Fusi: «Verdini mi aiutò, in Italia funziona così»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «Denis Verdini? Quando ho avuto bisogno ci siamo sempre sentiti e abbiamo collaborato. In società, mai».

Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Riccardo Fusi, l'imprenditore della Btp sotto inchiesta insieme al coordinatore del Pdl nell'ambito dell'indagine della così detta 'cricca' che si sarebbe adoperata per ottenere appalti in occasione del G8 e nell'indagine stralciata dalla procura dell'Aquila per quello che attiene ai lavori del post sisma.

L'inviato Marco Imarisio ha raggiunto l'imprenditore a Firenze che ha risposto ad alcune domande sui suoi rapporti con la politica nazionale di cui tanto si parla in queste settimane e sui suoi legami col centrodestra. Ma lui ammette: «facevo più affari quando al governo c'era il centrosinistra». Poi spiega che «ogni mattina devo alzarmi e andare a spiegare a tutti, specialmente alle banche, che io e Denis Verdini siamo amici ma non gemelli siamesi».

L'imprenditore sostiene che non è strano appoggiarsi agli esponenti politici per lavorare: «Perché», domanda, «la Lega non ha le sue aziende? E il Pd non ha le Coop? Non ci vedo nulla di male. Per tornare all'inchiesta sulla Scuola Marescialli: parlo con Altero Matteoli tramite Verdini. Non vedo il problema»

Così fan tutti? «In Italia», risponde «tutto il mondo degli appalti gira intorno ad associazioni, conoscenze, consorterie, perché non dovrei girarci anch'io?»

Magari, ribatte il giornalista, perchè ci sono imprenditori che per parlare con Matteoli scrivono una lettera o passano dal centralino? «Certo», replica Fusi, « e io sono un marziano. I miei competitor non stanno mica in fila ad aspettare di essere ricevuti».

Sugli appalti per la ricostruzione dell'Aquila, dice che «i soci locali del Consorzio erano stufi di rimanere a bocca asciutta perché, con la storia dell'emergenza, Bertolaso faceva gare a trattativa privata e assegnava i lavori a chi voleva lui. Mi dissero che era necessario farsi conoscere da Gianni Letta. Io alzai il telefono e chiamai Verdini». Da qui l'interessamento. Ma, contesta «sono così appoggiato» politicamente che «l'unica gara vinta come Consorzio Federico II è stata a buste chiuse, con miglior offerta al ribasso. Sa quanti sono i cantieri aperti a L'Aquila? Dodicimila. Se avessi avuto tutti questi appoggi forse qualche cantiere serio l'avrei avuto pure io».

Intanto i legali di Fusi stanno studiando il da farsi: lunedì il loro assistito è stato convocato in Procura dai pm aquilani per un interrogatorio ma si starebbe valutando la possibilità di non andare.

Stessa decisione che starebbe prendendo anche l'avvocato dell'altro indagato per abuso d'ufficio, Denis Verdini, Marco Rocchi, che ha già annunciato: «al 99% non andiamo». Secondo l'avvocato toscano, l'interrogatorio «non si rivelerebbe utile, data la debolezza dell'accusa di abuso d'ufficio».

Ieri su alcuni quotidiani era spuntata la notizia di partecipazioni in società estere del coordinatore del Pdl. Ma lui smentisce anche quella e parla di complotto.

«Nessuna partecipazione all’estero» né per lui né per la sua famiglia. Verdini si dice pronto a ricorrere alle vie legali, se continuerà la pubblicazioni di «bugie» e «invenzioni».

«Leggo di tutto e di più - scrive in una dichiarazione -, che avrei “mentito” riguardo ai miei rapporti con Fusi e di fantomatici “anonimi azionisti nel consorzio vicini al coordinatore del Pdl nascosti in società svizzere”». Per Verdini si tratta anche di «interpretazioni di chi scrive riportando in modo frammentario ciò che più serve al suo scopo, basando tutto sulla lettura a singhiozzo di una informativa del Ros piena di supposizioni».

Martedì prossimo, intanto, comincerà a Roma il processo per la scuola marescialli dove Fusi, proprietario della Baldassini Tognozzi Pontello è il presunto corruttore, disposto a tutto pur di riprendere i lavori della Scuola Carabinieri, con Verdini.

In quell'inchiesta si parla di «utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni professionali e personali che ha realizzato una rete di interessi intrecciati», come ha scritto la sesta sezione penale della Cassazione nella sentenza 23427 in cui si spiega perchè lo scorso 10 giugno è stato deciso il trasferimento dell'inchiesta a Roma.

I quella inchiesta sono indagati anche Angelo Balducci, già presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici (e con un passato che tocca anche l'Abruzzo), Fabio De Santis, già provveditore alle opere pubbliche della Toscana, (indagato anche nell'ambito dell'inchiesta Mare Monti) e l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (che rideva la notte del terremoto abruzzese pregustando i ricchi appalti del post terremoto) e Guido Cerruti. Quest'ultimo, però, è deceduto la scorsa estate.

15/10/10 12.00