Infiltrazioni mafiose nella ricostruzione, Procura L'Aquila chiede riscontri

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Vanno avanti senza sosta le indagini della Procura per accertare possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione aquilana.

Un lavoro incessante che cerca di scandagliare a fondo rapporti, connivenze, nomi, società. Non una indagine semplice perchè, come ha più volte spiegato il procuratore Alfredo Rossini, bisogna spesso passare al setaccio una fitta rete di prestanome dietro i quali si cela la malavita organizzata.

Secondo quanto hanno riferito fonti della procura, negli ultimi giorni gli inquirenti della distrettuale antimafia avrebbero chiesto nuove verifiche ai colleghi di Napoli e Bologna che stanno lavorando su altri filoni. Vanno avanti così indagini parallele dove ognuno lavora per propria competenza. I nomi si intrecciano, le società si fondono e sullo sfondo c'è sempre il cantiere più grande d'Europa che ha scatenato gli appetiti dei clan.

L'obiettivo della procura aquilana resta uno: scavare a fondo per accertare la presenza di 'ndrangheta e camorra. Tracce evidenti sono state già trovate nelle scorse settimane quando la procura di Reggio Calabria ha individuato ha sgominato la cosca Borghetto-Caridi-Zindato con l'arresto di 34. Proprio nell'ambito di quella indagine sono emersi collegamenti aquilani.

Le intercettazioni telefoniche fanno pensare che il "gancio" aquilano per il commercialista Carmelo Gattuso, prestanome dell'esponente del cartello mafioso Santo Giovanni Caridi, entrambi arrestati, sarebbe il 33enne aquilano Stefano Biasini, piccolo imprenditore.

Da altre intercettazioni sarebbe emerso che gli uomini della 'ndrangheta preferivano avere come referente Lamberto Biasini, padre di Stefano, uno degli amministratori di condominio piu' inseriti nel grande mercato della ricostruzione pesante, i cui appalti alla luce degli indennizzi, cioé con i contributi milionari gestiti dai privati, possono essere accaparrati eludendo ogni forma di controllo. Dal quadro si capisce che la 'ndrangheta ha individuato negli amministratori di condominio le pedine per inserirsi nel cantiere piu' grande d'Europa.

Il procuratore distrettuale aquilano Alfredo Rossini come sua abitudine mantiene il più stretto riserbo su questa delicata azione.

«L'attività di indagine va avanti spedita su ogni filone ed in ogni direzione», ha confermato anche nelle ultime ore non lasciando trapelare novità.

Le società in odore di 'ndrangheta operanti all'Aquila sarebbero due, la Br Costruzioni e la Lypas costruzioni: secondo la procura calabrese Gattuso, sempre come prestanome di Caridi, era entrato nella terza, la Tesi costruzioni con sede all'Aquila in via Pescara, di cui era comproprietario l'aquilano Stefano Biasini, poi divenuto amministratore unico. La Tesi è stata posta sotto sequestro dalla procura di Reggio Calabria.

03/12/2010 9.34