerò la responsabilità politica del mio operato, al fine unico, esclusivo e ineludibile, di trovare soluzioni positive ad una vertenza che manifesta oggi sbocchi francamente inaccettabili».

L'obiettivo principale da raggiungere, secondo il sindaco, è tentare il tutto per tutto perchè «non possiamo permettere la perdita in questa città, di un solo, e sottolineo un solo, posto di lavoro e non posso permettere che noi istituzioni, che ogni giorno chiediamo a imprese private di salvaguardare l'occupazione, diamo il cattivo esempio, togliendo a noi stesse ogni credibilità futura».

Il primo cittadino in queste ore è ottimista. Si è detto certo che il presidente Chiodi «saprà cogliere l'occasione per trovare finalmente una soluzione che coniughi l'esigenza di abbassare i costi per la collettività, con quella di salvaguardare le prospettive di un territorio che merita attenzioni speciali, come il nostro. Mi dichiaro disponibile a esercitare ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi e chiedo al presidente della regione, persona ragionevole e sensibile, di non procedere alla convocazione dell'Assemblea dei soci, prima di aver ricercato e prodotto, tutti insieme, la giusta soluzione al problema».

28/01/2011 9.01