Terremoto e Università, adesso gli studenti se ne vanno

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio, ha fatto sapere che cento studenti stanno lasciando la città perché «stanchi del pendolarismo».* CIALENTE: «REGNA CONFUSIONE DRAMMATICA»

La situazione già difficile potrebbe aggravarsi ulteriormente e la città potrebbe perdere una delle sue principali istituzioni che fa ben sperare per una ripresa economica e culturale del territorio martoriato dal sisma.

Di Orio, nel corso della conferenza stampa di presentazione del decreto sui primi interventi nel centro storico, ha chiesto che una parte dell'ex ospedale San Salvatore, oggetto di recupero, «dove ci sarà la facoltà di lettere e filosofia e la governance dell'università», sia destinata all'ospitalità degli studenti.

«Speriamo che l'intervento pubblico - ha detto ancora il rettore -, sia per gli studenti, questa è una città che vive anche grazie agli studenti».

Di Orio ha sottolineato che l'università si è subito messa a lavorare per la ripresa «dopo che ci erano arrivate proposte di portare via l'ateneo dalla città».

Ma è da mesi ormai che una larga fetta di universitari contesta le mense chiuse, servizi inesistenti, locali non ristrutturati a seguito del sisma, perdita di decine di posti lavoro per gli stessi dipendenti ed anche un «vergognoso 0%» di copertura della graduatoria delle borse di studio».

In un contesto già particolarmente difficile sale la tensione tra i vari rappresentanti istituzionali. Nei giorni scorsi il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente non ha partecipato alla conferenza stampa durante la quale il Commissario per la ricostruzione ha annunciato il programma di primi interventi per il recupero del centro storico dell'Aquila.

Il sindaco era in Friuli, ma secondo quanto si è appreso, avrebbe 'marinato' l'evento perché, a suo dire, non coinvolto sufficientemente come sindaco del Comune nettamente più grande del credere del terremoto e in disaccordo con la strategia decisa dal commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e dal coordinatore della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana.

L'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, interrogandosi sul futuro di questa città, invece ha attaccato Cialente.

«Queste assenze al tavolo - ha sottolineato - ci dicono che non c'é una visione comune, l'assenza incomprensibile ed ingiustificata, non bisogna chiudere gli occhi e non vedere. Noi come Curia ci siamo mossi subito, abbiamo messo a disposizione lo studio perché il nostro obiettivo è far ripartire la città, anche questa presentazione fa parte del bene di questa città».

Ed è arrabbiato in questi giorni anche il commissario Chiodi che ce l'ha (ancora una volta) con la stampa rea, a suo avviso, di non riportare fedelmente i risultati dell'attività dell'ufficio per la ricostruzione.

«Ciò che stiamo facendo avviene in un clima di confronto positivo e leale, fatto questo che non compare sull'informazione». «Che non piaccia o non piaccia - ha attaccato ancora -, in Friuli la ricostruzione fisica è partita solo dopo 4 anni. Questa fase è stata utilizzata da un'intensa fase di studio e di progettazione e da procedure destinate a chiarire aspetti urbanistici. Noi, quindi, siamo in anticipo ed anche questo viene spesso sottovalutato dagli organi di informazione».

E sempre da Chiodi è stata annunciata la firma di un decreto che prevede un programma di primi interventi per il recupero del centro storico dell'Aquila. Il decreto, secondo quanto sottolineato dallo stesso commissario, prevede finanziamenti per circa 120 milioni di euro da utilizzare in particolare per il recupero di edifici pubblici, beni culturali e monumentali e per la riattivazione e il riammodernamento di sottoservizi.

I soldi sono così ripartiti: 3 milioni di euro per interventi pubblici ricompresi nel Programma sperimentale di fattibilità e breve termine; 47 milioni e 74 mila euro per interventi negli edifici pubblici di proprietà del Comune dell'Aquila; 31.484.053,00 euro (di cui 27.152.780,00 per il Comune dell'Aquila) per interventi su reti idriche e fognarie GSA; 15 milioni per interventi sul patrimonio culturale; 3 milioni e 250 mila euro per interventI alla chiesa delle "Anime Sante". A questi si aggiungono 18.912.590,00 di euro per l'intervento programmatico negli edifici pubblici di proprietà del Comune dell'Aquila. 

15/11/2010 9.15

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CIALENTE: «REGNA CONFUSIONE DRAMMATICA»

L'AQUILA. Per il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente l'eventuale nomina di Luciano Marchetti a commissario per la ricostruzione del centro storico «non è un problema di contrarietà, ma la prova della confusione drammatica che ormai regna».

Contattato dall'Ansa a margine della visita compiuta sui luoghi del sisma in Friuli, su invito del Pd locale, Cialente ha detto di non sapere «cosa si sia deciso per la città. Si era parlato addirittura della presentazione di un progetto di ricostruzione di un pezzo della città, al di là della legge e dello stesso Decreto Abruzzo, che assegna il potere ai sindaci. Mi giunge notizia addirittura che lunedì verrà proposta una conferenza stampa per il rilancio economico e sociale della città, che anche questo - ha sottolineato - apparterrebbe ai Comuni».

«La verità - ha quindi proseguito Cialente - è che le polemiche di oggi sono ancora una volta la prova della confusione drammatica che regna ormai a L'Aquila per la mancanza di una legge, per il fatto che si va avanti con ordinanze, nominando commissari e vicecommissari, avendo perso il controllo della situazione. Mi piacerebbe essere smentito, ma la ricostruzione della città è completamente ferma. Mancano norme e persino un prezziario per permettere ai cittadini di presentare i propri progetti per la periferia, figuriamoci - ha aggiunto - per il centro storico».

Secondo Cialente «invece dell'approntamento di una macchina istituzionale come ai tempi del terremoto in Friuli, sta passando l'idea di un commissariamento, soprattutto nella città capoluogo, cosa che non ha mai fatto nemmeno la Protezione civile nel momento peggiore dell'emergenza. Io ho sollecitato ripetutamente il governo a fare un po' di ordine, mi sono dimesso da commissario ma forse qualcuno è contento solo - ha concluso - del fatto che mi sono tolto di mezzo».

Intanto il segretario della Uil Gianfranco Cerasoli sostiene che il decreto illustrato dal Commissario non è stato concordato con il Ministero per i Beni e Attività Culturali tanto che il Ministro Bondi e le sue strutture di staff non ne sanno nulla.

Cerasoli definisce lo stesso Chiodi «un incapace in mano a tecnici spregiudicati». Per il segretario Uil, inoltre, il decreto «va palesemente  contro ogni logica normativa e contabile: norme costituzionali e contabilità delle programmazioni dello Stato. Le ordinanze commissariali», insiste, «si possono solo dare indicazioni procedurali su disposizioni normative sovraordinate, e non si possono mai superare norme dello Stato o, come in questo caso, addirittura prerogative costituzionali riguardanti i Beni culturali. Il provvedimento Chiodi , se dovesse venire  confermato, non è applicabile né condivisibile da parte del MiBAC  ed è palesemente impugnabile sia in ambito amministrativo (T.A.R., Consiglio di Stato - incongruenza con norme sovraordinate) che in ambito contabile (Corte dei Conti - gestione impropria delle risorse)».

 Il provvedimento illustrato, spiega ancora il segretario della Uil, «sembrerebbe partorito non tanto da Chiodi, che in realtà  non prende iniziative proprie ma fa quello che gli dicono di fare, bensì partorito da Gaetano Fontana, lo stesso personaggio che ad esempio è contrario alla  proposta di vincolo paesaggistico per il centro murato dell'Aquila  ed è lo stesso personaggio a cui non è andato giù l’accordo tra  il Comune dell'Aquila e la Soprintendenza che hanno stilato il Protocollo di Intesa per l'esame congiunto di tutti i progetti nelle aree A o B (13 ottobre 2010), poiché questo  lo esclude definitivamente da ogni procedura autorizzativa  che  peraltro non gli compete per legge in alcun modo».

Ma Chiodi replica spiegando che sul documento del decreto in corso di formazione è scritto «che si tratta di uno schema».

Cambierà qualcosa nella versione definitiva?

«Avendo anch'io avuto le stesse perplessità dal punto di vista della formulazione corretta giuridica - spiega Chiodi - sono in attesa che la commissione tecnico-scientifica dia la sua valutazione».

Alle accuse personali di Cerasoli («Chiodi è incapace o nelle mani di tecnici arroganti»), il commissario risponde accusando il segretario e il suo sindacato di voler mettere le mani sulla ricostruzione.

«Questo aspetto di ignoranza - sbotta il commissario - non giustifica né i toni usati né la singolarità del suo interesse, che pare non tanto rivolto al merito delle questioni, ma a posizioni meramente di gestione. Probabilmente - aggiunge Chiodi - ancora una volta il sindacato sta cercando di tirare la volata a qualche suo iscritto. E se fosse così, troverebbe in me un baluardo insuperabile».

Quanto alle competenze tecniche sulla ricostruzione, Chiodi ricorda che «il vice commissario per i beni culturali Luciano Marchetti si occupa della messa in sicurezza e dei consolidamenti; in base all'attuale normativa il restauro è affidato alle soprintendenze».

Sul conflitto di competenze, Chiodi gira la palla al Ministero per i Beni culturali, «non al ministro», specifica, ma «alle strutture. Invece di rivolgersi così sgarbatamente al sottoscritto - prosegue Chiodi -, Cerasoli dovrebbe sapere che questo conflitto non appartiene a me, ma alla confusione che regna nelle strutture ministeriali proprio per le vicende sindacali e di potere. Sono lotte tra soggetti che vorrebbero acquisire ruoli di potere: io rifuggo da questa logica e mi scandalizzo quando vedo un personaggio che si presta a queste cose in modo così scorretto e volgare». 

15/11/2010 9.14