Terremoto, L'Aquila non ha insegnato niente: italiani disinformati e fatalisti

Alessandro Biancardi

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LA RICERCA. Fatalisti e disinformati: è questo è il ritratto che emerge dalla seconda indagine su "Conoscenza e percezione del rischio sismico", presentata da Cittadinanzattiva e dipartimento della Protezione Civile.
 

Il focus è stato realizzato attraverso questionari rivolti a 4.411 studenti di scuole superiori di primo e secondo grado e 2.490 genitori. 178 le scuole coinvolte, appartenenti a 18 regioni (tutte ad eccezione di Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige) e 77 province.

L’80% degli intervistati ammette di non conoscere i piani di emergenza previsti in caso di terremoto mentre il 70% non sa la zona sismica a cui appartiene il proprio comune di residenza in relazione allaclassificazione sismica del territorio italiano.

Due terzi degli intervistati non si sono attivati per conoscere la sicurezza delle proprie abitazioni o degli edifici scolastici.

POCO INFORMATI, NONOSTANTE L’ABRUZZO

Gli italiani, infatti, si definiscono scossi emotivamente dalla tragedia del terremoto dell’Abruzzo, ma non al punto da cambiare atteggiamento ed informarsi di più sul terremoto e sulla sicurezza del luogo in cui vivono.

E così di fronte ad un rischio che interessa quasi il 70% della popolazione, gli italiani restano poco informati e molto fatalisti, in particolar modo al Sud.

Di fronte ad un terremoto (evento vissuto dal 39% degli studenti e dal 62% dei genitori intervistati) provano paura e confusione. Sono soprattutto gli adulti a mostrare paura (50% rispetto al 37% degli studenti) e a scappare fuori dall’edificio come prima reazione all’evento (37% contro 18%). La paura la fa da padrona soprattutto al Sud: la provano come sentimento principale il 56% dei genitori calabresi e il 52% degli studenti della stessa regione.

I genitori sembrano più informati rispetto ai propri figli mostrando di possedere maggiori conoscenze relativamente al terremoto. Ad esempio: il 51% dei genitori afferma correttamente

che il terremoto non si può prevedere ma si può determinare la pericolosità di una zona, a fronte del 38% delle risposte esatte fornite dagli studenti, anche se sono molto alte le percentuali di coloro che affidano la previsione degli eventi sismici ai sismografi (36% ragazzi, 32% genitori) o agli animali (13% ragazzi, 8% genitori).

Il 44% dei genitori e il 40% dei ragazzi asseriscono che il verificarsi di un terremoto sia un evento del tutto casuale. La regione che denota un livello di fatalismo più elevato nei ragazzi sembra essere la Calabria (il 47% risponde che il terremoto è legato al caso) come mostra il grafico sottostante.

TROPPA TEORIA E NIENTE PRATICA

Dopo la tragedia dell’Abruzzo, sono migliorate le conoscenze sul terremoto e sui comportamenti corretti nei genitori (lo riconosce il 57%) e soprattutto negli studenti (oltre il 70%).

Tuttavia poco è cambiato sul fronte del fare, delle azioni concrete che gli intervistati avrebbero dovuto mettere in atto: circa i due terzi di genitori e studenti non si sono attivati per conoscere le caratteristiche strutturali della propria casa, né le condizioni di sicurezza della scuola frequentata, né la zona sismica in cui si trova il Comune in cui vivono.

IN CASO DI SCOSSA?

La maggior parte degli studenti fornisce la risposta corretta riguardo a cosa sia opportuno fare durante e dopo la scossa se si trova a scuola: afferma di allontanarsi dalle finestre, dall’armadio e dalla lavagna, di ripararsi sotto il banco o nel vano della porta (74,5%). Dopo la scossa segue l’insegnante verso il punto di raccolta (75%) e aiuta i propri compagni in difficoltà durante l’evacuazione (59%).

Anche i genitori mostrano di saper cosa fare a casa durante la scossa sismica: l’81% risponde correttamente, infatti, di ripararsi sotto il vano porta. E, se il terremoto li sorprende all’aperto, l’83% afferma correttamente di allontanarsi da costruzioni e linee elettriche. Inoltre, risulta che un 23% di ragazzi si precipiterebbe fuori dalla classe: comportamenti non corretti e probabilmente dettati dall’ansia.

SCUOLE NON PERCEPIRE COME SICURE

Ben più di un terzo dei genitori (39%), dopo la scossa sismica, si precipiterebbe con la macchina a prendere i figli a scuola: comportamento comprensibile ma scorretto indicato dalla metà degli abruzzesi intervistati. A contribuire a questo atteggiamento apprensivo, ci chiediamo se non sia anche la scarsa considerazione del livello di sicurezza della scuola frequentata dai propri figli: solo un genitore su quattro (24%) si dice sicuro che la stessa sia stata costruita secondo criteri antisismici e, dall’altra parte, a confortarli non c’è nemmeno la percezione dei loro figli, visto che il 28% di essi non ritiene sicura la scuola che frequenta. Ad essi vanno aggiunti coloro che dichiarano di non sapere se la propria scuola sia sicura o meno (41,5%): complessivamente il 69,5% degli studenti del campione intervistato non giurerebbe sulla sicurezza della scuola frequentata.

Molti studenti la ritengono “non sicura” per il fatto che si tratta di un vecchio edificio (78%) o in quanto presenta crepe (60%) o infiltrazioni di acqua e tracce evidenti di umidità (40%).

Riguardo alle attività di prevenzione e formazione della scuola, solo un genitore su quattro dichiara che vengono realizzate, in netta diminuzione rispetto al dato del 2009 (44%). A livello regionale, i più coinvolti nelle iniziative di prevenzione e formazione promosse dalle scuole si dicono i genitori della Toscana (32%), molto meno quelli del Lazio (15%) e dell’Abruzzo (17%).

Va meglio per le attività di prevenzione e formazione degli studenti: ben l’89% sostiene di aver partecipato alle prove di evacuazione nella propria scuola nell’ultimo anno. Ben al di sotto della media, il Lazio che su questa voce fa registrare il deludente 67%, di contro l’Abruzzo in cui il 96% dei ragazzi afferma di aver partecipato a prove di evacuazione.

STABILITA' DELLE CASE

A nutrire dubbi sulla abitazione in cui vivono sono soprattutto gli adulti: meno di un genitore su due (48%) dichiara che la propria casa sia sicura, rispetto al 56% dei loro figli. I meno sicuri sembrano essere i genitori lombardi che solo in un caso su tre metterebbero la mano sul fuoco in merito alla sicurezza della propria abitazione.

Riguardo alle misure concrete da adottare per rendere più sicuro l’interno delle abitazioni vengono indicate correttamente quella di evitare di tenere oggetti pesanti su mensole e scaffali (lo indica il 47% di studenti e genitori) e di fissare librerie, armadi e credenze ai muri (34% degli studenti, 38% dei genitori) ma non manca chi è convinto che possano servire caschi di protezione per tutti i componenti della famiglia (lo dice il 15% dei ragazzi e il 7% degli adulti).

Il kit di emergenza è ancora sconosciuto ai più: solo il 16% degli studenti intervistati sostiene di averlo in casa.

PIANI COMUNALI DI EMERGENZA, QUESTI SCONOSCIUTI

I Piani comunali di emergenza sono sconosciuti ai più: solo il 22% di genitori e figli ne è a conoscenza e soprattutto è evidente che hanno del Piano una conoscenza superficiale, visto che oltre l’80% degli adulti e il 78% dei ragazzi non conosce le aree comunali di attesa (ossia quelle in cui radunarsi in caso di emergenza).

Sbagliano anche nell’individuare chi sia il soggetto responsabile della redazione del Piano comunale: erroneamente sia genitori (35%) che studenti (50%) credono siano i Vigili del fuoco; solo uno studente su quattro e poco più dei genitori (29%) sa che invece l’ente competente è il Comune.

ABRUZZESI SUPER INFORMATI

I più informati in generale sul proprio territorio sembrano essere gli studenti dell’Abruzzo che superano la media nazionale in quanto a conoscenza della zona sismica di appartenenza del proprio Comune (45% rispetto al 22% del resto delle regioni), all’esistenza del Piano comunale (24% vs 21%), alla individuazione delle aree di attesa (33% vs 17%). Viceversa il 77% degli studenti abruzzesi identifica l’autorità preposta ad intervenire in caso di emergenza erroneamente con il Capo del Dipartimento della Protezione civile rispetto al 63% della media nazionale e addirittura l’83,5% dei genitori rispetto al 77% del resto delle regioni. 

26/11/2010 10.12