Alloggi C.a.s.e, quanto dureranno? 700 interventi di manutenzione straordinaria nelle ultime ore

Alessandro Biancardi

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Alloggi C.a.s.e, quanto dureranno? 700 interventi di manutenzione straordinaria nelle ultime ore
L'AQUILA. 700 telefonate nella sola giornata di sabato scorso per segnalare problemi e guasti alle abitazioni «del grande miracolo aquilano».

Il vero miracolo, probabilmente, sarà compiuto se queste abitazioni riusciranno a rimanere in piedi fino al momento in cui l'ultimo degli aquilani potrà tornare nella propria casa. Quella che aveva prima del 6 aprile. Tra cinque anni? Tra dieci anni? E' troppo presto per fare pronostici. Di sicuro sappiamo che i 184 edifici, per un totale di circa 4.600 appartamenti ospitano oggi 14.107 persone (dati del report del Commissario per la Ricostruzione aggiornati al 14 dicembre scorso).

Poco meno di 900 quindi dovrebbero essere i posti liberi, (per un imprecisato numero di moduli) se si confronta il dato dell'occupazione attuale e la cifra che la Protezione Civile da mesi diffonde sulla capacità di ospitalità del progetto. Le gare d'appalto espletate per costruire i moduli abitativi “provvisori” sono state 42, 68 i contratti stipulati per una spesa totale di 625.056.195,33 di euro con un risparmio conseguente al ribasso d’asta di 56.183.662 euro.

Oggi però c'è qualcosa che scricchiola e questa volta i numeri li fornisce la Manutencop Facility Management S.p.A. di Zola Predosa, provincia di Bologna, che si occupa della manutenzione di quelle che in tutta Italia sono diventate famose con il nome 'le casette di Berlusconi'.

Il Call center, attivo per la segnalazione guasti agli impianti condominiali (soprattutto riscaldamenti) ha ricevuto solo nella giornata di sabato scorso, quando la città era assediata da freddo e ghiaccio, oltre 700 chiamate a fronte delle 40-45 ricevute in media giornalmente il sabato (+1600%).

Trattandosi quindi di un picco di contatti eccezionale ed imprevedibile, i tempi di attesa per gli utenti sono risultati più lunghi del previsto.

«Manutencoop Facility Managment si scusa» e comunica che già dal giorno successivo, domenica, il servizio è stato ulteriormente potenziato per poter dare riscontro in tempi più rapidi ad ogni segnalazione. I guasti segnalati sono riconducibili alle caratteristiche di costruzione degli impianti, fa sapere sempre Manutencoop.

«Il loro dimensionamento è risultato insufficiente a fronte delle rigide ed eccezionali temperature esterne registrate nel territorio aquilano in questi giorni. Il mancato funzionamento degli impianti stessi non è pertanto legato ad inadempienze o a mancanti interventi di manutenzione da parte di Manutencoop».

Il problema sta a monte, in pratica, ci dice la società che vuole sollevarsi da qualsiasi responsabilità. Probabilmente nel momento della costruzione, si deve pensare logicamente a questo punto, qualcuno deve aver sbagliato i calcoli oppure tirato al risparmio (che però dalle cifre diffuse non emerge). Anzi sappiamo che le Case di Berlusconi, pagate con i soldi pubblici, hanno avuto costi elevati rispetto alla media.

Manutencoop ce la sta mettendo tutta per sistemare i guasti segnalati: «tutto il personale disponibile nell’area è, infatti, rimasto attivo a tempo pieno durante lo scorso week end, con l’obiettivo di far fronte senza indugio alle segnalazioni dei cittadini».

Bisogna solo pazientare e magari sarebbe utile capire come mai i milioni di euro utilizzati per il progetto C.A.S.E non siano stati sufficienti a fare le cose a regola d'arte.

Sul costo delle abitazioni da tempo l'associazione Ara ha mosso perplessità:  2.850 euro al metro quadro sono parsi da sempre una enormità e a maggior ragione oggi.

Ma già nei mesi scorsi ci si è resi conto che la qualità degli appartamenti, dotati di ogni genere di comfort, non è poi così elevata.

Ad incidere probabilmente sulla tenuta nel tempo delle abitazioni sarà la fretta imposta alle ditte che hanno dovuto costruire a ritmi più che serrati, i materiali leggeri e soggetti alle intemperie (cartoni pressati, compensati, legni ecc), gli impianti che risentono già dopo un anno di frequenti rotture, tubature che perdono, muffe, umido, allagamenti, pavimenti che si sollevano. Campanelli d’allarme precisi che rendono difficile ipotizzare la resistenza di queste case per un periodo superiore ai cinque anni.

Non sono mancate negli ultimi mesi proteste e denunce sui giornali sui primi segni di cedimento: infiltrazioni, ruggine, lavori a metà, garage allagati, ringhiere montate al contrario ma la Protezione Civile ha sempre minimizzato: «i difetti sono numericamente quasi irrilevanti rispetto alle dimensioni dell'intero progetto, che ha visto la costruzione di 4.449 appartamenti».

Ma secondo i tecnici del Comune dell'Aquila che hanno stilato un rapporto «alcune ditte per ovviare al problema, hanno escogitato soluzioni artigianali, costruendo contenitori in acciaio e tubazioni di scolo a vista, eludendo palesemente la riparazione della causa delle perdite».
Mancherebbero inoltre le più comuni norme sulla sicurezza, come «parapetti in ferro o legno con listelli orizzontali facilmente scavalcabili dai bambini». 
«In un caso», scrivono ancora i tecnici, «la struttura in cemento armato del vano ascensore palesa carenze nella qualità del calcestruzzo».

Qualche vizio di costruzione, secondo il dossier, può essere imputabile proprio «alla velocità di esecuzione dei lavori», ma qui non si parla di «disfunzioni» bensì di «problematiche serie da risolvere». Il problema è che non si sa bene a chi spetta la patata bollente.

Si è parlato in passato anche del problema che ha interessato gli scarichi degli insediamenti del progetto C.a.s.e realizzati freneticamente e che scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.

Non sono mancate le polemiche nemmeno sulla fornitura degli isolatori sismici, costata 13 milioni e mezzo di euro. Ad aggiudicarsi la gara sono state la società "Alga" di Milano (per i due terzi dei pezzi necessari) e la "Fip industriale" di Selvazzano Dentro (Padova). 
Ma per i primi si è poi scoperto un problema: «non possiedono, al contrario di quelli della "Fip", un meccanismo interno che li protegga dalla polvere, un agente atmosferico in grado di gripparne e annullarne il funzionamento».

E a 20 mesi dal terremoto resta in piedi ancora un grosso dilemma proprio sul progetto C.a.s.e. Chi ha deciso la loro collocazione? Da mesi la rivista Site.it  (cominciò a farlo a dicembre del 2009) ha posto l'interrogativo al sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ma risposte non ne sono mai arrivate.

«La richiesta è nata», ricorda Franco Massimo Botticchio, «perchè mentre il famoso decreto n. 6 dell’11 maggio 2009 attestava si fosse sentito, sulla congruità delle aree individuate, il sindaco Cialente, lo stesso, disse pubblicamente di non aver ancora visto quali fossero le aree individuate.

«Lo stesso decreto», spiega ancora Botticchio, «dava atto del fatto che il lavoro preparatorio ai fini della localizzazione dei nuovi alloggi fosse stato svolto da un gruppo di tecnici della struttura commissariale e di tecnici comunali».

In un recente testo di Francesco Erbani, si legge su Site.it, è riportato un intervento del professor Giulio Tamburini che chiarisce, in parte, l’arcano, e sgombera il campo da tante illazioni: «La Protezione civile prese contatti con l’ufficio urbanistico del Comune e io, spinto da Cialente, partecipai ad alcune riunioni. In verità la struttura comunale era formata solo da un dirigente e da tre funzionari ed era sempre stata scavalcata […]  Anche per le Case il nostro apporto fu minimo. Forse abbiamo evitato che si adottassero alcune localizzazioni più sciagurate, ma le relazioni fra noi e loro non erano affatto formalizzate […] Decidevano tutto Dolce e Calvi. E a un certo punto io ho abbandonato le riunioni».

L’impressone che si ha è che l’emergenza post terremoto è in pausa e tra poco più di un anno pottrebbe riesplodere se non si accelereranno i lavori della ricostruzione delle case private.

Alessandra Lotti 21/12/2010 8.32