Terremoto, famiglie vittime: «enti locali si costituiscano parte civile»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Qualche giorno fa la richiesta di dimissioni da ogni incarico pubblico ricoperto prima del terremoto del 6 aprile 2009, sia dei componenti della commissione Grandi Rischi sia dei presidenti di Regione, Provincia e del sindaco dell'Aquila.*VIGILI FUOCO SCRIVONO AGLI AQUILANI: «STOP FORZATO»

Una richiesta che non ha portato a nulla di concreto. Nessuno dei soggetti chiamati in causa si è alzato dalla propria sedia.

Oggi, i familiari delle vittime del terremoto dell'Aquila, riuniti nell' "Associazione 309 Martiri", chiedono che Comune, Provincia Regione, se realmente estranei a qualsiasi responsabilità "politica e morale", si costituiscano parte civile nel processo ai componenti della Commissione.

«Dopo avere denunciato pubblicamente la negligenza, l'imprudenza e l'imperizia degli amministratori degli Enti Locali e dei membri della Commissione Grandi Rischi in relazione alla gestione del periodo pre sisma - si legge in una nota -, e dopo avere atteso invano valide risposte o atti assuntivi di responsabilità, cioé le dimissioni, l'Associazione non è assolutamente soddisfatta delle risposte 'vuote ed evanescenti' dei rappresentanti degli Enti Locali e della mancata risposta dei componenti della Commissione Grandi Rischi».

«La città è stata ed è tuttora ingannata da questi amministratori locali e dai Membri della Commissione Grandi Rischi, mentre l'associazione - conclude la nota - assiste ad un bieco scarica barile istituzionale con un conflitto tra i vari enti a discapito della verità».

Nel filone d'inchiesta sulla riunione della commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del terremoto del 6 aprile che devastò il capoluogo d'Abruzzo e numerosi comuni della provincia, la procura dell'Aquila ha indagato sette persone, tra cui i vertici dell'Ingv e della protezione civile nazionale, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo.

Secondo i pm aquilani, gli indagati avrebbero, al termine della riunione, fornito alla popolazione indicazioni troppo rassicuranti in rapporto allo sciame, fatto questo che avrebbe portato i cittadini a non prendere precauzioni.

I rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti Locali presenti alla riunione del 31 marzo eramo Massimo Cialente, Roberto Riga, assessore alla Protezione Civile del Comune dell’Aquila; Daniela Stati, assessore alla Protezione Civile Regione Abruzzo dimessasi dopo l'arresto del padre; Altero Leone, del servizio Protezione Civile della Regione Abruzzo; Carlo Visca, del Servizio Protezione Civile della Regione Abruzzo; Marinello Mastrogiuseppe, dell’Assessorato alla Protezione Civile della Regione Abruzzo.

Da un recente colloquio con il sindaco Cialente l’associazione 309 Martiri dell’Aquila ha appreso direttamente da quest’ultimo che nel corso della seduta il professor Boschi avrebbe testualmente affermato: «…mettetevi in mente che non sarà oggi, non sarà domani ma un terremoto forte colpirà L’Aquila».

«Tale affermazione», dicono oggi i parenti, «non risulta riportata nel verbale della Commissione né, tantomeno, nella bozza dello stesso. In ogni caso il sindaco Cialente ha omesso di riferire tale affermazione del prof Boschi alla cittadinanza aquilana che, ove recepita, avrebbe potuto salvare delle vite umane. Su tale punto l’associazione non permette al Sindaco Cialente di seguitare a mentire a se stesso, alla città ed in particolare ai 309 Martiri concittadini affermando che la suddetta frase è presente nel verbale o nella sua bozza. Cosa che, ribadiamo, non è assolutamente vera».

In realtà, secondo l'associazione, gli amministratori avrebbero hanno omesso di adottare «provvedimenti atti alla salvaguardia dell’incolumità degli studenti, aquilani e non, di ogni ordine e grado frequentanti i corsi tenuti in edifici scolastici ed universitari gravemente inidonei a garantire la sicurezza e l’incolumità degli alunni medesimi. Con ciò esponendo questi ultimi a rischio di morte. Nessuno ammette che gli edifici scolastici pre sisma erano inadeguati alle norme antisismiche e tenuti aperti».

27/12/2010 9.34

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VIGILI FUOCO SCRIVONO AGLI AQUILANI: «STOP FORZATO»

L'AQUILA. Lettera aperta ai cittadini aquilani dell'Unione Sindacale di Base (Usb) dei Vigili del Fuoco per spiegare i motivi dell'impossibilità di svolgere oltre i servizi post-sisma di assistenza alla popolazione, dopo lo stato di agitazione indetto lo scorso 17 dicembre.

Nella lettera si accusa di «comportamento omissivo» il commissario delegato per la ricostruzione e si punta il dito anche contro «i vertici della nostra amministrazione, impegnati più ad organizzare manifestazioni e ritirare medaglie, guadagnate con il sudore della nostra fronte, che a pianificare una programmazione operativa volta a garantire il fattivo contributo del Corpo alla città».

Agli aquilani si spiega che ancora oggi sono molte le attività necessarie conseguenti al sisma che gli uomini ed i mezzi dei Vigili del Fuoco potrebbero svolgere ma si aggiunge che il personale presente è sufficiente a garantire solo le operazioni di soccorso tecnico urgente poiché non è stato consentito il rientro di tutto il personale in servizio fuori sede, al contrario di quanto avvenuto, spiegano i sindacati, «in altre emergenze nazionali, come ad esempio quella rifiuti in Campania».

«Nulla poi - si aggiunge nella lettera - è stato fatto per il potenziamento di organico e di mezzi del Comando Provinciale Vigili del Fuoco di L'Aquila che, invece, ne avrebbe davvero bisogno: non può essere dimenticato e taciuto il fatto che la sera del sisma, nel Comando erano in servizio solo 13 uomini. Ed ancora bisogna aggiungere che ad oggi, alle scriventi organizzazionis indacali, risulta che il contingente attualmente in appoggio al Comando di L'Aquila, circa 120 unità, verrà dimezzato e nessuna informazione viene fornita su cosa accadrà dal primo gennaio».

Nei giorni scorsi, con un'altra lettera pubblica, i vigili del fuoco della provincia avevano denunciato il proprio stato di «incertezza e il senso d'abbandono»

«Nulla, infatti», avevano spiegato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, «ci è dato sapere su cosa accadrà dal 1° gennaio 2011 per quanto concerne il dispositivo di soccorso della struttura emergenziale».

27/12/2010 9.34