Al centro del sisma, il grido d'allarme di Arischia: «sindaco, siamo stati abbandonati»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Da Arischia l'accorato appello al sindaco dell'Aquila: «siamo abbandonati a noi stessi».

La frazione aquilana, a 14 chilometri dal capoluogo di regione e a 860 metri d'altitudine, vive oggi nell'incertezza assoluta. Il borgo è stato devastato dal terremoto del 6 aprile del 2009: fortunatamente non ci sono state vittime dovute a crolli di abitazioni ma la chiesa parrocchiale è profondamente danneggiata, la scuola elementare Crescescenzo Taranta inaugurata nel 1958 è stata abbattuta. Oggi il presidente dell'amministrazione Seni Separati dei Naturali, Elia Serpetti, scrive al primo cittadino, Massimo Cialente, e chiede aiuto. Serpetti racconta che nonostante le innumerevoli richieste verbali e visto il riavvio dello sciame sismico, è necessario un intervento in favore della collettività.

«La popolazione di Arischia», spiega il presidente, «sembra ormai abbandonata a se stessa, nessuno la prende in considerazione ma  è doveroso far presente che siamo quelli che si trovano maggiormente a ridosso alle aree ad alto rischio; ogni scossa viene avvertita dalla popolazione Arischiese e non vorremmo incorrere a quanto già vissuto il 6 aprile del 2009». I cittadini si sentono abbandonati: «forse perché non siamo un Comune, ma crediamo che la tutela delle persone vada al di là di alcune considerazioni; il territorio e le caratteristiche geomorfologiche assoggettano la zona più attinente a quella del Comune di Pizzoli e del nuovo punto “ad alto rischio”».

Serpetti denuncia inoltre che da circa 7 mesi non vi è un commissario alla circoscrizione e non ci si riesce a mettere d’accordo per la nomina di una cosa piuttosto semplice e banale. «Non nascondiamo il nostro totale disappunto», continua il presidente, «chiediamo un incontro urgente per cercare una soluzione proficua per la popolazione arischiese ed aiuto per la sistemazione della stessa che ormai è in preda al panico».

Si chiede quindi un intervento ed un piano di emergenza esecutivo: «leggiamo dagli organi di stampa che non è possibile rimanere nella zona rossa e nelle nostre case, ma allora dove andare?»

 

03/09/2010 11.52