Ricostruzione aquilana, Ingegneri e Geologi insistono: «non si può saltare la selezione pubblica»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nei giorni scorsi il presidente della Regione e commissario alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, li aveva accusati (per la seconda volta) di non leggere bene le carte ma gli ingegneri vanno avanti nella loro battaglia.*LE UNIVERSITA' RISPONDONO AGLI INGEGNERI: «OCCASIONE PROPIZIA, BASTA GELOSIE»

«Vogliamo chiarezza e trasparenza, nel rispetto dei principi normativi sulla selezione dei soggetti a cui affidare la redazione dei piani di ricostruzione».

La ricostruzione deve partire dagli ingegneri, ovvero da professionisti già formati, sostengono quelli che si scagliano contro la bozza di convenzione che prevederebbe l'’affidamento diretto all'Universita (e quindi «ai laureandi») dei piani di ricostruzione.

«E' illegittimo», tuona il presidente della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri, Pierluigi De Amicis, dopo la diffida inviata già nei giorni scorsi dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri ai sindaci del Cratere.

Perchè a loro? Perchè i primi cittadini sono i soggetti che devono affidare gli incarichi per la redazione dei Piani, anche nella forma di attività di supporto al R.U.P.. La stessa diffida è stata indirizzata al Commissario per la ricostruzione ed al Coordinatore della Struttura Tecnica di Missione quali estensori della bozza per l’affidamento dei relativi incarichi alle Università e a Enti pubblici di ricerca in genere.

Alla diffida è seguita una secca risposta dei sindaci, rappresentati dal primo cittadino di Rocca di Mezzo, che sostiene che l’Università, per celerità, competenza ed economicità, è il soggetto tecnico più idoneo a svolgere il complesso compito di elaborare i Piani di ricostruzione.

«Le attività previste nel capitolato generale e nella convenzione non possono essere sottratte alle prescritte procedure di selezione», attacca De Amicis. «È bene precisare che le prestazioni in oggetto sono di carattere pianificatorio – programmatico, ben diverse e distinte dalle prestazioni progettuali di tipo edilizio: entrambe le prestazioni sono comunque ricomprese e parimenti disciplinate per il loro affidamento nel codice contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture».

PRIVATI E UNIVERSITA' «DUE TRATTAMENTI DIVERSI»

Ma secondo gli ingegneri la bozza di convenzione predisposta per l’affidamento dell’incarico a soggetti privati e quella avente per contraente le Università (e gli Enti di ricerca) differiscono per le modalità di selezione: «la prima», spiega il presidente dell'Ordine, «prevede appunto una procedura pubblica (gara) mentre nella seconda è  previsto l’affidamento diretto, senza alcun tipo di concorrenza. È evidente che la strada da seguirsi debba essere la stessa in ottemperanza alle vigenti normative e non in base al soggetto che andrà fornire il servizio a favore delle Pubbliche Amministrazioni».

Dalla lettura dei due atti predisposti dalla Struttura Tecnica di Missione si evince, inoltre, contesta sempre l'Ordine, «che le prestazioni richieste al soggetto privato sono più lunghe, onerose e complesse rispetto a quelle richieste alle Università».

Ai primi, ad esempio, è chiesto un rilievo metrico laser scanner ed un rilievo aerofotogrammetrico ad alta risoluzione e bassa quota secondo piani di volo prestabiliti e reimpostati mentre per i secondi ci si limita a richiedere rilievi svolti in maniera “sommaria e tradizionale” ritenendo gli altri metodi troppo dispendiosi e lasciando alle Amministrazioni locali il compito di «valutare il ricorso a tali strumenti e a motivare nel modo più adeguato il loro inserimento nel dispositivo tecnico amministrativo della Ricostruzione». Nella bozza di convenzione prevista per le Università non è mai contemplato l’utilizzo delle «più moderne tecniche e strumentazioni in possesso di pochi laboratori di ricerca», come affermato dal preside della Facoltà di Ingegneria di L’Aquila.

L'UNIVERSITA' DEVE FORMARE GLI ESPERTI DEL FUTURO

Nella discussione si inserisce anche Catia Di Nisio, presidente AssoGeologi secondo il quale «l’Università deve formare i professionisti del futuro; gli Enti di Ricerca devono far avanzare le conoscenze in nome del bene collettivo. E i professionisti devono, in scienza e coscienza, veicolare nel quotidiano la formazione acquisita e i progressi delle conoscenze. Lo sconvolgimento dei ruoli può avere conseguenze anche molto gravi».

«Quando l’Università occupa il proprio tempo e le proprie risorse umane e tecnologiche nello svolgimento di attività prettamente professionali», insiste Di Nisio, «sottrae tempo e risorse alla didattica e alla ricerca. Lo stesso discorso vale per gli enti di ricerca.

a.l.  20/01/2011 11.21

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LE UNIVERSITA' RISPONDONO AGLI INGEGNERI: «OCCASIONE PROPIZIA, BASTA GELOSIE»

 ABRUZZO. Gli atenei di mezza Italia contro le contestazioni degli ingegneri (indirizzate a sindaci del cratere e struttura di gestione dell'emergenza). Arriva così la risposta delle Facoltà di Architettura delle Università di Camerino, Chieti-Pescara, Firenze, II Napoli, “La Sapienza” Roma, Trieste, le Facoltà di Ingegneria di Bari, Genova, le Facoltà di Matematica e Fisica di Chieti-Pescara, Messina, Verona e i rappresentanti degli studenti nel Consiglio della Facoltà di Architettura Università Chieti-Pescara

«La gravità dei problemi posti dall’emergenza sismica in Abruzzo e la pressione degli interessi in gioco stanno facendo perdere l’abituale lucidità e compostezza di cui hanno dato prova nel passato le rappresentanze degli Ordini professionali degli ingegneri», denunciano i rappresentanti delle Università.

 Le «pesanti dichiarazioni» del presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri Rolando, vengono ritenute «gravi e vanno prese in debita considerazione».

«Gravi non certo perché abbiano un fondamento», si legge nel documento congiunto, «ma perché dimostrano un’evidente diffidenza nei confronti dell’Università, aggiungendosi al coro degli attacchi quotidiani variamente pretestuosi, ormai di moda in un Paese che sembra aver smesso di credere nelle proprie istituzioni scientifiche e formative pubbliche più elevate».

Per gli studiosi, però, adesso, vista la gravità della situazione abruzzese c'è bisogno di «una nuova etica pubblica, in cui ogni istituzione è chiamata a fare la propria parte, posponendo i propri interessi corporativi e badando invece prioritariamente all’interesse pubblico generale».

«Non era mai accaduto», si legge ancora nel documento, «che l’università venisse sollecitata a dare il proprio contributo nella vicenda del terremoto,  non come insieme di singoli ricercatori o dipartimenti, ma proprio come istituzione che nel suo insieme accetta di assumere responsabilità a supporto delle amministrazioni direttamente impegnate nella ricostruzione».

Lo avevamo del resto richiesto proprio loro nel corso dell’importante convegno organizzato all’Aquila un mese dopo il terremoto, quando i rappresentanti di 18 facoltà di architettura e ingegneria italiane, insieme al vicepresidente del Consiglio Universitario Nazionale, avevano riconosciuto l’esigenza di inaugurare nell’occasione un nuovo modello di intervento, in grado di  liberare energie  e competenze raramente messe a frutto in precedenza, mettendo finalmente a sistema l’insieme dei saperi e delle pratiche disciplinari  in gioco nella ricostruzione.

«Del resto», sottolineano oggi dalle Università, «l’accordo con i Comuni riguarda l’azione di mero supporto alle attività di pianificazione e programmazione strategica, nell’ambito di una leale cooperazione tra istituzioni pubbliche che nulla toglie all’esercizio della professione circa la progettazione, la realizzazione e il collaudo degli interventi. Ci troviamo di fronte ad un’occasione propizia per superare di slancio anni e anni di gelosie e di competizioni improprie, motivate di solito più dalle esigenze interne ai singoli contendenti  che non dalla volontà di consacrare il proprio patrimonio di risorse e professionalità  al soccorso dei territori colpiti dalle catastrofi. Sarebbe un buon segno per il Paese che si preferisse il metodo della cooperazione fondata sulla fiducia reciproca, piuttosto che le accuse e le iniziative giudiziarie che si ritorcono contro chi ne intende fare un uso improprio».

20/01/2011 14.37