Fondi immobiliari, Mantini (Udc): «l'unica sicurezza è la trasparenza»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Napoleone non è un capitalista, è un professionista. Spero voglia chiarire quanto di sua competenza».

Pierluigi Mantini, deputato Udc, interviene sull’uso dello strumento dei fondi immobiliari nella ricostruzione dell’Aquila e dei comuni terremotati.

Nei giorni scorsi si è parlato ampiamente del rapporto redatto dal comitato 3e32 in cui si illustra proprio la nascita del fondo immobiliare Aq e si fa riferimento anche ad un capitolo scritto da Antonio Napoleone sul libro, curato dal deputato Mantini, dal titolo “Il diritto pubblico dell’emergenza e della ricostruzione in Abruzzo”. Nel libro anche ipotesi operative e progetti futuri da realizzare oltre alle modalità per reperire i soldi.

L'esponente Udc oggi 'difende' l'imprenditore abruzzese con un passato lavorativo in Australia: «Conosco Napoleone da molti anni e ne ho stima per la riconosciuta professionalità nel settore e lo stile etico, raro in Italia, con cui esercita il ruolo innovativo di developer, sulla base di una consolidata esperienza internazionale. Non è un capitalista è un professionista».

Proprio per queste qualità, ricorda Mantini, «è stato spesso chiamato a tenere corsi e conferenze nelle Università e in altre sedi prestigiose».

Sono stati sollevati dubbi su questioni societarie, («che ignoro», dice l'esponente Udc), e soprattutto sulla natura speculativa dei fondi immobiliari e del possibile condizionamento di questi sul futuro della ricostruzione. «Mi auguro che Napoleone voglia chiarire quanto di sua competenza», continua Mantini e che spiega: «i fondi immobiliari sono solo uno degli strumenti possibili della ricostruzione, oltre ai piani di ricostruzione, i programmi integrati di intervento, il project financing, gli appalti di opere pubbliche, i permessi di costruire, le D.I.A. e le perizie giurate. La mia ferma opinione, testimoniata con una vita e più volte sostenuta nella scena della ricostruzione, è che occorrano più legalità e più professionalità, insieme ai prerequisiti della trasparenza e della partecipazione, per affrontare con successo la difficile sfida del dopo terremoto».

I fondi immobiliari sono strumenti complessi, difficili da spiegare in due parole, ammette l'onorevole, ma per quanto riguarda le preoccupazioni espresse «essi sono tra i più garantiti: sono disciplinati dalla legge e strettamente vigilati da Banca d’Italia; devono rispondere per regolamento al Comitato degli investitori; devono necessariamente rispettare le procedure legali ossia l’approvazione dei progetti da parte degli enti locali, nelle forme auspicate della massima trasparenza e partecipazione».

«Senza l’approvazione pubblica non si può nulla, per nessun progetto», continua Mantini. «Per dirla in breve, i fondi immobiliari sono solo uno strumento di investimento possibile, se ci sono le condizioni, con cui si possono utilizzare risorse di Casse previdenziali, enti pubblici o privati che, anziché giacere nelle banche, vengono investiti anche su progetti di utilità sociale, assumendo un rischio nella speranza di un rendimento finale un po’ superiore al tasso bancario».

Vittorio Sconci, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'Aquila contesta invece il fatto che dopo il sisma nella proposta di "riqualificazione" della zona dell'ex manicomio «non si faccia menzione della storia di quel luogo e dei suoi protagonisti».

«Sono cancellati», spiega Sconci, «i significati di un'epoca caratterizzata dall'ottimismo di un futuro "moderno" e dalle regole di una dialettica capace di creare grandi fenomeni e contemporaneamente di studiare i presupposti al loro superamento: il Manicomio da imponente investimento statale sul territorio viene negli anni superato dal sopravvento di una scienza sociale d'avanguardia che ne denuncerà i limiti e la nocività».

In definitiva "la realizzazione di nuovi edifici e di una piazza con portici più grandi di Piazza Duomo" si «sostituirebbe ad una vicenda fatta di progresso e di cultura democratica. Le nostre radici sarebbero rappresentate da un avamposto urbanistico che assolverebbe al ruolo di una vera e propria gradinata posizionata di fronte alle "rovine" della città».

I proventi di una eventuale vendita della zona dell'ex Ospedale Psichiatrico andrebbero, per legge, non alla Regione Abruzzo ma al Dipartimento di Salute Mentale dell'Aquila.

01/12/2010 12.12