Appalti post terremoto: il caso della Lopav tra Yara, narcotraffico e riciclaggio

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una azienda che si è espansa in pochissimo tempo, un boom pubblicizzato senza timore anche sul sito ufficiale della Lopav Prima, una azienda bergamasca che è cresciuta alla velocità della luce ed altrettanto velocemente ha subito una battuta di arresto.

L’AQUILA. Una azienda che si è espansa in pochissimo tempo, un boom pubblicizzato senza timore anche sul sito ufficiale della Lopav Prima, una azienda bergamasca che è cresciuta alla velocità della luce ed altrettanto velocemente ha subito una battuta di arresto.

Le cose sono infatti cambiate il 12 ottobre scorso quando in seguito all’operazione «Box», diretta dalla direzione distrettuale antimafia, sono stati arrestati i due titolari della Lopav, i due fratelli, Patrizio e Massimiliano Locatelli, a Bergamo. Il Gruppo operativo antidroga del comando provinciale di Napoli ha chiuso una inchiesta cominciata nel 2005 con l'identificazione di Pasquale Claudio Locatelli, padre dei due e noto trafficante di droga, arrestato in Spagna nel mese di giugno.

Secondo gli inquirenti l'operazione «Box» avrebbe smascherato un sodalizio criminale, collegato al clan Mazzarella di Napoli e con solide basi logistiche in Spagna, in particolare nella «Costa del Sol». Locatelli padre, noto negli ambienti del narcotraffico come «Mario di Madrid», era latitante in Spagna per essersi sottratto all'esecuzione di una sentenza di condanna definitiva inflittagli per il coinvolgimento nel mercato illecito campano. L'uomo era al vertice di un'associazione internazionale composta anche da soggetti di origine sudamericana e balcanica. Nel corso dell'operazione, Locatelli era inoltre stato arrestato due volte ma scarcerato dai giudici spagnoli per vizi di forma.

GLI APPALTI A L’AQUILA PER IL PROGETTO CASE

«I terremotati de L’Aquila cammineranno su “terra bergamasca”» così viene pubblicizzato sempre sul sito ufficiale della ditta l’appalto milionario ricevuto dalla Protezione civile per la costruzione della pavimentazione dei 500 alloggi del progetto Case. La Lopav dal 22 luglio 2009 ha eseguito la fornitura e la posa «del cellulare alleggerito e delle caldane di sabbia e cemento degli appartamenti».  Un primo subappalto da 500 mila euro è stato firmato solo il 18 settembre per sottofondi e posa di pavimenti esterni. C'è stata poi una estensione del subappalto per 400 mila euro.

«La Lopav», si legge sempre sul sito, «ha messo in campo tutte le sue forze, i suoi mezzi e i suoi uomini migliori per consegnare al Ministero degli Interni le abitazioni il prima possibile. Un importante risultato è già stato raggiunto: il primo lotto del cantiere infatti è stato ultimato in anticipo rispetto ai tempo previsti. Questo grazie ai mezzi automatizzati Lopav, unici nel settore, che hanno permesso ai nostri uomini di posare ben 300 metri cubi giornalieri di sottofondo alleggerito e 1.500 metri quadrati al giorno di caldane di sabbia e cemento».

Per quanto riguarda i materiali –assicura sempre la Lopav- c’è stata particolare attenzione alla qualità e alla funzionalità dell’impasto.

«Sabbia, cemento e additivi sono stati miscelati direttamente sul posto e sono stati scelti e preparati in base alle specifiche proprietà di isolamento termico, acustico, e soprattutto anti-sismico, creando un impasto particolarmente adatto alle specifiche sopra elencate».

YARA GAMBIRASIO E LE PERQUISIZIONI ALLA LOPAV

All’interno delle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio da Brembate è rientrata anche la Lopav che ha subito una perquisizione che però ha dato esito negativo e pare che non vi siano legami o coinvolgimenti della ditta.

Sta di fatto che le attenzioni si sono subito concentrate su un cantiere a due chilometri da casa di Yara dove si sta costruendo un mega centro commerciale. L’appalto per la pavimentazione è stato affidato appunto alla Lopav. La ditta oggi ha un custode giudiziale in seguito all’arresto dei titolari e ha subito perquisizioni e sequestro di documenti. Per qualche giorno i dubbi si sono concentrati su quel cantiere quando gli inquirenti cercavano il cadavere di Yara anche in seguito all’arresto del muratore straniero poi subito rilasciato in seguito ad un errore.

IL CLAN MAZZARELLA

Secondo gli inquirenti campani la Lopav sarebbe legata a doppio filo al clan camorristico dei Mazzarella.

Il clan nacque come un gruppo malavitoso dedito al contrabbando di sigarette. I Mazzarella iniziarono ad imporsi sulla scena criminale negli anni cinquanta quando la famiglia instaurò le cosiddette "paranze" del contrabbando da Santa Lucia a Posillipo da Bagnoli a Pozzuoli. Negli anni cinquanta, sessanta e settanta erano attivi soprattutto i fratelli Zaza, zii dei Mazzarella, con a capo Michele Zaza. Dopo diversi anni la gestione dell'impero passò ai nipoti di Michele Zaza, i fratelli Mazzarella, i figli di Francesco Mazzarella: Ciro, detto 'o scellone, Gennaro, detto 'o schizzo, e Vincenzo, detto 'o pazzo, Mazzarella.

Negli anni settata l'avvento di Raffaele Cutolo iniziò ad espandere il suo potere in città e giocoforza la famiglia Zaza/Mazzarella dovette schierarsi. Cutolo fece la richiesta a Michele Zaza di una tangente di cinquantamila lire su ogni cassa di sigarette dando così il via alla guerra con la federazione della Nuova Famiglia, ai vertici della quale vie erano anche i fratelli Mazzarella. Dopo che Michele Zaza si fece da parte, i tre fratelli cominciarono ad apparire indipendenti, anche sotto il profilo geografico d'influenza: Vincenzo si era insediato nel rione Luzzatti, nel quartiere di Poggioreale, Gennaro si insediò nella zona del Mercato, e Ciro si collocò fra San Giovanni a Teduccio e il Pallonetto di Santa Lucia, dedicandosi soprattutto di contrabbando di sigarette.

Alla fine degli anni novanta, la famiglia Mazzarella entrò in guerra con l'Alleanza di Secondigliano e lo scontro portò alla famosa faida.

Il 18 gennaio 2009 viene arrestato Salvatore Zazo, che gestiva un ingente traffico di cocaina da Barcellona.

Il 10 febbraio 2009, dopo due anni di latitanza, Ciro Mazzarella viene arrestato a Santo Domingo.

a.b. 14/01/2011 8.10