Post sisma, per 70 % aquilani «il futuro è possibile», il 30% vuole emigrare

Alessandro Biancardi

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LA RICERCA. ABRUZZO. Olivero: «E' la solidarietà a tener vivo il clima di speranza, malgrado i disagi e le difficoltà».

 

 Un futuro a L'Aquila «è possibile». E' possibile, malgrado tutto, ricostruire la propria vita in una città terremotata. Lo pensano oltre il 70% dei cittadini aquilani intervistati dalle Acli per un'indagine sugli effetti socio-psicologici del terremoto - "L'onda lunga del sisma" – presentata ieri nel capoluogo abruzzese in occasione di un convegno sul "Ruolo del volontariato nell'emergenza", presenti tra gli altri il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero e il nuovo capo Protezione civile Franco Gabrielli.
Interrogati sulla propria voglia di ricominciare, solo il 27% degli intervistati si dice convinto che "sarà necessario emigrare", appena il 30% ritiene che "non è possibile ricostruirsi una vita" in città (30%).

Il terremoto, sostengono con coraggio 7 aquilani su 10, non impedirà la nostra "realizzazione professionale". «E' la solidarietà ricevuta - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - il lavoro e la vicinanza di migliaia di volontari ad aver generato e tenuto vivo il clima di speranza, malgrado i disagi e le difficoltà concrete».
L'indagine sull'impatto socio-psciologico del terremoto è stata realizzata somministrando dei questionari ad un campione ragionato di circa 500 intervistati, costruito sulla base della distribuzione d'età e del genere degli abitanti residenti nella città dell'Aquila e provincia. Vi hanno lavorato il dipartimento welfare delle Acli nazionali e le Acli Abruzzo nell'ambito del progetto "Il posto sicuro": un intervento di sostegno psicologico sul disturbo post-tramautico da stress, rivolto a bambini in età scolare, genitori e insegnanti.

SI VEDONO MENO AMICI E PARENTI

Non mancano, ovviamente, i segnali di disagio e forte preoccupazione. Il primo è rappresentato dall'analisi dei rapporti interpersonali. Circa 6 persone su 10 dichiarano di incontrare meno frequentemente amici, conoscenti e abitanti del quartiere. Persino tra parenti ci si vede di meno (26%).

«Il terremoto - scrivono i ricercatori - oltre che un disagio concreto, sembra aver creato anche una barriera psicologica che allontana dagli altri». Il ricordo del sisma provoca tuttora forti emozioni (61%) e ad esso si pensa anche quando non si vorrebbe (47%). Non deve stupire, quindi, che gran parte degli intervistati presenti evidenti segnali di  stress: dolori addominali e affanno frequenti, pensieri negativi, mancanza di concentrazione e stanchezza, irritabilità e nervosismo.

LA PAURA DI NON RIUSCIRE A PAGARE LE TASSE

Sul piano concreto, più del 40% degli intervistati sostiene che le proprie condizioni di lavoro sono peggiorate in seguito al terremoto. Più di un terzo ha registrato una diminuzione del reddito. 6 aquilani su 10 manifestano il timore di non riuscire a pagare regolarmente le tasse con il ritorno alla normalità.

«VORREI DARE UNA MANO MA NON SO COME FARE»

Nella situazione d'emergenza causata dal terremoto «il lavoro di migliaia di volontari è stato determinante». Anche in vista dell'Anno europeo del volontariato nel 2011, le Acli hanno voluto sondare l'altruismo degli aquilani. La percentuale di cittadini che svolgono oggi un'attività di volontariato regolare è pari al 13%. Tre persone dell'area colpita su dieci hanno fatto offerte di denaro durante l'ultimo anno. Risultati che potrebbero essere ulteriormente migliorati, se teniamo conto del fatto che il 56% degli intervistati, anche volendo offrire un contributo alla rinascita della città, dichiara di non sapere come fare. Altrettanti quelli che vorrebbero fare cose utili «ma spesso ci viene impedito - dicono - per motivi di sicurezza».

LA FIDUCIA NELLA PROTEZIONE CIVILE

L'impegno sociale dei cittadini, anche se importantissimo, non è ovviamente sufficiente a ricostruire una città come L'Aquila. Un ruolo rilevante le istituzioni pubbliche. A questo riguardo, l'indagine fa emergere un cambiamento sostanziale in senso negativo delle aspettative dei cittadini nei riguardi delle maggiori istituzioni coinvolte nella ricostruzione. Un sentimento di diffidenza che scompare quando si parla invece di Protezione civile: in questo caso il 50% dei cittadini intervistati dichiara di aver cambiato idea in senso positivo su questo Ente dopo il terremoto.

20/11/2010 9.14