Camusso (Cgil) a L'Aquila: «solo propaganda. Protezione Civile ha favorito solo gli affari»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. UN giro a piedi per la città e una bocciatura quasi totale su quanto fatto. Camusso ha chiesto di far partire il lavoro e non ha risparmiato critiche alla Protezione Civile 'colpevole' di aver «favorito gli affari più che la vera ricostruzione».*SCUOLA DE AMICIS, LAVORI DA 16 MLN DI EURO, IL NO DEI GENITORI

«L'impressione è quella di una città dove si è usato molto lo strumento della propaganda e, invece, oggi la realtà presenta un conto doloroso».

La pensa così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo che ieri ha fatto un giro a piedi nel cuore del centro storico dell'Aquila devastato dal terremoto, la cosiddetta zona rossa.

L'invito è arrivato dai giovani Democratici e il neo segretario lo ha raccolto con piacere.

Quella di Camusso è stata però una bocciatura dell'intera situazione, una bocciatura che arriva da fuori regione (e da una posizione politica certamente avversa al Governo che nel primo anno ha preso in mano le redini della 'ricostruzione') e che probabilmente non sorprende tanto chi in città da mesi continua a lanciare le stesse accuse o per lo meno conosce una realtà che viene raccontata dalla stampa locale. A livello nazionale, invece, la situazione appare decisamente diversa.

«Se penso alla politica degli annunci che c'é stata - ha detto Camusso -, da un lato siamo di fronte a una città fantasma, dall'altra constatiamo che quel miracolo effettivamente non c'é stato».

Mentre passeggiava tra le rovine Camusso è stata avvicinata da alcune persone che le hanno voluto parlare direttamente: «sono stata informata delle persone che sono al gelo», ha poi raccontato, «delle tante persone che sono ancora negli alberghi e di queste strane forme di assistenza per cui anziani e persone sole sono tra i più abbandonati, mentre sono quelli che avrebbero più bisogno di un sostegno da parte dello Stato».

A proposito della legge di iniziativa popolare, il segretario Cgil ha ritenuto opportuno firmare perché, ha spiegato, «qualsiasi cittadino affezionato alla sua città vorrebbe la ricostruzione. Dato che non c'é l'iniziativa del governo, è giusto che si parta dal basso e si provi a creare una prospettiva».

Non è stata più tenera, la segretaria Cgil sul ruolo della Protezione Civile che per lunghi mesi ha gestito l'emergenza.

«Siamo alla conferma», ha detto, «che il modello della Protezione Civile che può saltare le regole è un modello che ha favorito gli affari, e non la ricostruzione»:

«C'é bisogno di pensare rapidamente a cosa serva, perché il tempo aggiunge degrado. Non serve una nevicata per scoprire che L'Aquila è una città freddissima, basta leggere i libri delle elementari»

L'esortazione della segretaria della Cgil è andata anche al mondo del lavoro. Camusso ha chiesto di far ripartire la macchina più importante della città. «E' come se ci fossero degli accanimenti - ha aggiunto Camusso - e non ci si rendesse conto che un'economia non riparte se le persone non hanno lavoro e non hanno prospettive. Noi abbiamo giustamente rivendicato la cassa integrazione come strumento di produzione dei redditi, ma non vogliamo uno strumento infinito di protezione, dobbiamo ripartire dal lavoro».

Il segretario generale della Cgil ha anche fatto riferimento alla situazione studentesca: «in una città universitaria come L'Aquila è fondamentale fornire agli studenti le strutture per poter tornare a studiare: non basta la riduzione delle tasse universitarie, servono servizi e sostegno»

E' stata poi rilanciata l'ipotesi delle agevolazioni fiscali per le aree colpite dal terremoto. «E' inevitabile, quando ci sono delle tragedie così, che le persone si trovino nude. I provvedimenti di rinvio del pagamento delle tasse sono importanti, dopodiché - ha aggiunto - lo Stato non può essere amico all'inizio e crudele poi, deve rendersi conto degli elementi di ricostruzione e di ripresa dell'attività economica, perché non esiste solo il 'dove dormo', ma anche se 'io ho una vita', per questo motivo è importante trovare degli incentivi».

20/12/2010 9.25

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SCUOLA DE AMICIS, LAVORI DA 16 MLN DI EURO, IL NO DEI GENITORI

 L'AQUILA. Tra l’elenco degli edifici pubblici del Comune compresi nel programma dei lavori a breve termine (aree dell’ambito B di perimetrazione della città storica) compare l’edifico della Scuola De Amicis, in piazza del Teatro.

La ristrutturazione dovrebbe ammontare all’importante cifra di 16.575.000 di euro (di cui soltanto 940.000 sono stati donati) con destinazione d’uso scuola materna ed elementare.

Il gruppo Sicurezza Scuole Aq, civicamente impegnato per la sicurezza negli edifici scolastici, ha da tempo sollevato il problema sull’opportunità di investire una somma così ingente per questo edificio e soprattutto sull’opportunità che questo edificio ritornasse a svolgere la sua «inadeguata» funzione di scuola materna ed elementare.

«Ci sembra di vitale importanza», spiegano Clementina Cervale, Patrizia Di Cristofaro e Daniela Piancatelli, «insegnare ai nostri figli ed alle future generazioni una convivenza attenta e consapevole con i movimenti della terra, siamo fermamente convinti che non dovremo mai più ricostruire edifici non adatti ad essere scuole».

La scuola De Amicis era nata come lazzaretto, poi diventò caserma ed infine fu adibita a scuola durante il fascismo. «Questo vuol dire», continuano i genitori, «che non ha mai avuto e  non potrà mai avere le caratteristiche di modernità, idoneità didattica e sicurezza».

Per i genitori, inoltre, con circa 16 milioni di euro si potrebbero costruire ex novo almeno due o tre scuole  all’avanguardia in termini di autonomia energetica, eco compatibilità e fornitura di servizi, con palestre, laboratori, bibliovideoteca, parcheggi, mensa, spazi verdi.

«Vorremmo chiede al sindaco», dicono dal comitato, «di poter visionare il progetto di massima in base al quale è stato stabilito il fabbisogno di tale esorbitante cifra e di poter conoscere nonché incontrare il responsabile oppure i responsabili del procedimento per capire come e perché si è pensato ad una ricostruzione così dispendiosa, perché se parliamo di scuole la città futura merita certamente di più».

20/12/2010 10.42