La paura di Cialente in una lettera a Berlusconi: «incertezza sui soldi»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. La paura c'è, nonostante le continue rassicurazioni. Il primo cittadino chiede spiegazioni al premier Berlusconi e al ministro Tremonti.*POLIZIOTTI AQUILANI PROTESTANO: «RELEGATI IN BARACCOPOLI»

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, torna a scrivere al governo e alla struttura commissariale per sollecitare certezze riguardo ai finanziamenti per fronteggiare le spese dell'emergenza post terremoto.

«Sono molto preoccupato - scrive Cialente al premier Berlusconi, al ministro Tremonti, al commissario alla Ricostruzione Chiodi, al capo della Struttura tecnica di Missione Fontana, al capo della Protezione civile Gabrielli e ai colleghi sindaci del cratere - poiché, da telefonate e incontri con alcune delle strutture chiamate a gestire la fase dell'emergenza e della ricostruzione, mi sembra di poter rilevare un'incertezza, se non addirittura una confusione, circa le modalità del reperimento dei fondi per affrontare molte spese, già maturate e rendicontate, del capitolo emergenza».

Una situazione che, se venisse confermata, sarebbe decisamente grave per l'intero territorio.

«Sono inoltre preoccupato - prosegue Cialente - per la mancanza di certezze nell'avvicinarsi, con la fine dell'anno, di tutte le scadenze relative a una serie di provvedimenti assunti in favore dei Comuni del cratere sismico, a partire dalla dotazione di personale, nonché di compensazioni per mancati introiti tributari».

Il sindaco chiede a Berlusconi e Tremonti una riunione «chiarificatrice», alla quale, «se lo riterrete, potrò essere invitato anch'io», sottolinea il primo cittadino che da quando ha dato le dimissioni da vice commissario si sente tenuto fuori da tutti i momenti decisionali.

«Per quanto riguarda il Comune dell'Aquila», si legge ancora nella missiva, «il pagamento del contributo di autonoma sistemazione, il rimborso delle spese sostenute dai cittadini per i traslochi e quello per i beni mobili distrutti dal sisma, sta diventando un impegno non più procrastinabile, come testimoniato dalle ricorrenti scene di autentica disperazione di numerose famiglie che da mesi non ricevono il contributo di autonoma sistemazione e continuano a bussare alla porta dell'incolpevole Comune dell'Aquila».

 ENTRO IL 31 PRESENTARE RENDICONTAZIONE

 Entro il termine perentorio del 31 dicembre 2010 bisogna invece presentare all’area Amministrativo - contabile  della Struttura Gestione Emergenza (Sge) la rendicontazione delle spese sostenute durante la fase dell’emergenza.

Lo si legge in una nota che il Commissario delegato per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, ha inviato ai sindaci di tutti i Comuni abruzzesi, alla Regione Abruzzo e alle 4 Province, il 19 novembre scorso. Rientrano in queste categoria di spesa  le voci relative a: gestione tendopoli, catering, derrate alimentari, materiale vario, materiale informatico e lavoro straordinario.

In quest’ultimo caso, solo per il Comune dell’Aquila c’è una proroga fino al 31 dicembre 2010, come stabilito all’art. 8, comma 1, dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3881; per i restanti Comuni del cratere sismico la proroga per il lavoro straordinario è scaduta il 31 maggio scorso. Le schede di rendicontazione relative alle voci di spesa non ritenute più attuali, dato il superamento della fase emergenziale, vanno assolutamente inviate alla Funzione 4 della Sge, area Amministrativo – contabile,  entro la fine dell’anno, pena l’esclusione dal rimborso delle spese sostenute.  

24/11/2010 9.35

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POLIZIOTTI AQUILANI PROTESTANO: «RELEGATI IN BARACCOPOLI»

 L'AQUILA. Ieri mattina si è tenuta una assemblea generale indetta dal cartello dei sindacati Siulp-Sap, Siap, Silp Cgil, Ugl Pds, Coisp.

Hanno partecipato tutti i lavoratori della Polizia di Stato che denunciano di essere stati relegati nella «baraccopoli» allestita all’interno della Caserma Rossi e nei sottoscala della Cassa di Risparmio.

«L’iniziativa si è resa necessaria», spiegano i portavoce, «poiché, i poliziotti si sentono traditi dalla promesse fatte dai vertici dell’amministrazione di Pubblica Sicurezza che avevano annunciato che tale situazione avrebbe avuto termine nella prossima primavera».

Ma gli agenti oggi non sono nelle condizioni di sopportare oltre.

Pochi giorni fa, infatti, hanno scoperto ufficialmente, con motivazioni che definiscono «ambigue», che la presunta data di ripristino degli uffici di Polizia nel capoluogo abruzzese, non avverrà, nella più ottimistica delle previsioni, prima della fine del 2012.

«Una prospettiva questa ritenuta inaccettabile», dicono i sindacati, «in quanto, oltre ad esporre in maniera oltremodo irresponsabile i poliziotti in servizio alla Questura ed alla Polizia Stradale a condizioni lavorative estreme e a sicuro danno per la propria salute, negherebbe ancora per troppo tempo un riferimento certo ai cittadini aquilani, ai quali, oltre ai tagli alla sicurezza, viene interdetto anche quel che resta del loro diritto di potersi rivolgere ad un apparato sicurezza a L’Aquila».

Nel corso dell’Assemblea, è stato dato mandato ai sindacati di adottare la forma di «intimazione ritenuta più idonea» nei confronti del Questore dell’Aquila, Stefano Cecere e del dirigente del Compartimento Polizia Stradale per l’Abruzzo,  Antonio Cameli, «affinchè siano immediatamente reperiti locali idonei e adeguati, che coniughino il diritto alla salute dei poliziotti e il dovere di offrire un servizio dignitoso e di giusto riferimento alla cittadinanza».

Sono attualmente al vaglio eventuali forme ed azioni di protesta.

24/11/2010 10.30