L'Aquila, «aumentano i poveri». Su ricostruzione scontro tra Chiodi e Vendola

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA

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L'AQUILA. Richiesto l'intervento del fondo immobiliare per le famiglie che non arrivano a fine mese. 

All'Aquila il numero delle famiglie povere è aumentato a dismisura. Sono sorte nuove povertà, in tante famiglie i genitori hanno perso entrambi il lavoro o vivono con la cassa integrazione e non riescono a competere sul mercato degli affitti a causa dei prezzi alle stelle.

Lo rivela un'analisi condotta dalla Fraterna Tau che gestisce la mensa dei poveri di piazza D'Armi, presentata nel corso di una conferenza stampa sulle strutture a supporto del sociale.

In tal senso, l'assessore alle Politiche abitative del Comune dell'Aquila, ha ribadito l'importanza «che il Fondo immobiliare metta a disposizione del Comune dell'Aquila il lotto di 50 appartamenti, destinati a risolvere l'emergenza abitativa di categorie sociali deboli».

«L'estate scorsa - ha proseguito la Pezzopane - il Comune dell'Aquila ha promosso un bando per assegnare questi alloggi a cittadini, con problematiche sociali gravi. Ci sono pervenute oltre 200 richieste, per lo più da famiglie numerose o di donne sole con bambini».

«Se è vero - conclude l'assessore - che il motivo della mancata consegna degli appartamenti è l'assenza di copertura di precedenti partite finanziarie, si comprende quanto sia grave e purtroppo sottovalutata la questione abitativa».

Dopo il sisma le persone che si trovano in soluzione alloggiative a carico dello Stato sono 23.359: 14.167 nel progetto Case, 2.726 nei Map delle frazioni del Comune dell'Aquila, e 4.234 nel Comune del cratere, e altri 2 mila in affitti concordati. 14.634 sono beneficiari del contributo di autonoma sistemazione, 2.032 in strutture ricettive e 2.450 in strutture ricettive di permanenza temporanea (334 alla Caserma della Guardia di Finanza, 84 caserma Campomizzi).

Intanto proprio oggi Chiodi ha scritto una lettera al governatore della Puglia Niki Vendola che nei giorni scorsi attaccava la fase di ricostruzione aquilana nel corso di un incontro pubblico a New York.

Per Chiodi le critiche di Vendola «sono frutto di un'analisi approssimativa accompagnata da un inopportuno spirito polemico, che denota un'assoluta non conoscenza della materia. La ricostruzione è un fatto nazionale che tocca direttamente il popolo aquilano e quindi esternazioni di questa natura, peraltro in un ambito estero nel quale la componente abruzzese ha vissuto direttamente o indirettamente le conseguenze drammatiche del terremoto, non aiutano la causa aquilana, l'unica alla quale riesco ad appassionarmi a prescindere dalle colorazioni politiche».

I prefabbricati realizzati all'Aquila nel giro di quattro mesi dal terremoto del 6 aprile «hanno dato un tetto sicuro e saldo ad oltre 20 mila residenti», ha continuato Chiodi. «E non sono i tetti di latta delle baracche che hanno "coperto" migliaia di senzatetto dei precedenti terremoti».

«L'Aquila che abbiamo in testa noi», si legge ancora nella misiva, «è quella che vogliono migliaia e migliaia di aquilani, e cioè una città che torni a vivere e pulsare intorno al proprio centro storico, straordinario concentrato di cultura e storia insieme ma anche di commercio e vitalità. Per questo abbiamo finanziato per 118 milioni di euro la ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici più importanti del centro indicati dal Comune. E su questo si muoverà la nostra strategia, certi di trovare al nostro fianco tutti quegli aquilani che vogliono bene alla città.

La propaganda del "non funziona niente" la lasciamo ad altri».

24/11/2010 18.57

«IN TV MANIPOLAZIONE DELLA REALTA'»

 «Ti sei risentito per le mie dichiarazioni sul tema spinoso della ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Mi racconti delle cose fatte o in cantiere. E la tua lettera mi conferma nel mio dolore e nel mio giudizio su quanto accaduto nella tua regione».

E' la replica del governatore della Puglia, Nichi Vendola, al collega dell'Abruzzo, Gianni Chiodi. «Dolore - spiega in una nota - perché L'Aquila è uno dei cuori pulsanti e nobili del nostro Paese, è un crocevia della bellezza del mondo, e la sua tragedia meritava una seria elaborazione del lutto, un rendiconto sincero delle responsabilità che rendono così vulnerabile un intero tessuto urbano, e soprattutto meritava un'opera possente e rigorosa di pianificazione della ricostruzione».

«Invece - aggiunge Vendola - sono andati in scena gli spot pubblicitari delle 'new town', quella filantropia esibita in diretta televisiva, una permanente manipolazione delle cronache abruzzesi, e il tutto nel quadro delle attività appaltatorie della cosiddetta 'cricca'».

«Tutti gli abruzzesi che ho incontrato in America - prosegue - mi hanno espresso sgomento e indignazione per ciò che è stato 'svelato' dal popolo delle carriole e da quel cartello che diceva 'Io non ridevo'. Si è fatta propaganda sulla pelle degli abruzzesi, si sono costruiti cicli di malaffare speculando sulla vita e la morte di una città. Io penso così e non riesco a tacere. Capisco il tuo imbarazzo e ti prego di comprendere la mia sincerità..».

«Io penso che la ricostruzione - conclude Vendola - sia un impegno davvero ciclopico, che chiama in causa un'intera classe dirigente, le comunità colpite e insieme l'intera cultura nazionale. La ricostruzione non può essere ridotta alla stregua di un sondaggio, ad una vaga evocazione progettuale, a suggestioni che galleggiano nel vuoto pneumatico di iniziative concrete.. Questo a me sembra superficiale e poco serio»

25/11/10 7.30

L'INTERVENTO DI VENDOLA CHE CHIODI CONTESTA SULLA RICOSTRUZIONE