«L'Aquila è peggio del Belice». Cialente: «5 anni per tornare in centro storico»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Per il sindaco Massimo Cialente, intervenuto ieri ad un convegno dell'associazione Bianchi Bandinelli su 'L'Italia non puo' perdere L'Aquila', «cinque anni il tempo necessario per ricominciare ad abitare il centro storico della città».

L'AQUILA. Per il sindaco Massimo Cialente, intervenuto ieri ad un convegno dell'associazione Bianchi Bandinelli su 'L'Italia non puo' perdere L'Aquila', «cinque anni il tempo necessario per ricominciare ad abitare il centro storico della città».

«Se mi lasciano fare riusciremo a ottenere buoni risultati». E Cialente ce l'ha un pò con tutti e non ha nascosto la difficoltà di lavorare in questi messi e l'amarezza per le continue contestazioni: «ce l'ho con la sinistra che mi attacca per essere troppo vicino al governo e con la destra che mi ritiene troppo di sinistra. La cosa che mi conforta e' che i cittadini aquilani hanno capito. Sono sempre stato un uomo di sinistra ma la mia unica preoccupazione e' quella di riportare L'Aquila la citta' che era. Per questo – ha concluso - io vado avanti per la mia strada».

Nessuna polemica da parte del primo cittadino però sulle newt town, spesso osteggiate dai comitati cittadini perchè ritenuti quartieri dormitorio che hanno snaturato il territorio: «L'Aquila era gia' una citta' diffusa. Le new town si sono realizzate sulle vecchie frazioni presenti intorno al centro storico. La scelta che si e' riusciti a fare e' quella di snaturare al minimo la città».

Meno ottimista il senatore del Pd Mario Gasbarri secondo il quale «L'Aquila si trova in una situazione disperante. Credo che la situazione aquilana -ha continuato il senatore che ha partecipato anche lui al convegno romano- faccia impallidire quella del Belice con la quale ha molte somiglianze. Sono stato all'Aquila recentemente, le macerie sono ancora li, c'e' ancora lo stesso perimetro della zona rossa nonostante la massiccia messa in sicurezza avvenuta in tutta la zona del centro storico».

Il senatore ha sottolineato che è la prima volta che la ricostruzione viene fatta dal dipartimento di Protezione Civile e non dalla Regione. «Quando le competenze sono passate al presidente Chiodi, infatti», ha sottolineato ancora il senatore, «erano già stati messi gli opportuni paletti. E' stato applicato un centralismo spaventoso in contraddizione con un governo che ogni giorno parla di federalismo».

Per Gasbarri si sta condannando la città alla morte civile e ha parlato «dell'assenza di circa 1700 alunni alla scuola primaria».

Critica anche Teresa Crespellani, ingegnere e docente all'Università di Firenze ed iscritta al comitato '3.32': «il 'progetto case' un "sottoprodotto ingegneristico che rimanda agli anni Sessanta quando si realizzavano scempi urbanistici e sventramenti dei centri storici. E' una minaccia per il paese, un relitto del passato che ritorna». Ma cosa fare adesso? «La ricostruzione dell'Aquila e' affidata a banche, società, aziende che operano tutte sotto la stella del mercato.

Dobbiamo fare in modo che questo non accada».

Antonio Perrotti, del comitato Aquilanus ha chiesto invece di mettere un freno al consumo

del territorio: «la città oggi è vista come obiettivo per la speculazione edilizia. Sono stati realizzati villaggi, case abusive, si sta sviluppando un processo di immobiliarizzazione che va fermato».

19/01/11 18.46