L'Ater scrive agli sfollati aquilani. Rapagnà: «gravità e cinismo senza precedenti»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Una lettera è stata spedita il 16 dicembre scorso dall'Ater aquilana agli inquilini (oggi sfollati) degli alloggi popolari. Questi ultimi non hanno gradito e hanno annunciato che impugneranno la missiva.

Ma cosa scrive il direttore generale, l'architetto Venanzio Gizzi? Scrive che le abitazioni sono state dichiarate inagibili e che il contratto d'affitto è da considerarsi risolto con decorrenza 6 aprile 2009. Il giorno del terremoto.

Ma l'azienda «vista la gravità e la particolarità della situazione» concede l'uso del locale per sistemare masserizie fino all'inizio dei lavori di ristrutturazione del fabbricato.

L'Ater informa anche che si provvederà a restituire i depositi cauzionali versati al momento della stipula «ma solo nel caso in cui tutti i canoni di locazione siano stati regolarmente versati», altrimenti saranno «trattenuti in caso di morosità»

Solo al termine dei lavori di riparazioni, spiega sempre l'Ater, se l'inquilino vorrà di nuovo tornare in quella casa «si provvederà a rideterminare il canone e a sottoscrivere un nuovo contratto».

Ma Pio Rapagnà del Mia Casa insorge e annuncia: «in che mani siamo capitati? Impugneremo la lettera, giuridicamente, ma il fatto stesso di essere stata inviata alle famiglie "sfollate" e sotto il dramma del terremoto, è di una gravità e cinismo senza precedenti».

Rapagnà ricorda anche che il commissario Ater Piergiorgio Merli aveva recentemente annunciato nel corso dell'ultima assemblea del Mia Casa alla Carispaq di via Strinella che questa lettera sarebbe stata immediatamente ritirata e annullata.

«Ormai», prosegue Rapagnà, «il senso morale ed il rispetto per la sofferenza degli altri sono cose di un altro mondo e non più della grande L'Aquila colpita al cuore, anche dagli stessi che di questa sofferenza portano, in tutto o in parte, la responsabilità».

Il presidente del comitato ha informato della situazione anche l'assessore regionale Di Paolo e il presidente della Regione Chiodi «affinchè per quanto di competenza e di controllo rispetto ad un "ente strumentale" della Regione» si valutasse la situazione.

«Ma nessuno ha dato sino ad oggi segno di vita e di interesse», assicura Rapagnà.

22/12/2010 12.41