Terremoto: falsato stato casa per ottenere contributi, 4 indagati

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Secondo gli inquirenti l'abitazione aveva danni lievi ma sarebbe stata abbattuta e ricostruita nuovamente.

Quattro persone - tra le quali due dipendenti del Comune dell'Aquila - sono indagate dalla magistratura per avere attestato falsamente lo stato di un'abitazione danneggiata dal terremoto.

Come ci sono riusciti? Facendola risultare "E" (quindi totalmente inagibile) invece di "A" (agibile ma con qualche danno lieve). Ma per quale motivo? Semplice: per avere l'autorizzazione ad abbatterla e a ricostruirla ex novo con tanto di contributi provenienti da fondi statali.

L'attenzione degli inquirenti è altissima. Nulla viene lasciato al caso. Dopo i continui controlli dei mesi scorsi sulla legittima assegnazione di case a chi era rimasto senza immobile a causa del sisma (che pure hanno portato a galla situazioni di irregolarità) si è aperto questo nuovo filone per scandagliare le procedure di ricostruzione.

Accusati di abuso d'ufficio e violazioni delle norme di edilizia sono Bruna Mastrantonio, madre del dirigente del servizio Emergenza terremoto del Comune dell'Aquila ed ex dirigente del settore Opere pubbliche dello stesso Ente, Mario Di Gregorio, Luca Pelliccione, geometra comunale che ha partecipato alla stesura della classificazione dell'immobile, e Giovan Battista Masucci, progettista che ha seguito i lavori di ricostruzione dell'edificio.

Secondo i pm l'operazione sarebbe avvenute in maniera irregolare. Le indagini del Reparto operativo dei carabinieri avrebbero dimostrato che l'abitazione della donna, che si trova nel quartiere di Valle Pretara, dopo il terremoto aveva avuto danni che, inizialmente erano stati definiti lievi, tanto è vero che c'era stata la classificazione "A" e successivamente, dopo un secondo sopralluogo dei tecnici, in danni strutturali gravi, perciò classificati "E".

Le lesioni avevano comportato l'abbattimento dell'edificio e l'immediata ricostruzione in tempi stretti rispetto alla media. Anche questo aspetto avrebbe insospettito gli inquirenti.

Sempre stando alle indagini, alla donna, proprietaria della casa, si contesterebbe non solo il raddoppio della cubatura rispetto al precedente fabbricato, ma anche di aver ottenuto un finanziamento di 450 mila euro di cui solo 200 mila realmente spesi. Che fine hanno fatto gli altri 250 mila euro? La procura sta indagando anche su questo.  

13/01/2011 9.49