Case inagibili e appalti privati, la procura teme gli appetiti delle cosche

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA PROTESTA

L'AQUILA PROTESTA

L'AQUILA. Un lavoro infinito per la Procura dell'Aquila che adesso passa al setaccio anche l'aggiudicazione degli appalti privati.* BENI CULTURALI, UIL CONTRO NOMINE: «ERRORI GRAVISSIMI PENALIZZANO ABRUZZO»

Si indaga sui crolli del 6 aprile, si indaga sul rischio di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post sisma e, si scopre adesso, gli occhi degli inquirenti sono puntati anche sul recupero della case E, ovvero quelle segnalate come gravemente danneggiate dal sisma.

In quelle abitazioni, dopo la notte del terremoto, i residenti non hanno più fatto rientro. Al massimo con l'ausilio dei vigili del Fuoco si sono fatte rapidissime incursioni per recuperare oggetti cari e preziosi. Poi sono partiti i puntellamenti, la lunga trafila della burocrazia post sisma si è insinuata nella vita quotidiana ma al momento nessun lavoro è cominciato.

Chi prima del 6 aprile viveva in una abitazione classificata come inagibile adesso vive in un hotel, in un appartamento del progetto Case, in una caserma o in sistemazione autonoma. Tutti in attesa di conoscere il proprio destino.

Ma proprio su questi appalti per la ricostruzione, sostiene la procura, si sarebbero addensate le attenzione delle organizzazione mafiose visto che il regime di indennizzo dato ai fondi permette al cittadino di individuare e decidere tutta la filiera ricostruttiva, dalla impresa, al tecnico fino all'amministratore di condominio, senza alcun tipo di controllo.

E dove manca il controllo le mani della malavita organizzata hanno ovviamente gioco facile.

Così adesso la Procura distrettuale vuole verificare la correttezza e la trasparenza degli iter seguiti negli affidamenti di incarichi di condomini E, per accaparrarsi i quali in generale si è scatenata una guerra tra imprese, amministratori di condominio e progettisti.

La Procura stava già approfondendo il fenomeno, segnalato anche da alcuni esposti, di appalti aggiudicati sempre allo stesso amministratore di condominio, alla stessa impresa e allo stesso progettista. Una situazione che era balzata agli occhi di molti e che non poteva essere una pura e semplice coincidenza.

L'attenzione è ai massimi livelli soprattutto in seguito all'inchiesta sulla 'ndrangheta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che ha portato a sgominare la cosca Borghetto-Caridi-Zindato, con l'arresto di 34 persone.

Proprio grazie a quella indagine gli inquirenti sarebbero riusciti a recuperare tracce evidenti di infiltrazioni dell'organizzazione mafiosa calabrese negli appalti per la ricostruzione, anche con la creazione di imprese e con l'ausilio di collegamenti aquilani.

Le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere che il "gancio" aquilano per il commercialista Carmelo Gattuso, prestanome dell'esponente del cartello mafioso Santo Giovanni Caridi (entrambi sono tra i 34 arrestati), era il 33 enne aquilano Stefano Biasini, piccolo imprenditore, ma anche figlio di Lamberto, geometra, ex costruttore edile, ma soprattutto uno degli amministratori di condominio che va per la maggiore nella ricostruzione post terremoto.

Il procuratore distrettuale, Alfredo Rossini, il quale ha annunciato di aver chiesto l'invio degli atti ai colleghi calabresi, ha sottolineato che è al vaglio la posizione di Biasini e in tal senso i pm vogliono anche scoprire se la 'ndrangheta era interessata ad intessere rapporti con il padre di Stefano Biasini, per arrivare ad introdursi nei milionari condomini E.

Le organizzazioni malavitose potrebbero aver individuato gli amministratori di condominio come le figure locali per arrivare ai milionari appalti privati senza controlli. Stefano Biasini, non indagato, e' amministratore unico e proprietario del 50 per cento delle quote della ditta Tesi costruzioni, che ha sede all'Aquila in via Pescara. Stando all'accusa, l'altro 50 per cento sarebbe di Gattuso, sempre per conto di Caridi. Secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria, Andrea Esposito, in riferimento all'appuntamento dal notaio per il passaggio di quote avvenuto il 26 marzo scorso all'Aquila, «la società sarebbe stata utilizzata per aggiudicarsi i lavori da cedere poi in subappalto, chiaramente alle altre due imprese», la Edil Br costruzioni e la Lypas che «stanno operando, così come inizialmente prospettato, in sinergia e sotto il diretto controllo di Caridi».

«PREVENZIONE SODDISFACENTE»

Nell'ambito ricostruzione «c'é stato qualche tentativo di infiltrazione da parte di organizzazioni criminose, ma la risposta dello Stato è stata pronta e veloce, tanto da scoraggiare ulteriori attività di questo tipo», ha commentato ieri il generale Maurizio Scoppa, comandante del comando interregionale dei Carabinieri "Ogaden" che ha giurisdizione su Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Visitando il comando provinciale dell'Aquila, Scoppa si è detto soddisfatto del lavoro svolto in questi 18 mesi del post-sisma: «i Carabinieri hanno lavorato sin da subito e non si sono mai sentiti 'terremotati' - ha valutato - contribuendo alla repressione ma anche alla prevenzione dei crimini. Così il numero complessivo dei reati sta progressivamente diminuendo».

06/11/2010 9.26



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BENI CULTURALI, UIL CONTRO NOMINE: «ERRORI GRAVISSIMI PENALIZZANO ABRUZZO»

 L'AQUILA. L’avvio delle procedure per la nomina di  5 nuovi Direttori Generali al Mibac che si insedieranno dal prossimo 1 dicembre scatenano le ire del segretario generale Uil Gianfranco Cerasoli.

«O il Ministro Bondi è sotto ricatto o continua a commettere errori enormi per la salvaguardia dei beni culturali del paese», commenta il sindacalista.

A prescindere dalle capacità delle singole persone che  la Uil non mette in discussione, il problema starebbe nel fatto che tutta l’operazione «serve solo a spianare la strada alla rinomina di Vittorio Sgarbi al Polo Museale di Venezia».

«Infatti», spiega Cerasoli, «non a caso i due principali candidati, che la Corte ha giudicato legittimati ad essere nominati a Soprintendenti al Polo di Venzia, quali Fabrizio Mgani e Isabella Ballerini Lapi, vengono “ promossi” a direttori Generali Regionali  , lasciando libera la strada alla rinomina del comico di Ferrara che così ora non ha più concorrenti e questo permette a Bondi di rifargli un contratto da dirigente visto che lui è un semplice funzionario».

«Questo giro ignobile per liberarsi di due Soprintendenti», tuona ancora il rappresentate della Uil, «oltre al danno crea anche la beffa per la Regione Abruzzo che ora si ritroverà ad avere come direttore regionale uno storico dell’arte , che pur bravo impiegherà almeno 6/12 mesi ad entrare nel delicatissimo meccanismo della ricostruzione del patrimonio culturale distrutto dal terremoto.

Questo provvedimento di Bondi è di una gravità inaudita poiché significa che non ha alcun interesse per l’Abruzzo che viene lasciato completamente allo sbando con la colpevole latitanza anche dello stesso presidente e commissario per l’Abruzzo  per la ricostruzione Gianni Chiodi».

Allo stesso tempo si continuerebbe a penalizzare la città di Venezia: «se Bondi avesse un minimo di attenzione alla sorte di questo Ministero dovrebbe dire di no a Berlusconi che gli ha imposto Sgarbi».

06/11/2010 9.42