Ricostruzione, Fintecna lascia L'Aquila: «rischiamo la paralisi»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Rischio di paralisi della filiera tecnica, economica e amministrativa della ricostruzione aquilana, Fintecna abbandona.

Il consiglio di amministrazione di Fintecna, società interamente controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, secondo quanto comunicato verbalmente dai rappresentanti della società al Comune, avrebbe deliberato di non proseguire più il suo impegno per L'Aquila dal prossimo 1 gennaio.

Se così fosse sarebbe una emergenza nell'emergenza per la città terremotata che non riesce a far decollare la ricostruzione post sisma.
Fintecna, infatti, è la società che si occupa di ricevere e protocollare le domande di contributo per la riparazione e la ricostruzione delle case classificate B, C ed E, trasmettendo per via informatica le relative pratiche agli uffici competenti.

Gli uffici si trovano all’interno della scuola della Guardia di Finanza di Coppito, ma l'azienda stava cercando un immobile più vicino al centro per meglio fornire i servizi ai cittadini. Svolge, come detto, funzioni di sportello per l'accettazione delle pratiche e, grazie una piattaforma informatica, faceva girare il sistema di controllo con Cineas, Reluis e Comune dell'Aquila.

L'arrivo della Fintecna era stato sancito, come spesso è avvenuto nei mesi scorsi, dall’ordinanza 3803 del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 agosto 2009.

La società aveva già compiti  di consulenza e di assistenza per tutti i Comuni del cratere, assegnati alla stessa struttura  dalla legge che ha disciplinato gli interventi per le zone terremotate.

«Dopo il passaggio di consegne dal commissario Guido Bertolaso al presidente della Regione, Gianni Chiodi – spiega l’assessore alla Ricostruzione, Piero Di Stefano – ci sarebbe stato bisogno di un decreto di quest’ultimo per autorizzare ed approvare la convenzione, stipulata dal primo, per proseguire il rapporto con Fintecna. Gli uffici del Commissario erano perfettamente al corrente della vicenda, ma hanno preferito tergiversare».
La fuoriuscita di Fintecna dalla filiera a questo punto è per Di Stefano «un colpo al cuore» al sistema messo a punto per la gestione delle domande di contributo. Con l'inizio del nuovo anno, permanendo la chiusura degli uffici, i tecnici progettisti non sapranno a chi e dove depositare i loro progetti. Oltre il blocco dell'acquisizione delle pratiche, questo abbandono ferma anche la nascita dello sportello unico per le autorizzazioni, che la Municipalità si accingeva a predisporre. «Eravamo in dirittura d'arrivo», assicura l'assessore, «sia nella prassi procedurale che in quella tecnica, che poggiava proprio sulla piattaforma Fintecna. Ora non sappiamo da dove ricominciare, senza risorse e senza personale formato. A questo punto chiedo al presidente e commissario delegato, Gianni Chiodi, di verificare ogni responsabilità e di allontanare gli eventuali. In caso contrario, rassegni da subito l'incarico da commissario per la ricostruzione, poiché in questo modo non possiamo continuare».

La Legge 77/09, evoluzione del cosiddetto Decreto Abruzzo che contiene norme circa la ricostruzione in Abruzzo, prevedeva che Fintecna finanziasse il cittadino abruzzese dopo la richiesta di un contributo per la ricostruzione o la riparazione della sua casa o l' acquisto di una nuova.

Fintecna, o una società sua controllata, poteva subentrare nei finanziamenti preesistenti che il soggetto aveva stipulato precedentemente e che aveva garantito con immobili adibiti ad abitazione principale che sono andati distrutti. La condizione è che però il debito non superi i 150.000 euro.

27/12/2010 15.09