Chiuse le indagini su Verdini e Fusi. Processo improbabile

Alessandro Biancardi

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Chiuse le indagini su Verdini e Fusi. Processo improbabile
L'AQUILA. La Procura distrettuale antimafia dell'Aquila ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini che riguardano gli appalti per la ricostruzione e del G8.

Rimangono indagati il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, ed il presidente dimissionario della Btp, Riccardo Fusi. Il reato contestato è quello di tentato abuso d’ufficio.

Esce di scena, invece, il costruttore aquilano Ettore Barattelli, presidente del Consorzio "Federico II", per la cui posizione la Procura distrettuale - secondo quanto si è appreso - chiederà al gip l'archiviazione.

L'inchiesta - con l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio, poi cambiata in tentativo di abuso - era stata avviata dalle intercettazioni telefoniche acquisite nell'ambito delle indagini della Procura di Firenze sugli appalti per i Grandi eventi e per il G8 della Maddalena. Dalle telefonate sarebbe emerso che Verdini avrebbe tentato, utilizzando le amicizie politiche, di inserire negli appalti aquilani e del G8, poi svoltosi all'Aquila, il Consorzio Federico II del quale fa parte anche la Btp di Fusi. A pesare sulla richiesta del pm sarebbe stata - sempre secondo quanto si è appreso - il vecchio rapporto di affari e amicizia tra Fusi e Verdini ai tempi in cui quest'ultimo era presidente del Credito Cooperativo fiorentino.

Si chiude così un filone molto atteso, e la definizione arriva addirittura in anticipo sulla scadenza annunciata da tempo (la fine dell’anno) e del quale si era parlato molto ed aveva fatto molto scalpore.

Le indagini erano partite anche per verificare se oltre l’abuso d’ufficio ci potesse essere dell’altro, magari la corruzione o favori in cambio dell’appalto, ma almeno dalle poche notizie che trapelano non solo non sarebbero state trovate prove in grado di contestare l’abuso d’ufficio (già di per sé un reato molto lieve, pena da sei mesi tre anni e prescrizione dunque molto breve) ma nemmeno indizi che facciano pensare ad un rapporto corruttivo.

Inoltre, la nuova contestazione contenuta nell’avviso di conclusione delle indagini (cioè il tentativo dell’abuso d’ufficio) diventa ulteriormente più lieve e particolarmente insidiosa da sostenere nell’eventuale contraddittorio. La procura, infatti, dovrà sostenere che gli indizi raccolti siano idonei a provare una volontà di favorire l’impresa di Fusi che poi non si è concretizzata in atti precisi, cioè quella volontà non si sarebbe tradotta nella realtà in un abuso d’ufficio. Una volontà rimasta nella fase preparatoria e dunque “inespressa” nonostante il fatto che Btp, dunque Fusi, e Consorzio Federico II abbiano avuto commesse.

L’uscita di scena di Barattelli, invece, potrebbe indicare che in questo rapporto a due (Verdini e Fusi) l’imprenditore aquilano non c’entrava e fosse all’oscuro.

Di sicuro l’inchiesta strada facendo ha perso vigore ed è andata sgonfiandosi ed ora potrebbe anche rischiare di non arrivare al processo.

Secondo l'accusa iniziale, Fusi e Barattelli, che insieme ad altre due imprese aquilane, Vittorini Emidio ed Equizi-Marinelli, dopo il terremoto hanno costituito il consorzio Federico II, sarebbero riusciti ad aggiudicarsi appalti grazie ai buoni rapporti intrattenuti con personaggi politici nazionali, tra i quali Verdini.

Resta anche da capire la ragione per cui i magistrati aquilani abbiano accantonato l’idea di ascoltare il Sottosegretario alla presidente del Consiglio dei ministri, Gianni Letta.

Dalle indagini infatti era emersa la circostanza che il gruppo di imprenditori, compreso Barattelli si erano recati a Palazzo Chigi qualche giorno prima della costituzione del consorzio stesso.

Al centro della vicenda aquilana c’è la costruzione di un Musp, quello che ospita la scuola media "Carducci".

I dati sono stati confermati dal difensore di Denis Verdini, avvocato Marco Rocchi: «quando l'onorevole Verdini nei mesi scorsi ricevette l'invito a comparire dalla procura dell'Aquila era accusato di abuso d'ufficio consumato - ha spiegato il legale del coordinatore del Pdl, avvocato Marco Rocchi di Firenze - Ma ora vedo, dall'avviso di conclusione delle indagini, che il capo d'imputazione si riferisce all'ipotesi di un presunto tentato abuso d'ufficio con riguardo ad asseriti interessamenti dell'onorevole Verdini a presunto vantaggio di Riccardo Fusi».

L'avvocato Rocchi ha anche affermato che ora «é scomparso il doppio richiamo all'offerta economicamente più favorevole, comunque formulata dal consorzio che si è aggiudicato il lavoro, e si fa esclusivo riferimento ai rapporti tra l'onorevole Verdini e Riccardo Fusi, enfatizzando il rapporto di amicizia come movente per rapporti d'affari assolutamente inesistenti».

 LA STORIA DELLA INCHIESTA

 Il 17 febbraio 2010 dalle indagini sulla cricca e sulla protezione civile nell’ambito dei lavori del G8 della Maddalena (che coinvolgerà anche Guido Bertolaso) sui giornali compaiono intercettazioni nelle quali il coordinatore nazionale Verdini parla con Gianni Chiodi, presidente della Regione e commissario per la ricostruzione. Dalla telefonata si apprende dell’interessamento di Fusi e del consorzio Federico II che nel frattempo aveva già ricevuto i lavori.

Il Giornale della famiglia Berlusconi qualche giorno dopo pubblica la notizia secondo la quale alcuni imprenditori (gli stessi del consorzio) avrebbero ospitato il sindaco Massimo Cialente in una elegante residenza.

Il 22 febbraio c’è fibrillazione in Abruzzo perché si capisce che la costola dell’inchiesta che fa discutere e indigna (accuse sempre negate dai protagonisti) è arrivata a L’Aquila ed infatti la Procura conferma che l’indagine è aperta. Chiodi nel polverone profetizza: «ora mi arriva un avviso di garanzia».

I realtà l’avviso di garanzia non arriverà mai anche se sarà interrogato dai magistrati ed in un momento delicato della storia politica della regione e in mezzo a voci insistenti di arresti, Chiodi pronuncia la frase: «sono un cinghiale braccato».

Di lui non si parlerà più nell’inchiesta, in compenso però Verdini ai magistrati avrebbe ammesso le spintarelle verso Chiodi a favore di Fusi.

C’è poi la notizia smentita di un incontro a Palazzo Chigi, Barattelli interviene per correggere il tiro ed evidentemente la procura gli crede tanto che i magistrati decidono di non sentire Letta per mancanza di indizi, lasciando sottintendere però un suo coinvolgimento come indagato. In realtà la legge prevede anche che un testimone possa essere ascoltato come persona informata dei fatti.Tutto questo avviene mentre i giornali di tutta Italia parlano di cricca e speculazioni sul terremoto. Il procuratore Rossini taglia corto e contesta il «tritacarne mediatico»

Nell’ambito di questa inchiesta venne ascoltato anche Guido Bertolaso mentre Verdini invece preferì non andare pur essendo stato convocato.

18/12/2010 9.09