L'Aquila: meglio lo 'Stato di emergenza', Chiodi commissario anche per il 2011

Alessandro Biancardi

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L'Aquila: meglio lo 'Stato di emergenza', Chiodi commissario anche per il 2011
EMERGENZA PROROGATA/1. L'AQUILA. Il 2011 sarà ancora un anno di 'stato d'emergenza' per i comuni del cratere. A 20 mesi dal sisma a decidere del futuro della città terremotata e dell'intero cratere saranno ancora le ordinanze da Roma e il commissario Chiodi, in deroga alle norme.* EMERGENZA PROROGATA/2. FIUME ATERNO, L'EMERGENZA CONTINUA PER TUTTO IL 2011

Eppure proprio il governatore appena tre mesi fa aveva garantito: «basta deroghe, d'ora in poi si rispetterà la legge». Invece se da una parte si esaltano la ricostruzione e la trasparenza, dall’altra i fatti parlano di procedure veloci e ristrette per appalti e lavori, zero concertazione.

Già, perchè quello che è alle porte sarà probabilmente anche l'anno di nuove deroghe per snellire, così prevede la legge, la burocrazia che potrebbe rallentare il processo della rinascita aquilana.

Tutto più veloce, insomma. Se per una Via (valutazione di impatto ambientale) l'iter naturale prevede due mesi di tempo, a L'Aquila si potrebbe risolvere tutto in meno di 15 giorni, con buona pace di chi, proprio in questi giorni, chiede una ricostruzione più meditata, condivisa, logica per non rischiare di creare una città-mostro (urbanisticamente parlando).

Che lo stato di emergenza debba permanere almeno per i prossimi 12 mesi è stato deciso il 17 dicembre scorso, nell'ultima riunione del Consiglio dei ministri. La proroga dovrà essere ratificata dalla Gazzetta ufficiale, in uscita nei prossimi giorni.

Il provvedimento si trascina dietro anche l'attività di Gianni Chiodi che continuerà quindi ad operare nel suo ruolo di commissario, così come prevede l'ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833 dei mesi scorsi che recitava: «a partire dal 1 febbraio 2010 e per l’intera durata dello stato di emergenza, il presidente della Regione Abruzzo assume l’incarico di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma».

Una garanzia per Chiodi quindi, questa proroga, che nel caso in cui non fosse arrivata lo avrebbe rivisto 'indietreggiare' al 'solo' compito di governatore di Regione (e commissario alla Sanità quale è da parecchio tempo, nonché assessore alla sanità ed un’altra serie di incarichi “minori”).

Se da Roma l'emergenza fosse stata stoppata, infatti, al commissario sarebbero subentrate le autorità amministrative e territoriali nelle attività fino a oggi svolte dall'amministrazione straordinaria. Comuni, Provincia, sindaci, consiglieri comunali e esponenti politici locali sarebbero tornati a fare il loro dovere anche sulla intricata vicenda terremoto. Ma dovranno ancora aspettare.

Gli amministratori eletti dai cittadini saranno estromessi dalle decisioni ancora per un anno. E potrebbe essere l’anno decisivo perché dopo la prima emergenza e l’avvio seppure stentato della ricostruzione privata, bisognerà di fatto riorganizzare la città stravolta dal terremoto e dalla protezione civile con la costruzione delle Case-dormitorio, nuovi quartieri satelliti di un centro città fantasma senza servizi.

All’orizzonte, tra le nebbie, infatti si fanno avanti maxi progetti urbanistici che caleranno dall’alto sulla città e non senza qualche dubbio.  

SÌ ALLE DEROGHE

Cosa vuol dire nella pratica mantenere in piedi ancora lo stato di emergenza? Con il provvedimento si punta alla snellezza dei tempi della burocrazia rispetto alle procedure normali, dicono da Roma, e infatti è confermata la possibilità di deroga su tutto il campo, con esclusione delle leggi comunitarie. Poi ci sono le famose ordinanze che piovono dall'alto e che probabilmente continueranno ad arrivare, così come successo negli ultimi anni.

Viene smentito quindi, anche il proposito, di appena qualche mese fa, del super commissario che, dopo proteste continue da parte dei cittadini per le troppe deroghe e ordinanze romane, aveva assicurato: «per la nuova fase, quella della ricostruzione, si dovranno assolutamente rispettare le leggi e non si può lavorare in deroga a tutto come avveniva prima».

Chiodi aveva assicurato che questo nuovo step del post sisma sarebbe stato in mano ai sindaci: «saranno loro», disse, «i veri artefici della ricostruzione. Senza di loro i piani di ricostruzione dei centri storici, che sembrano un po’ fermi perché non si vedono, ma ci sono, non partiranno mai. È necessario, quindi, ribadire l’impegno e il lavoro che dovranno svolgere gli amministratori comunali e il mio ruolo di coordinamento e controllo sul loro operato». Ma sarà veramente così? I primi cittadini, dopo questa proroga, avranno veramente potere decisionale?

C'è chi sospetta che non sarà proprio così e allora probabilmente anche il 2011 sarà un'annata contraddistinta dalle proteste, se è vero che una vasta fetta di aquilani chiede da quasi due anni una rinascita partecipata e dal basso. Di sicuro con questa proroga non saranno accontentati ma si augurano che a breve arrivi anche un'altra proroga, quella che riguarda il versamento delle tasse.

D'altronde la gestione del sisma nei primissimi mesi post sisma non fa ben sperare ma c'è chi assicura che non accadranno più certe cose.

Dopo il 6 aprile si è visto un po' di tutto per via dell'emergenza. Erano i tempi in cui tutti i poteri erano in capo alla Protezione Civile e a Guido Bertolaso, oggi in pensione e sostituito dall'ex prefetto de L'Aquila Franco Gabrielli.

A quei tempi anche Chiodi stava a guardare e che con la scusa della somma urgenza gli enti pubblici sono stati completamente esautorati, sono state aggirate tutte le leggi urbanistiche del territorio, sono saltate tutte le procedure per gli appalti pubblici, decine e decine gli affidamenti diretti, e il 50% delle centinaia di milioni di euro affidati a ditte in subappalto “direttamente” e senza alcun controllo. Solo in quel periodo si calcola una spesa complessiva che supera i due miliardi di euro.

Ma una emergenza che dura da due anni, e in un momento in cui la città si sta avviando verso la ricostruzione, può chiamarsi ancora tale? Questo è un dilemma.

Comunque l'Abruzzo è in buona compagnia perchè nella stessa seduta del Consiglio dei Ministri si è deciso anche per altre proroghe di stati di emergenza più o meno 'consolidati'. Problemi in pratica non risolti nonostante l'arrivo di commissari ad acta e la necessità di continuare ad operare in deroga per uscire fuori dalle varie crisi.

Così analogo provvedimento a quello aquilano si registra per lo stabilimento Stoppani nel comune di Cogoleto in provincia di Genova (l'emergenza dura dal 2006) o nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della regione Calabria (emergenza iniziata nel 2008 con ben due cambi di commissari). Prorogato lo stato di emergenza anche per l'inquinamento delle aree minerarie dismesse del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese della regione Sardegna (caso scoppiato nel 2007) o a Roma nel settore del traffico e della mobilità,  (dal 2009 ) e in Umbria per il terremoto del15 dicembre 2009.

E poi ancora proroga in Campania e Puglia in relazione alla vulnerabilità sismica della galleria Pavoncelli (dal novembre 2009) o per gli insediamenti di nomadi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto (2008).  Proroga anche per lo stato di emergenza dell'Aterno.

Alessandra Lotti 22/12/2010 8.37

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EMERGENZA PROROGATA/2. FIUME ATERNO, L'EMERGENZA CONTINUA PER TUTTO IL 2011

ABRUZZO. Continuerà nel 2011 lo stato di emergenza del fiume Aterno nata nel 2006.

Il 14 dicembre 2005 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiara con proprio decreto: “Lo stato di emergenza in relazione alla crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”.

Il 9 marzo del 2006 viene nominato commissario straordinario l'architetto Adriano Goio che da quel momento in poi sarà l'unico responsabile per il Bacino Aterno.

A lui sono stati attribuiti «poteri amplissimi di adozione di piani stralcio, di scelta di interventi e di opere da realizzare» per fronteggiare l'emergenza del corso fluviale. Una emergenza che, secondo gli ambientalisti, in realtà non esisterebbe. Lo hanno ripetuto più volte, per diversi anni, chiedendosi a cosa servisse quella figura, nominata di solito in casi di calamità naturali et similia.

Anche perchè mai veniva tirata in ballo la mega discarica dei veleni di Bussi che ufficialmente sarebbe stata scoperta solo qualche tempo dopo ma dei cui effetti sull'acqua del fiume il Ministero era già a conoscenza.

La notizia della proroga è stata ufficializzata da un decreto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine dell'ultima riunione del Consiglio dei ministri di venerdì scorso, 17 dicembre. Il provvedimento dovrà uscire in Gazzetta ufficiale per essere operativo.

«In passato», ha commentato il commissario, «ho avuto anche rinvii di due anni, stavolta per dodici mesi».

Quanto alla messa in sicurezza del fiume, il 26 dicembre scadranno formalmente i trenta giorni della procedura di valutazione d'impatto ambientale (Via) sul progetto di realizzazione di "casse d'espansione" per far sfogare il fiume quando è in piena.

«Il comitato regionale della Via - conclude Goio - si riunirà il 15 gennaio, dando un parere finale e formale. Solo poi potrò inviare la progettazione definitiva al Cipe»

Più volte è stata contestata la possibilità da parte del commissario straordinario di occuparsi del risanamento degli ambienti fluviali al di fuori della pianificazione su scala di bacino - prevista dall’ordinamento esistente – o espropriando gli Enti Locali dei loro compiti e delle risorse economiche finalizzate.

Ma lo stato di emergenza può fare anche questo.

In più l’elenco delle leggi, decreti, regolamenti che il commissario è autorizzato a derogare è vastissimo, quasi completo: dalla disciplina delle gare ed appalti, alla Valutazione dell’Impatto ambientale.

Ma anche quando ci sono pieni poteri qualcosa potrebbe non andare come deve andare. Si pensi ad esempio alla messa in sicurezza della discarica di Bussi. La bonifica del sito non è mai cominciata e ad oggi pare difficile vedere una data d'inizio. Il commissario Goio ha recentemente ammesso di avere a disposizione «poche risorse» per agire. Ci sono «2 milioni per la messa in sicurezza, (ne sono già stati utilizzati 200 mila)» mentre per la bonifica ne servirebbero «centinaia di milioni» di euro che però «non ci sono».

L'emergenza continua.

a.l.  22/12/2010 9.16