Post sisma, vescovo D'Ercole: «nessuna inchiesta su di noi»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Non siamo assolutamente a conoscenza se la Fondazione Abruzzo Solidarietà sia coinvolta in un inchiesta della Procura dell'Aquila».

Lo ha detto ieri il vescovo ausiliare, Giovanni D'Ercole, a proposito delle notizie sull'indagine della Procura incentrata sui fondi per il sociale. Fondazione Abruzzo Solidarietà e sviluppo è nata il 14 giugno del 2010 con la finalità di promuovere iniziative sociali nell'ambito del Cratere. I soci fondatori sono diversi ma i più importanti sono la Curia, il Comune di San Demetrio e il Comune di Villa Sant'Angelo. Presidente della Fondazione è l'arcivescovo Giuseppe Molinari, vicepresidente vicario il vescovo ausiliare D'Ercole. «Il nostro ruolo - ha chiarito quest'ultimo - è solo di terzietà. Quanto prima ci sarà un avvicendamento. Del resto, la Fondazione è ancora priva di personalità giuridica e non ha ricevuto fondi di alcun tipo allo stato attuale: i soldi non ci sono e l'inchiesta su cosa dovrebbe basarsi? E' importante aggiungere che non si tratta della fondazione della Curia, il nostro ruolo è quello di arbitri».

«Il mio rammarico - ha chiarito D'Ercole - che questo progetto è nato per il bene, per favorire l'incontro e invece sta generando uno scontro».

Gia nei mesi scorsi il vescovo e la sua fondazione erano stati al centro di inchieste giornalistiche di Repubblica e Report ma il prelato aveva sempre respinto quelle che lui definisce «ricostruzioni false» e una «informazione anticlericale»

Intanto ieri il procuratore Alfredo Rossini che indaga nell'ambito della ricostruzione post sisma ha fatto sapere che non convocherà «piu' nessuno. Se gli indagati lo richiedono e' un altro discorso, in quel caso noi li ascolteremmo perche' questo e' l'atteggiamento della Procura, altrimenti non abbiamo bisogno di sentire nessuno».

Il riferimento è ovviamente alla mancata presentazione lunedì scorso dei tre indagati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il G8 dell'Aquila dopo il 6 aprile 2009. Il procuratore aveva convocato i tre indagati il parlamentare Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, l'imprenditore aquilano Ettore Barattelli, 42enne presidente del Consorzio Federico II, e l'imprenditore Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Btp, azienda che insieme alla famiglia Barattelli e alle altre due imprese aquilane Vittorini Emidio e Marinelli-Equizi, fa parte del Consorzio Federico II.

«L'interrogatorio - aveva detto Rossini - e' anche uno strumento per la difesa perche' permette di spiegare e fornire indicazioni per chiarire le posizioni degli indagati, vista la situazione che si e' creata andiamo avanti senza interrogatori».

L'avvocato Attilio Cecchini, legale di fiducia di Ettore Barattell, ha annunciato la presentazione nei prossimi giorni di un nuovo interrogatorio del proprio cliente, costretto a disertare la convocazione dei giudici della Dda per «motivi di famiglia». La madre dell'indagato era stata ricoverata d'urgenza nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale a causa di un ictus.

Secondo l'accusa gli imprenditori si sarebbero aggiudicati appalti e cercato di averne altri attraverso personaggi politici influenti. Barattelli, Fusi e Verdini sono indagati con l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio, ma le indagini della procura distrettuale sono tese a provare la corruzione nell'ambito di presunti favori ottenuti nell'aggiudicazione di lavori all'Aquila. 

22/10/2010 9.28