La dittatura della Protezione civile e le infiltrazioni mafiose nel dossier di Libera

Alessandro Biancardi

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IL DOCUMENTO. L’AQUILA. Un copioso documento nel quale vengono ordinate migliaia di informazioni sulla ricostruzione dell’Aquila del post terremoto.

cantiere Case

IL DOCUMENTO. L’AQUILA. Un copioso documento nel quale vengono ordinate migliaia di informazioni sulla ricostruzione dell’Aquila del post terremoto.

Storie ben note agli abruzzesi che leggono e navigano sul web ma che l’Italia intera sconosce perché di tutto quello che è accaduto all’Aquila poco di è visto e poco si è detto. Molto si deve ancora sapere.

L’associazione Libera contro le mafie, di Don Luigi Ciotti ha anticipato oggi alcuni stralci del dossier che parla di mafia e malaffare ed è incentrato tutto sull’Abruzzo aquilano e non solo.

C’è di tutto dentro: dal malaffare comune ai conflitti di interessi, alla dittatura di Bertolaso il supereroe con poteri straordinari ma anche le cricche, gli allarmi delle infiltrazioni sempre più profonde , le reazioni sdegnate di certa politica fino ad arrivare agli utlimi sviluppi che hanno tirato dentro Camorra e ‘Ndrangheta con tentativi qualche volta non andati a buon fine.

 Il dossier ha per titolo "L'Isola Felice" e descrive cosa è accaduto all'Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009. Il titolo rimane il simbolo più alto dello scempio compiuto nella regione da sempre, cominciato  sotto i governi imperituri della grande Democrazia cristiana che ha sempre spinto per considerare l’Abruzzo una regione diversa, tranquilla e slegata dal resto dei fenomeni preoccupanti della nazione. Si è di fatto così consegnata (tra la distrazione della politica e dei giornali) la terra alle cosche criminali che hanno approfittato della regione camomilla per fare i loro affari.

Solo un paio di anni fa (e dopo una inchiesta giornalistica di alcuni anni prima) scoperto i legami tra certe società e Cosa Nostra nella zona di Avezzano.

Isola felice ha sempre significato l’isolamento in cui è ancora immersa la regione Abruzzo, una provincia ai margini dell’impero, dove i grandi fenomeni corruttivi ci sono sempre stati, così come gli intrecci tra i poteri forti, massoneria, criminalità organizzata e grandi affari.

 L’Abruzzo, però, non è mai stata un isola e forse ora è meno felice che mai, alla luce anche di molte inchieste che stanno facendo emergere solo parte del malaffare e del cancro che esiste dentro e fuori la pubblica amministrazione.

Il dossier è stato fortemente voluto da Don Ciotti e curato da Angelo Venti di site.it, giornalista attento e responsabile locale dell’associazione.

«La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un'isola felice», scrive Venti, ed elenca uno dopo l’altro i misteri mai chiariti e le denunce fatte tutte in tempo reale e molte delle quali apparse nel corso di questo anno e mezzo anche su PrimaDaNoi.it

«Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l'inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile», si legge ancora nel dossier, «e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi».

E’ il caso dei bagni chimici e del loro costo che appare spropositato.

Sono decine le segnalazioni raccolte da Libera che riesce ad intrecciare anche nomi di società che si muovono da sempre nell’orbita della Protezione civile, sempre le stesse.

E poi c’è il colossale affare delle macerie agitato da interessi sotterranei che ha fatto subito lanciare l’allarme ad alcuni giornali che hanno così interrotto un percorso che sembrava già stabilito.

 In principio se ne occupò il Comune de L’Aquila redigendo un contestatissimo bando che sembrava favorire una ditta ma inchieste ed articoli hanno poi di fatto bloccato quella iniziativa (evidentemente non del tutto vantaggiosa per il pubblico) ed aperto una crisi politica che ha portato anche alle dimissioni di un assessore della giunta di centrosinistra capeggiata da Cialente.

ANGELO VENTI E DON LUIGI CIOTTIEd ancora sulle macerie: era il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando Libera fotografa ruspe e camion che trasportano i detriti a Piazza d'Armi, zona militare interamente recintata. Le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali vengono macinati dentro due macchine tritasassi. Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura - per quei palazzi - aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta per "crolli sospetti". Si blocca tutto.
E poi c’è il lunghissimo capitolo sul cantiere più grande d'Europa sulla ricostruzione leggera ed il progetto Case.

«È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che», scrive Venti, «la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare».

Un momento fondamentale è anche la prima prova certa di infiltrazione di uomini vicino a Cosa Nostra. Giugno 2009, si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c'è l'Impresa Di Marco srl di Carsoli:  l'amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un'inchiesta (Alba d’oro) dove la procura ha ipotizzato il riciclaggio del tesoro dell’ex sindaco del sacco di Palermo, Don Vito Ciancimino.

Per moltissimi dei casi segnalati da inchieste giornalistiche non si sa ancora nulla, la procura tace. Molte delle inchieste aperte sono state archiviate. Più volte il procuratore Alfredo Rossini ha lasciato intendere che, per esempio, sugli appalti della Protezione civile tutto era ok, mentre continuano a piovere sul capoluogo fascicoli e stralci di inchieste partite da altre procure. Inchieste  come quella su Angelo Balducci e la famosa cricca o quelli che riguardano la mega inchiesta sulla ‘Ndrangheta al Nord Italia che però voleva fare affari sulla ricostruzione.

Ai tempi in cui tutto quanto accadeva il prefetto dell’Aquila era Franco Gabrielli, oggi a tutti gli effetti numero uno della Protezione civile al posto di Bertolaso pensionato.

Letto il dossier (verso il cui estensore non ha mai nutrito particolare simpatia) Gabrielli ha chiarito che ogni segnalazione arrivata in prefettura è stata girata alla magistratura.

«Non ho mai fatto passi indietro» sui controlli degli appalti per il terremoto de L'Aquila e «sfido chiunque a dimostrare che tutte le informazioni arrivate al prefetto de L'Aquila non siano state rimbalzate alla Dda e alle forze di polizia». « Le infiltrazioni e i comitati d'affari», prosegue li capo della Protezione Civile, «vanno non solo perseguiti, ma anche messi nelle condizioni di non nuocere più all'economia del Paese, ma fare delle generalizzazioni non serve a nessuno».

 Gabrielli ha ricordato che per quanto riguarda l'appalto dei bagni pubblici forniti durante l'emergenza a L'Aquila, è stato fatto un comitato ordine e sicurezza pubblica ad hoc «per effettuare tutte le attività di controllo necessarie» e sono stati anche controllati tutti i cantieri del progetto case.

«Oltre il 60% degli accessi ai cantieri fatto in Italia in quel periodo, è stato fatto a L'Aquila». «Questi sono fatti con la effe maiuscola, monumenti che non vengono scalfiti ne da dossier ne da inchieste - conclude -. In 13 mesi a L'Aquila non ho mai visto nessuno di quella associazione e allora sorge una domanda retorica: perché consideravano il prefetto Gabrielli colluso? Ma allora dovevano muovere mari e monti per rimuovermi, o, forse, più semplicemente il prefetto Gabrielli poteva essere distonico rispetto a una realtà prefigurata?».

 I documenti e le verifiche di cui parla Gabrielli però non sono mai stati resi noti. E l’opacità a tutti i livelli è stata sempre la regola per ostacolare anche legittimi controlli di cittadini e di amministratori volenterosi (pochissimi).

07/12/2010 14.40

TERREMOTO L'AQUILA. Dossier Libera