Montereale, si dorme all'aperto nell'epicentro del nuovo sisma

Alessandro Biancardi

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MONTEREALE

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IL REPORTAGE. MONTEREALE. Ad ogni nuova scossa il paese si riversa in strada. C'è chi è fatalista e assicura di non aver paura ma anche tanti che di dormire in casa proprio non ne vogliono sentir parlare.*BUSCI, LA FRAZIONE IN TRAPPOLA. L'APPELLO AL PREFETTO

MUNICIPIO DI MONTEREALE (AQ)Montereale: poco più di 2.700 anime, 940 metri sul mare, un commissario prefettizio arrivato dopo una crisi politica culminata nel luglio scorso. Oggi questo è l'epicentro del nuovo sciame sismico che da settimane è tornato a dare il tormento. «Siamo seduti sulla faglia», dicono da queste parti, non nascondendo tanta preoccupazione.

Di giorno la vita scorre tranquilla ma nei giardini sono comparsi camper e roulotte, ad ogni angolo se ne vedono facilmente, nuove, meno nuove, di fortuna, così come baracche, casette di legno più confortevoli o semplici tende: l'argomento che tiene banco è per forza di cose il sisma. I turisti, quelli abituali, quelli che in paese hanno una seconda casa e provengono per lo più dalla Capitale, sono fuggiti dopo le scosse continue. Anche chi ha una casa nuova e sicura ha preferito far ritorno in città, perchè «non si sa mai...»

La notte? C'è chi sta in macchina («fa freddo, ci attrezziamo con le coperte») e c'è anche chi si è comprato un container, con i propri soldi, e di notte si rifugia lì.

Al centro di primo soccorso, una ampia tenda dove campeggia la scritta 'Ministero degli Interni' non si vede nessuno: solo 3 volontari, due panche, qualche decina di bottigliette d'acqua e qualche termosifone da attaccare quando il freddo comincia a farsi sentire. E da queste parti già alle 22 si scende pericolosamente sotto i 10 gradi. E siamo solo ai primi di settembre… In paese ognuno si è organizzato come meglio ha creduto: tutti assicurano di non essere stati avvisati su quello che bisogna fare o non fare.

«Sono passati alcuni della Protezione Civile», raccontano due anziane che vivono alla fine del piccolo centro, sedute in giardino dopo la paura dell'ultima scossa di magnitudo 2.9. «Ci hanno detto di stare fuori casa». Insomma, ognuno fa un po' come gli pare, ascolta gli avvisi in tv non senza timore. In piazza si discute dell'ultimo allarme di uno scienziato dell'Emilia Romagna che ha parlato in tv «ha detto che viene la scossa forte», riporta qualcuno. «Noi aspettiamo», confida lo storico sindaco di Montereale, Renato Capriotti, oggi 84 anni e una vita spesa ad amministrare il Comune («siamo arrivati anche a 7 mila abitanti», dice con soddisfazione).

«Passerà prima o poi, magari con una botta forte. Qualcuno ci ha detto di dormire fuori casa fino a 7 settembre», continua l'ex primo cittadino, «...ma noi non abbiamo capito perchè proprio fino al 7. Dopo che succede?». Più fatalista il tabaccaio del paese che prova a tracciare alcune differenze con il terremoto di un anno e mezzo fa: «qui prima del 6 aprile non ci diceva niente nessuno, non so se facevano finta di non sapere e non sapevano veramente...». Ma lui non ha paura: «ho 75 anni anni di esperienza, la scossa può venire in qualsiasi momento non quando dicono loro».

«E' venuto un signore di Cagnano», racconta sempre il tabaccaio, «che ha una piccola ditta con alcuni escavatori. Ci ha raccontato che è andata la Protezione civile da lui, gli hanno chiesto quanti escavatori ha...lui ne ha 3. Si è sentito rispondere '2 li devi tenere a disposizione della Protezione civile'. Se cominciano a dire così... la gente ha paura!» La cosa che preoccupa di più è l'inverno che avanza e l'incognita sulle tendopoli che potrebbero sorgere, ma chissà dove e con quale criterio. «Dopo il 6 aprile», racconta la signora Lucia, «ci hanno messo in una zona umida, vicino al laghetto. Nessuno ha capito perchè, qui ci sono tanti posti dove ci potevano sistemare... ma questa volta lì non ci vogliamo tornare, perchè è lontano e umido».

Montereale container del comuneNon mancano polemiche nemmeno per il Musp ed i container piazzati un po' a caso «senza senso, senza programmazione» assicurano i residenti «e di provvisorio questi moduli non hanno proprio niente».

Gli ultimi arrivati, in ordine di tempo, sono dei grossi container dove verranno spostati gli uffici comunali, piazzati davanti ad una villetta che all'altra estremità del giardino si è vista chiudere una splendida vista sui monti Reatini con capannoni per le scuole, alti una decina di metri. «Se avete qualcuno che vende la porchetta», commenta sarcastico il proprietario della casa, «fatecelo venire». Eppure, assicurano i residenti, di posti migliori ce n’erano molti di più, persino vastissime aree di terreno comunale, dunque senza bisogno di esproprio… invece anche qui grazie all’emergenza si sono fatte le cose di fretta fino ad arrivare ad espropriare terreni di chi ignaro se ne stava a Roma ed una volta tornato ha scoperto la novità…  

Emblematico, raccontano in paese, anche il caso di una quindicina di casette piazzate («le casette di Berlusconi») «nel nulla», lontano da tutto.  Il supermercato più vicino è a 4 chilometri e per gli anziani MONTEREALE MUSPanche la spesa quotidiana diventa una tortura. «C'era un sito disponibile, di proprietà del Comune, appena di fronte ad un supermercato. Non si è mai capito perchè le case non siano state attrezzate lì ma si sia preferito andare ad espropriare piccoli orticelli e quindi spendere soldi. La sensazione è che dove non si dovevano spendere soldi non si è fatto nulla». Nel frattempo l’area di fronte al supermercato è abbandonata e nel degrado. Appare solo un dettaglio poi che a fronte di milioni di euro pagati dalla Protezione civile per appaltare il verde pubblico le aiule antistanti le "casette" siano desolatamente brulle.

E se il sisma torna a farsi sentire, a Montereale sono ancora evidenti le tracce delle scosse del post 6 aprile. I danni non sono stati eccessivi. C'è chi ha fatto richiesta per l'inizio dei primi lavori ma non si è visto ancora nessuno. E' andata meglio al Monastero di San Leonardo: l'edificio ha subito alcuni danni ed è stata ordinata l'evacuazione delle suore di clausura. Dopo alcuni lavori, però, è tornato agibile e al momento sono tornati a viverci 2 suore e 2 postulanti.

Alessandra Lotti  06/09/2010 9.59

MONTEREALE CASETTE

 



 

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BUSCI, IL PAESE IN TRAPPOLA. L'APPELLO AL PREFETTO

A 4 km di curve da Montereale si trova la frazione di Busci: 110 abitanti in tutto. A dormire in casa, in queste notti, appena 10 persone: qualche fatalista, qualche proprietario di case ben solida e un malato che non può muoversi. Tutti gli altri preferiscono camper, container e prefabbricati attrezzati a proprie spese. Si dorme anche in 10 persone in un unico stanzone «ma almeno qui si dorme e si sta caldi». Quando gli ambienti non sono termicamente isolati ci sono delle stufette e delle coperte a far compagnia, null'altro. Entrare a Busci in auto è quasi una impresa: un'unica strada, stretta e in salita, tra costruzioni vecchie e lesionate; qui sono banditi suv o camioncini perchè rimarrebbero bloccati nelle strettoie.

D'inverno quando nevica o ghiaccia i piedi sono l'unico modo per arrivare in cima, sempre che non si voglia procedere per strade secondarie (ma si rischia di allungare anche di 16 km). Inutile parlare di eventuali situazioni di emergenza: una ambulanza qui non passerebbe. Storie di piccole frazioni lontane da tutto, anche dalle telecamere…

Ma proprio qui in questi giorni il pensiero è solo uno: «se viene un terremoto e crollano i palazzi noi restiamo in trappola». La situazione è difficile e ruota intorno ad una strada «realizzata molti anni fa con gran fatica dai vecchi del paese riuniti in cooperativa» che rappresenta l'unica alternativa per uscire ed entrare in paese in pochi minuti. MONTEREALE STRADA CHIUSA PER FRANA

La strada è oggetto di un contenzioso tra i residenti di alcune abitazioni e il Comune: oggi è sbarrata da due grossi cumuli di terra. «Cinque sei anni fa», racconta il signor Eliseo, «è stato imposto il divieto per i mezzi pesanti per poi essere chiusa del tutto, anche per le auto».

Quel tracciato, assicurano oggi nella frazione «è quanto mai importante e rappresenta l' unica via d'accesso, alla parte alta in particolare. E' una comodità che ha voluto tutta la popolazione. Già dopo il 6 aprile avevamo chiesto di riaprirla perchè avevamo paura di passare in mezzo al paese ma si è arrivati quasi alle mani», continua il signor Eliseo.

montereale strada chiusa dai mucchi di terraIl problema sorse quando fu costruita la strada a ridosso di alcune palazzine, la scarpata per sostenere il percorso pare invadesse il giardino privato e così i proprietari con tanto di ruspa recuperarono il giardino perduto. Dopo alcuni anni furono visibili alcuni cedimenti del manto stradale e fu necessaria una ordinanza di chiusura. Da allora i cittadini ricordano solo tensioni e inerzia. Fatto sta che oggi a Busci l'ambulanza non entra e i vigili del fuoco, se dovessero mai servire, dovrebbero fare un tragitto alternativo: «allungare di 10 minuti, se la conoscono, altrimenti arrivano all'inizio di Busci ma restano bloccati», spiega il signor Daniele. I residenti hanno realizzato anche una petizione che verrà ripresentata in questi giorni al commissario prefettizio del Comune di Montereale, Iolanda Rolli. 75 le firme già apposte. Molti i dubbi: «questa rischia di essere l'ennesima lettera morta».

Che dire poi di un'altra strada che collegherebbe facilmente il paese chiusa per frana da mesi? La frana non c'è ma è solo un dettaglio. Occorrerebbero lavori di messa in sicurezza e chissà se qualcuno ha già avviato la pratica. Questa però non prevede la "somma urgenza".

a.l. 06/09/2010 8.49

MONTEREALE STRADA CHIUSA PER FRANA