Vespa testimonial de L'Aquila: comitati protestano: «lui autore e complice dell'inganno mediatico»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il presidio permanente di piazza Duomo contro il giornalista aquilano Bruno Vespa: «L'Aquila non ti vuole».

Sono passate poche ore dall'ultima capatina del presentatore di Porta a Porta in città ed infuria la polemica. Ieri il giornalista, invitato come testimonial del marchio 'L'Aquila made in' si è detto pronto a scendere in strada a protestare se non dovesse esserci una proroga delle tasse. Allo stesso tempo, però, ha annunciato che non firmerà l'iniziativa di legge popolare perchè «fin da bambino sono abituato a non firmare quello che non conosco».

Il giornalista si è detto anche convinto che tutto quello che è stato fatto dal governo fino a questo momento per la città sia positivo.

Probabilmente questo ottimismo, privo di una seppur minima critica, ha infastidito i comitati che da quasi due anni, ormai, si stanno battendo per una ricostruzione nel segno della trasparenza e della partecipazione, con scarsi risultati.

«Dopo che da mesi ha smesso di occuparsi  dell’Aquila, Bruno Vespa torna in città come testimonial del marchio “L’Aquila made in”. Vespa testimonial?», contesta il presidio permanente. «Noi crediamo che chi è stato complice e autore dell'inganno mediatico del governo, che ha voluto far credere al "miracolo aquilano", non può rappresentare la nostra città. Chi ama questo territorio lo difende dalle speculazioni e dalla propaganda. Vespa invece, si è limitato a sfruttare la facile  emotività dei primi tempi del post terremoto, si è reso complice del governo nel nascondere e nell’ ignorare i problemi della città, ha cercato di  sminuire e ridicolizzare il movimento spontaneo dei cittadini  che da sempre chiedono trasparenza e partecipazione alle scelte che li riguardano».

«Oggi», dicono ancora dal presidio permanente, «questo finto giornalista grida a una finta rivoluzione nel caso in cui il governo non conceda una proroga delle tasse. Non sarà suo merito se la otterremo – sono mesi che siamo costretti a mobilitarci per questo semplice diritto - e comunque non avremo risolto in questo modo tutti i problemi di una gestione fallimentare della Ricostruzione».

Vespa ha dichiarato anche di aver scoperto proprio ieri per la prima volta   dell’esistenza di una legge di iniziativa popolare scritta dai cittadini aquilani. «Potremmo rispondere», replicano dal presidio, «che è un pessimo giornalista, visto che non si dà nemmeno la pena di informarsi. Ma sappiamo bene che la sua è invece la posizione di chi smaccatamente vuole ignorare un movimento dal basso. Sappia però che gli aquilani stanno firmando in massa, mentre lui continua  a dimostrarsi un pessimo cittadino oltre che un pessimo giornalista».

Migliaia di cittadini  sono arrivati il 20 novembre all’Aquila da tutta Italia, rispondendo alla chiamata della città e hanno firmato per primi la legge.

Oggi dopo tanta fatica l'esasperazione è a livelli altissime e anche i toni sono esasperati: «sono tutti loro,  che considerano la città dell’Aquila un patrimonio comune da difendere, che meritano la cittadinanza onoraria. Bruno Vespa che ce l’ha per nascita, non la merita più».

14/12/2010 8.42