Ofena, puntellamenti costati 7 volte di più ma il pm chiede archiviazione. Cospa:«scandaloso»

Alessandro Biancardi

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Ofena, puntellamenti costati 7 volte di più ma il pm chiede archiviazione. Cospa:«scandaloso»
OFENA. Puntellamenti agli edifici di Ofena danneggiati dal terremoto del 6 aprile: sono non soltanto inutili, ma pagati a peso d’oro: sette volte in più del prezzario regionale.*IDV INTERROGA CHIODI: «CHIAREZZA SULLA SPESA DEI BAGNI CHIMICI ALL’AQUILA»

Dino Rossi, presidente dell’associazione Cospa Abruzzo, denuncia la situazione, attacca duramente la procura dell’Aquila e ‘minaccia’: «non è esclusa una manifestazione di protesta con l’ausilio di un asino».

L’associazione contesta duramente l’operato degli inquirenti a fronte di indagini che andrebbero verso una determinata direzione. Da una parte, infatti, c'è la polizia giudiziaria che accerta presunte irregolarità, dall’altra il pm che chiede l’archiviazione.

Il presidente del Cospa ha presentato a luglio scorso un esposto alla Procura per denunciare la pratica dei ‘puntellamenti d’oro’: nell’esposto, in particolare, si faceva riferimento ai lavori per la messa in sicurezza degli immobili di via XX Settembre e di via Sidoni. Per i puntellamenti, secondo quanto denuncia Rossi, sono stati spesi rispettivamente 29.449,65 euro e 57.920,26 euro.

Il pm David Mancini ha poi affidato una consulenza tecnica all’ingegner Pier Alberto Properzi che ha stabilito che sulla base del prezzario regionale, invece, l’intervento di realizzazione dei puntellamenti sarebbe dovuto costare 7.005,83 euro per via XX Settembre e 9.308,14 euro per via Sidoni.

Gli inquirenti parlano di «gravi incongruità tra i prezzi applicati e quelli che invece erano da applicare».

Per quanto riguarda i ponteggi utilizzati per la messa in sicurezza questi andavano smontati dopo l’ultimazione mentre si troverebbero ancora lì e potrebbero dare adito a successive richieste di compenso. Altre discrepanze le indagini le avrebbero trovate nei computi metrici.

La polizia giudiziaria della Procura in sostanza avrebbe confermato in toto le informazioni contenuti nell’esposto di Rossi e aveva chiesto al pm un sequestro degli immobili al fine di preservare lo stato attuale fino alla definizione delle indagini.

Adesso, invece, il pubblico ministero de L’Aquila ha chiesto l’archiviazione dell’intera vicenda giudiziaria.

Dino Rossi annuncia che alla richiesta di archiviazione verrà sicuramente prodotto una opposizione al gip, oltre alla segnalazione al Consiglio superiore della magistratura, al Consiglio dei ministri e al capo della Protezione civile, e aggiunge: «Noi del Cospa Abruzzo eravamo già contrari ai puntellamenti, perché li riteniamo un intervento inutile, in quanto dovranno essere tutti rimossi a spese del proprietario, quando arriveranno i soldi per la ricostruzione. I tiranti, - spiega ancora Rossi - nonostante siano stati pagati a peso d’oro, sono stati posizionati ad altezza d’uomo in mezzo ai vani, mentre si potevano incassare nei muri portanti».

Da parte del presidente del Cospa Abruzzo arriva un feroce attacco alla Procura dell’Aquila: «Se un fatto analogo – polemizza - fosse accaduto nella procura di Pescara, le manette sarebbero scattate da parecchio tempo sia per i politici locali che per gli imprenditori appaltatori dei lavori in questione. Si pensava che la procura aquilana a seguito alla latitanza dimostrata per le segnalazioni per la casa dello studente pre-terremoto, avrebbe cambiato atteggiamento, ma stando ai fatti le cose sono peggiorate».

Infine una ‘promessa’: «al fine di far conoscere al resto della nazione come sono stati spesi i soldi e come la magistratura aquilana ha condotto le indagini, non è esclusa una manifestazione di protesta davanti al Palazzo di Giustizia con l’ausilio di un asino – conclude ironico Rossi - con nome ancora da decidere».

13/01/2011 10.22

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IDV INTERROGA CHIODI: «CHIAREZZA SULLA SPESA DEI BAGNI CHIMICI ALL’AQUILA»

L'AQUILA. L'Italia dei Valori chiede al Commissario alla ricostruzione Chiodi di acquisire le informazioni presso la Protezione Civile sulla spesa affrontata per il servizio di bagni chimici nella fase dell'emergenza post-terremoto.

Il partito d'opposizione vole sapere anche se risulta che la Protezione Civile, prima del sisma, avesse già in atto un contratto per la fornitura di bagni chimici, a quali condizioni e prezzi; e se questo corrisponde al vero, per quale motivo sia stato eventualmente disdetto il precedente contratto.

L'interrogazione è stata inoltrata da Cesare D'Alessandro, consigliere regionale dell'Italia.
La spesa complessiva per il servizio dei bagni chimici per fronteggiare l'emergenza post-terremoto all'Aquila  risulta essere stata di 33 milioni 957mila euro e rotti. Si tratta di dati che, in base alle notizie circolanti, sarebbero stati forniti in prima battuta dalla Protezione Civile sul proprio sito internet, ma successivamente rimossi.

Del caso si è occupato nelle scorse settimane anche Angelo Venti direttore della rivista Site.it con una inchiesta dal titolo 'I soldi nel cesso'.

«La Protezione civile avrebbe ordinato 4.000 mila bagni, scesi poi a 3.200», scrive Venti, «al prezzo di 79,20 euro al giorno per ogni bagno, comprensivi di iva e di ben 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri. Un servizio decisamente eccessivo: ogni ospite delle tendopoli poteva produrre fino a 100 litri al giorno di deiezioni solide e liquide. Non si comprende il motivo logico perchè siano stati richiesti così tanti bagni e tante pulizie. La richiesta di 4 pulizie al giorno, pone altri problemi: camion e operazione sono rumorosi, quindi si sarebbero dovuti effettuare necessariamente dalle ore 7 alle ore 20, cioè quasi un intervento ogni tre ore. Ci sono forti dubbi che ciò sia avvenuto, almeno non in tutti i campi».

«Si pone anche un altro problema», si legge sempre nell'inchiesta, «quello degli espurghi e degli smaltimenti dei liquami. Con questi criteri, si dovevano raccogliere fino a 3.200 metri cubi di liquami al giorno, con la necessità di utilizzare migliaia di camion e gli inevitabili problemi di smaltimento: difficilmente i depuratori abruzzesi avrebbero potuto accogliere un così alto carico di liquami. Ad ogni modo, per poter verificare la congruità delle 4 pulizie richieste basterebbe controllare i formulari di identificazione dei rifiuti che, secondo il contratto con la Sebach, sono documenti fiscali disciplinati dalle norme sui rifiuti, che assicurano la tracciabilità dalla produzione sino allo smaltimento. Solo che già dai primi giorni si sono registrati casi di mancata o falsa emissione di tali formulari e non è ancora chiaro come la Protezione civile abbia ovviato a tale problema: un’altra delle magie dell’emergenza?»

Ora la parola passa a Chiodi che dovrà rispondere all'interrogazione dell'Idv. 

13/01/2011 11.15