Terremoto. «Non hanno fatto niente per evitare i morti», chieste dimissioni di massa

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3483

L'AQUILA. «Hanno agito con negligenza, imprudenza, imperizia e superficialità determinando così la strage della notte del 6 aprile 2009».*ROSSINI: «ABBIAMO LE PROVE CHE TANTI POTEVANO SALVARSI»

L'associazione 309 Martiri dell’Aquila si scaglia contro gli amministratori del Comune dell’Aquila, della Provincia dell’Aquila, della Regione Abruzzo, del Dipartimento della Protezione Civile Regionale nonché i membri della Commissione Grandi Rischi, in carica all’epoca del sisma del 6 aprile 2009. Oggi si chiedono le dimissioni di tutti quelli che all'epoca dei fatti ricoprivano ruoli apicali e che con le loro decisioni avrebbero potuto cambiare il corso della storia della città aquilana e dei suoi cittadini.
L'associazione fa leva sui verbali della Commissione Grandi Rischi del 31.03.2009: «si evince che detta Commissione», dicono dal comitato, «non ha tenuto in alcun conto ? ai fini delle più opportune valutazioni del caso ? gli studi scientifici, storici ed amministrativi sul territorio dell’Aquila (Studio De Luca, Studio Panone, studi dell’Università dell’Aquila sulle caratteristiche geologiche della Valle dell’Aterno, studi Abruzzo Engineering, Rapporto Barberi, storia dei terremoti aquilani)».

Ma dagli stessi verbali emergerebbe anche «che i rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti Locali presenti alla riunione del 31.03.2009 e cioè: Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila; Roberto Riga, assessore alla Protezione Civile del Comune dell’Aquila; Daniela Stati, assessore alla Protezione Civile Regione Abruzzo; Altero Leone, del Servizio Protezione Civile della Regione Abruzzo; Carlo Visca, del Servizio Protezione Civile della Regione Abruzzo; Marinello Mastrogiuseppe, dell’assessorato alla Protezione Civile della Regione Abruzzo, hanno omesso di intervenire alla discussione della Commissione e soprattutto hanno omesso di richiamare gli studi di cui sopra».
Da un recente colloquio con il sindaco Cialente l’Associazione 309 Martiri dell’Aquila ha inoltre appreso direttamente da quest’ultimo che nel corso della seduta della Commissione Grandi Rischi Boschi avrebbe testualmente affermato: “…mettetevi in mente che non sarà oggi, non sarà domani ma un terremoto forte colpirà L’Aquila”.

«Tale affermazione», dicono dal comitato, «non risulta riportata nel verbale della Commissione né, tantomeno, nella bozza dello stesso. In ogni caso il sindaco Cialente ha omesso di riferire tale affermazione del prof. Boschi alla Cittadinanza Aquilana che, ove recepita, avrebbe potuto salvare delle vite umane».
Ma ciò che si contesta maggiormente è che i rappresentanti «al termine della riunione hanno addirittura rassicurato la cittadinanza aquilana inducendola, così, a sottovalutare le pericolose potenzialità degli eventi sismici in atto da ormai sei mesi».
Tra le omissioni riscontrati dall'associazione ci sono contenuti del cosiddetto “Piano di Protezione Civile Comunale” («non solo non risulta esser stato tempestivamente attuato ma, addirittura, appare monco ed incongruo così come è stato affermato da taluno dei consiglieri comunali») ma anche i provvedimenti atti alla salvaguardia dell’incolumità degli
studenti, aquilani e non
Per questi motivi l’associazione 309 Martiri dell’Aquila chiede le dimissioni da ogni incarico pubblico ancora oggi ricoperto del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente; dell’allora assessore alla Protezione Civile del Comune dell’Aquila Roberto Riga; dell’allora presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane; del presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi; dei dirigenti del Servizio di Protezione Civile della Regione Abruzzo Altero Leone, Carlo Visca e Marinello Mastrogiuseppe nonché del presidente e
di tutti i membri della commissione Grandi Rischi.

11/12/2010 10.55

[pagebreak]

ROSSINI: «ABBIAMO LE PROVE CHE TANTI POTEVANO SALVARSI» 

L'AQUILA. La strategia accusatoria della procura dell'Aquila è chiara: nei giorni precedenti al terremoto c'era chi voleva dormire fuori casa ma da ogni parte arrivavano rassicurazioni. Rassicurazioni che spinsero i più a tornare a dormire nei propri appartamenti ignari che stavano firmando la loro condanna a morte.

 «Quando c'é il terremoto, la gente prende la valigia e se ne va da casa, in un prato, in un campo, insomma si allontana. Lo sanno, che questa è una zona sismica. Questi ragazzi se ne sarebbero andati, ne abbiamo le prove specifiche e le porteremo al processo, e non sarebbero morti», ha detto il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, al termine della prima udienza preliminare sulla commissione Grandi rischi.

Si tratta del filone più importante della maxi inchiesta sul terremoto. Per questo caso la procura ha indagato sette persone, tra cui i vertici dell'Ingv e della protezione civile nazionale, con l'ipotesi di reato di disastro colposo.

«Quello che invece sembra sia avvenuto - ha aggiunto parlando della Grandi rischi - é che questi professori che hanno fatto questi studi hanno detto no, no, potete tornare a casa. Queste persone singolarmente sono testimoni nel processo: non è una cosa teorica, abbiamo la prova che sarebbero andati via e non sarebbero morti. Per questo noi procediamo - ha continuato -, non perché diciamo che i terremoti sono prevedibili o non prevedibili. Ci sono testimoni, genitori e altri, che deporranno in questo processo, ed è su questa base che li abbiamo rinviati a giudizio».

«Abbiamo sempre detto», ha poi chiarito Rossini facendo il punto di tutte le inchieste aperte, «che entro un anno avremmo portato le persone davanti ai loro processi. In questo dicembre completiamo sostanzialmente l'inchiesta della procura della Repubblica e la portiamo davanti ai giudici e sentiremo le loro decisioni, non è che possiamo condannare noi qualcuno».

«Va sottolineata - ha continuato il procuratore Rossini - la grande civiltà degli abruzzesi. Per la strada mi fermano e mi ringraziano per quello che stiamo facendo, ma nessuno ha mai espresso propositi di 'vendetta' per 'questi mascalzoni' eccetera. Vogliamo solo sapere come sono andate, le cose, che è successo, - ha concluso - e se per caso ci sono responsabilità, quello che prevede la legge».

11/12/2010 10.57