Caritas contro Cialente. Ma il sindaco si ribella: «attacchi ingiustificati»

Alessandro Biancardi

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Caritas contro Cialente. Ma il sindaco si ribella: «attacchi ingiustificati»
L'AQUILA. Dal Comune de L'Aquila la replica a monsignor Vittorio Nozza che in una intervista a Famiglia Cristiana ha contestato aspramente le fasi della ricostruzione post sisma.

«A L'Aquila avremmo potuto fare molto di più. Noi abbiamo le risorse, i soldi che ci hanno dato i cittadini italiani. Ma abbiamo realizzato poche cose. E non per colpa nostra». Parola di monsignor Nozza, direttore della Caritas italiana che al settimanale cattolico sfoga la sua amarezza per quanto non si sarebbe riuscito a fare in questi ultimi mesi. E le colpe, sostiene sempre Nozza, sarebbero da attribuire in larga parte agli enti locali.

Ma il sindaco Massimo Cialente questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, ha respinto le critiche. Il primo cittadino ha parlato di un «attacco duro e ingiustificato nei confronti del Comune dell'Aquila, ma soprattutto nei confronti dei cittadini aquilani».

Se per il direttore Caritas «mancano indirizzi chiari, non si trovano interlocutori, si nota una litigiosità estrema dentro l'amministrazione e nei rapporti con altre istituzioni, compresa la diocesi», per Cialente «i progetti di interventi per una ricostruzione sociale ci sono e li abbiamo presentati; la Caritas deve solo decidere dove spendere i soldi che gli italiani hanno donato».

Ma Nozza nell'intervista ha raccontato anche i motivi del suo malessere: «abbiamo presentato 17 progetti all'inizio dell'anno al Comune per realizzare interventi su terreni di proprietà della diocesi e di parrocchie per dieci milioni di euro. Per mesi non abbiamo avuto risposte dagli uffici amministrativi del Comune. Poi, stufi di aspettare, abbiamo lanciato un ultimatum: risposte entro l'estate altrimenti avremmo destinato il denaro altrove. Ebbene su 17 progetti ne è stato ammesso uno solo per un milione e 200mila euro, un edificio di edilizia sociale. Il resto è tutto fermo ed è un paradosso perchè noi abbiamo i soldi, i progetti disegnati e le ditte pronte. Nel resto del cratere c'è maggiore disponibilità, con le amministrazioni comunali più piccole abbiamo trovato migliori intese»

«Le 17 proposte della Caritas - ha replicato oggi l'assessore alla ricostruzione e pianificazione, Pietro Di Stefano - sono in contrasto con il piano regolatore ed è per questo che sono stati bloccati dai nostri uffici».

«Chiedo piuttosto, con un po' di rammarico, alla Caritas - ha aggiunto Di Stefano - come mai non parte ancora la realizzazione, che prevede l'intervento della Caritas, di quattro centri polifunzionali nei progetti C.A.S.E». L'assessore alla cultura, Stefania Pezzopane, ha invece invitato monsignor Nozza a visitare L'Aquila «e guardare da vicino i gravi problemi sociali che ci sono e le cose di cui abbiamo bisogno. Se la Caritas ha 34 milioni di euro e vuole aiutare la comunità dell'Aquila sediamoci a tavolino e valutiamo insieme le cose migliori da farsi. Noi ringraziamo la Caritas e gli italiani che hanno fatto queste donazioni e vorremmo che queste risorse economiche siano utilizzate nel modo migliore possibile».

Sempre nell'intervista al settimanale Nozza ha contestato le scelte operate dal Governo: «purtroppo mancano le idee», ha detto. «Si sono spesi troppi soldi per la cosiddetta messa in sicurezza e oggi il rischio reale è di consolidare nel tempo soltanto una precarietà generale. Le casette del governo hanno permesso solo a poche persone di trovare una soluzione. In realtà si sono spesi tantissimi soldi ma non si è progettata la ricostruzione. E poi ho l'impressione che la gente sia stata abbandonata a se stessa e si siano divise le comunità. Troppi ancora vivono negli alberghi, molta gente ha abbandonato L'Aquila forse per sempre. Mancano piani di rientro. Inoltre quasi due anni di abbandono delle zone colpite con le zone rosse in balìa di intemperie, hanno lasciato cicatrici indelebili».

Sta di fatto che l'assemblea Ordinaria dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia dell'Aquila da giorni protesta per una serie di interpretazioni di norme relative alla ricostruzione che starebbero rallentato il processo. Oggi torna a parlare di una battuta di arresto della ricostruzione avuta nel 2010 attribuendone la causa «alla complessità della normativa posta in essere ed in particolare alla mancanza di esplicazione circa il limite di costo della ricostruzione pesante».

04/01/2011 16.55