Cialente furioso : «arrestatemi, basta ordinanze non concordate»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il primo cittadino dell'Aquila e l'ex presidente della Provincia, Stefania Pezzopane contro gli ultimi provvedimenti del vice commissario.

La colpa di Cicchetti, secondo i due, sarebbe quella di emanare provvedimenti non concordati, che rischiano di aggravare i disagi e sbattere per strada alla vigilia di Natale intere famiglie.

«Non applicherò più ordinanze non concordate. Mi arrestino pure, ma io devo tutelare i miei cittadini», ha detto il primo cittadino che ha definito la struttura di gestione dell'emergenza come una «nave senza nocchiero nella bufera».

Anche l'assessore alle Politiche abitative e sociali del Comune dell'Aquila, Stefania Pezzopane, non risparmia critiche sulla gestione degli alloggi Case, Map e Fondo immobiliare , nonché sull’utilizzo delle altre forme assistenziali quali alberghi, contributo di autonoma sistemazione e affitti concordati.

«Se doveva essere questo il documento per far riavvicinare i nostri concittadini – ha detto Pezzopane – l’obiettivo è stato clamorosamente fallito. Non è con azioni da sceriffo, perché a questo assomigliano le disposizioni contenute nella direttiva pubblicata ieri, che si incentiva la gente a tornare all’Aquila».

Gli uffici delle Politiche sociali del Comune sono stati presi d’assalto, stamani, da tantissime persone «che si sono lamentate per gli effetti devastanti di questo provvedimento – ha affermato ancora l’assessore – un numero elevatissimo di aquilani, al limite della disperazione, è venuto da me stamani tanto è vero che non mi è stato possibile partecipare all’inaugurazione del restauro della Fontana delle 99 Cannelle».

«Si offre la possibilità di inserire negli alloggi del progetto Case o nelle altre abitazioni realizzate per i terremotati altri membri di famiglia – ha aggiunto l’assessore Pezzopane -, ma non si offrono appartamenti più grandi. In qualche modo questo provvedimento esisteva già, ma ora, con questa nuova sottolineatura, si rischia di trasformare le abitazioni in questione in veri e propri nidi d’ape. Si costringono intere famiglie a lasciare gli alberghi in tempi strettissimi, se alcuni componenti della famiglie stesse sono in autonoma sistemazione. Si obbligano le persone a uscire rapidamente dagli alberghi e a entrare nelle case prese con contratto di affitto concordato, qualora una parte delle famiglie di appartenenza aveva optato per questa soluzione».

Ma solo a condizione che la grandezza dell’immobile lo consenta. Per cui o la grande ammucchiata in pochi metri quadrati, come la definisce la Pezzopane, «o sotto i ponti, perché trovare un alloggio a condizioni ragionevoli è impossibile. Senza considerare che, alla scadenza del contratto concordato, si perde per intero questo beneficio, se la famiglia riunita con un metodo assimilabile a quello della deportazione non trova un alloggio consono quanto a grandezza».

Secondo l'ex presidente della Provincia anche l’obbligo di accettare il trasferimento in un albergo all’Aquila da una struttura ricettiva situata in altre città «finirà per sortire l’effetto contrario, non facendo parte di un percorso complessivo di riavvicinamento al capoluogo, come noi, al contrario, abbiamo proposto da tempo. Assomiglia piuttosto a un’azione di forza che a un’iniziativa condivisibile (tanto è vero che siamo stati noi i primi a sollecitare il passaggio negli alberghi aquilani), ma basata su criteri censurabili. Basta ricordare che sono molti gli aquilani che vorrebbero tornare e che lo chiedono da mesi ma, purtroppo, spesso sono persone anziane e sole, penalizzate dalla mancanza di stanze singole».

«Invece di agire con queste operazioni da blitz poliziesco – ha proseguito Pezzopane – Sge, Commissario e vice commissario si occupassero di sbloccare la realizzazione dei 64 map a Paganica, ancora fermi per questioni interne alla struttura commissariale, e di far arrivare nelle disponibilità del Comune i 122 appartamenti del terzo lotto del fondo immobiliare».

Per il consigliere comunale Fli Enrico Verini «è’ il metodo che non va; si scrivono ordinanze sempre sbagliate, da correggere, e si perdono mesi alla rincorsa dei correttivi necessari, con dispendio di energie, tempo, disagi; questo avviene perché chi le scrive, lo fa in una splendida solitudine, spesso ovattata, in cui non ci si rende conto della reale situazione di tutti gli altri; Bisogna cambiare registro e alla svelta».

Verini ha proposto al presidente della V commissione, Lombardi, di convocare immediatamente Cicchetti in Commissione Garanzia e Controllo per correggere l’ordinanza incriminata, «ma anche per stabilire con lui, un periodico confronto, nella stessa commissione, attraverso cui costruire ordinanze più partecipate, più attinenti con la realtà, e quindi in grado di essere davvero efficaci».

16/12/2010 17.33