Terremoto, tre scosse nella notte. Altri 80 mln di euro per l'emergenza

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Tre scosse di terremoto sono state registrate tra ieri sera e stanotte in provincia dell'Aquila.  *INGEGNERI, «ANCORA TROPPI PROBLEMI». CHIODI: «NON ACCAMPINO SCUSE»

 

Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il primo sisma è stato alle 21:50 di ieri con magnitudo 2.7 e con epicentro nei pressi dei comuni di L'Aquila, Barete e Pizzoli; il secondo all'1:46 di stanotte con magnitudo 2 ed epicentro vicino a Pizzoli, Campotosto e Capitignano. Dai rilievi della Protezione civile, non risultano al momento danni a persone o cose.

Una terza scossa di terremoto, di magnitudo 2.4, è stata registrata in provincia dell'Aquila. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il sisma è avvenuto alle 2:45 con epicentro in prossimità dei comuni dell'Aquila, Barete, Capitignano e Pizzoli. Intanto proprio ieri il commissario Chiodi, in ottemperanza alle disposizioni contenute nell’ultima Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha trasferito la somma di 80,5 milioni di euro per il pagamento delle spese per fronteggiare l’emergenza.

In particolare, tali somme saranno utilizzate per il pagamento dei Comuni e degli altri Enti che hanno sostenuto e rendicontato spese per il Contributo di Autonoma Sistemazione, per locazioni, per rimozione situazioni di pericolo, per il personale e così via.

Tali somme saranno utilizzate anche per il pagamento degli hotel che hanno ospitato e che ospitano gli sfollati.

A tale somma di 80,5 milioni, si aggiungerà una altra cospicua disponibilità derivante dal reintegro delle somme pagate in via di anticipazione con i fondi dell’emergenza.

«Le risorse finanziarie ore disponibili», ha spiegato Chiodi, «ci consentiranno di pagare ogni obbligazione legata all’emergenza in tempi celeri, considerato che l’ammontare complessivo delle stesse dovrebbe essere sufficiente a coprire tutte le spese che abbiamo sostenuto sino ad oggi e che sosterremo sino al 31 dicembre prossimo. Gli operatori economici saranno tutti soddisfatti nelle loro legittime aspettative: i Comuni avranno a disposizione le somme necessarie per il saldo dei lavori di puntellamento e per le altre obbligazioni assunte, mentre gli albergatori saranno direttamente liquidati dallo scrivente, tramite la SGE».

Anche sul fronte della ricostruzione degli immobili privati le risorse disponibili consentono di procedere ad effettuare immediatamente ogni trasferimento di risorse che i Comuni gradualmente richiedono in base alle determine emanate.  Spetterà, invece, alla Curia, d'intesa con la struttura commissariale, decidere quali chiese riaprire immediatamente nel centro storico dell'Aquila, tra quelle già messe in sicurezza dopo il terremoto del 2009.

Lo ha chiarito il vicecommissario per la messa in sicurezza, Luciano Marchetti, a margine di un incontro con la stampa convocata nella chiesa di Santa Giusta per illustrarne i lavori di ristrutturazione. «Se cominciamo a riaprire tutte le chiese in queste condizioni - ha detto Marchetti, mostrando la chiesa di Santa Giusta puntellata -, e per molte possiamo farlo tecnicamente, poi si perde anche la volontà di finire di restaurare. Io sono favorevole agli interventi definitivi, ma è una scelta che non faccio io. Completeremo l'intervento di sicurezza e a quel punto si potrà sicuramente riaprire, la Curia dovrà decidere se la riapertura è opportuna».

Per la chiesa di Santa Giusta sono stati richiesti alla struttura commissariale finanziamenti fino a 4 milioni di euro. La prima fase prevede il completamento delle operazioni di puntellamento, il recupero di una cappella, la selezione e la rimozione di alcune macerie.

Ad oggi i lavori per la messa in sicurezza post-terremoto hanno riguardato circa 2 mila chiese del cratere per un complessivo di 500 interventi. Ed è ancora polemica sui dati del report della popolazione assistita. Nei giorni scorsi secondo l'ex presidente della Provincia Chiodi avrebbe emanato «dati camuffati e non veritieri» perchè nella lista mancavano gli assistiti nelle Case e nei Map.

«Stiamo avviando un processo di chiarezza e trasparenza», ha spiegato Chiodi. «Il consueto report diffuso dalla Sge - spiega il commissario - è stato volutamente ottimizzato nell'impostazione, suddividendo tre tipologie di soluzioni: una per indicare il numero delle persone alloggiate in soluzioni fornite dallo Stato (CASE, Map, affitto o Fondo immobiliare); l'altra per coloro che usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione; la terza per persone assistite in strutture ricettive o in permanenza temporanea (alberghi e caserme). Nessuna mistificazione, quindi, solo un quadro più schematico e trasparente a fronte del precedente più sommario e aggregante».

Il Commissario ribadisce di non aver mai sottovalutato la portata del problema casa e tantomeno lo fa la rimodulazione dei dati, «ma nessuno può negare che sono al momento le tremila persone alloggiate in caserme o in alberghi le più bisognose di interventi prioritari. Tra di esse, ancora di più, le 600 che hanno la propria casa classificata E e per le quali i tempi di un ritorno alla propria dimora si allungano notevolmente».

 14/10/2010 9.12

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INGEGNERI, «ANCORA TROPPI PROBLEMI». CHIODI: «NON ACCAMPINO SCUSE»

 L'AQUILA. A 18 mesi dall’evento sismico del 6 aprile 2009, il presidente dell'ordine degli ingegneri, Paolo De Santis, fa un primo bilancio sulla ricostruzione pesante degli edifici classificati E e quella relativa ai centri storici.  Lo fa, spiega in una lettera aperta indirizzata al commissario Chiodi, «interpretando il sentimento ed il volere di una comunità locale che ambisce ad avere certezze nel processo di ricostruzione». E si evince che sono ancora tanti i punti bui. Il presidente Chiodi dopo la missiva ha dato l'ok per un incontro ma ha esortato i professionisti a lavorare speditamente e di «non accampare scuse per ulteriori ritardi».

Ma per gli ingegneri la ricostruzione leggera degli edifici classificati con esito di agibilità “B” e “C” «ha avuto un avvio difficile per l'impostazione monocentrica delle varie Ordinanze pur in presenza di una “emergenza abitativa”», spiega il presidente. «Credo che oggi la popolazione assistita sia ancora di circa 60.000 abitanti. Il passaggio delle competenze dalla Protezione Civile Nazionale al Commissario per la Ricostruzione ed alle sue Strutture, di certo non è stata agevole, sia per le decisioni da prendere ma anche per il raccordo con il Governo Centrale».
I cittadini chiedono a gran voce quando potranno iniziare i lavori: in un anno, dieci, o venti?
Per De Santis ci sono «incertezze alimentate da un piano finanziario che non c’è al fine di evitare la svendita degli immobili (purtroppo si hanno già sentori nel merito). Una decisione partecipata e comunicata ai cittadini può evitare anche il flusso migratorio verso le zone costiere dove la qualità della vita è priva delle difficoltà, anche le più elementari, che i cittadini incontrano nella semplice vita quotidiana, frutto anche della mancanza di un vita sociale che questa Comunità aveva prima del 6 aprile».
La notizia dell’avviso del bando per la ricostruzione dei centri storici del Comune di L’Aquila secondo il presidente dell'ordine potrebbe «rivelarsi un flop, alimentando, nel frattempo, solo la speranza dell’avvio del processo della ricostruzione: la città ed i suoi abitanti non meritano questo dopo essere stati provati dall’evento
sismico e dai disagi subiti».
Il presidente elenca poi una serie di criticità: dal limite di costo dell’Edilizia residenziale pubblica pubblicato sul B.U.R.A. («non è applicabile per la evidente e stridente differenza con le ordinanze») alle demolizioni e ricostruzioni degli edifici («abbiamo una serie di proprietari riuniti in Condominio ma non tutti potrebbero avere le stesse finalità, come si opererà?», dalla concretezza dei Piani di Ricostruzione («esiste un master-plan che individui tempi, zone e risorse disponibili per annualità?» alla «paralisi dell’ufficio del Genio Civile che non riesce a definire le pratiche in tempi ragionevoli, in presenza di sole 150 pratiche mensili; cosà succederà con la
ricostruzione pesante?».

Poi c'è il Prezzario Regionale: «è fermo tecnologicamente al 1999, o forse anche prima», spiega il presidente, «e non tiene conto dei nuovi dispositivi antismici e delle nuove tecnologie. I tre aggiornamenti, richiesti a gran forza, hanno appena tamponato la ricostruzione leggera. La ricostruzione dei centri storici merita un’attenzione particolare sia in termini di prezzi che di limite di costo».

Dopo la lettera, Chiodi si è detto disposto ad un confronto con i rappresentanti dell'ordine. «Ma gli ingegneri - esorta il Commissario - si affrettino a redigere i progetti, perché le scadenze sono imminenti. Non accampino invece scuse per ulteriori ritardi. Tutti siamo coscienti che la loro attività è propedeutica all'apertura dei cantieri - conclude Chiodi -. Per questo si assicurino sia espletata nel più breve tempo possibile».  

 14/10/2010 9.12