Trasparenza ai tempi di Chiodi: quel documento «non pubblicabile» ed introvabile

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Dichiarazioni non rilasciate, documenti «non pubblicabili» e «non rilasciabili». Questa è la storia di un documento, tra i milioni che riguardano la ricostruzione ai tempi del commissario Chiodi.

L’AQUILA. Dichiarazioni non rilasciate, documenti «non pubblicabili» e «non rilasciabili». Questa è la storia di un documento, tra i milioni che riguardano la ricostruzione ai tempi del commissario Chiodi.

C’è un documento, in particolare, che sta agitando le acque in questi giorni. Si tratta della “relazione” dell’ingegnere Sergio Iovenitti, ex consulente Sge, in cui segnalerebbe al commissario Chiodi le criticità nella gestione di due organismi, la Sge (struttura gestione emergenza) e la Stm (struttura tecnica di missione) deputati alla ricostruzione de L'Aquila e guidati da Gianni Chiodi.
Relazione al momento blindata nelle segrete della pubblica amministrazione.
PrimaDaNoi.it ha a lungo cercato di ottenere quel pezzo di carta, senza riuscirvi. A nulla è servito contattare il diretto interessato, l’ingegnere Iovenetti, appunto, chiuso nel suo silenzio; né è servito a qualcosa sentire il coordinatore della struttura per la gestione dell’emergenza, Roberto Petullà che parla di «un atto interno, non pubblicabile» ma conferma il contenuto della misteriosa relazione.

IL SILENZIO STAMPA DI IOVENITTI

Sergio Iovenetti non rilascia dichiarazioni. L’ex consulente ci tiene a precisarlo e, con eccesso di zelo, lo ribadisce via e-mail a PrimaDaNoi.it. «Non vi autorizzo a pubblicare nulla» dice per una serie di ragioni, anche condivisibili, per rispettare le gerarchie e ci rimanda gentilmente alla Sge.
Quanto alla richiesta di conoscere i contenuti della relazione e magari di poterla leggere la porta è chiusa e ci precisa la procedura da seguire per eventualmente averla.

«LA LETTERA INTERNA»

Roberto Petullà, responsabile Sge, mette da subito le cose in chiaro. «Non possiamo fornire alcun documento», dice, «perché quello che abbiamo in Sge non è il documento ufficiale ma solo l’estratto del documento per la parte che ci riguarda. Iovenitti ha consegnato la comunicazione al commissario Chiodi. Il commissario ne ha una copia e se riterrà di voler rendere pubblica sarà lui a farlo ma secondo me assolutamente no perché è un atto di natura interna».
Una comunicazione interna, dunque con la quale Iovenitti avrebbe segnalato al suo organo di vertice che c’erano alcuni problemi nella gestione comunicando «i suoi punti di vista sulla situazione». Vediamo quindi quali.
«Il primo punto di contestazione», spiega Petullà, «riguarda la spesa di 400.000 per la gestione dell’intera centrale dati Telecom, ritenuta dall’ingegnere, eccessiva». Sul punto Petullà esprime perplessità.
«Potrebbe sembrare onerosa», dice, «ma si deve anche considerare che alcuni enti come il Comune de L’Aquila utilizzano la nostra rete. Quando il Comune si trasferirà noi risparmieremo il suo traffico dati e telefonico».
Iovenitti, secondo Petullà, ha poi contestato «la manutenzione dei mezzi dell’ esercito, anch’essa ritenuta troppo onerosa». «Il mezzo dell’esercito viene riparato», argomenta Petullà, «e su quella riparazione viene emessa la fattura. Le fatture sono mensili e potevano esserci fatture con 100.000 euro di importo».
Poi si passa all'affitto dei moduli (dei container) per vari utilizzi. Anche su questo punto Iovenitti, dice Petullà «si è lamentato ma sono rimasti solo quattro enti utilizzatori. L’11 ottobre abbiamo convocato tutti gli utilizzatori abbiamo detto che andavano fatti tagli e tagli sono stati fatti».

LA TRASPARENZA: UNA QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA…

Sul concetto di trasparenza amministrativa vista dagli occhi delle Pubbliche amministratori si potrebbero poi, spendere fiumi di inchiostro. Il ragionamento di Petullà sulla trasparenza è semplice «e si fonda su basi giuridiche», dice. «Solo i documenti che hanno rilevanza esterna possono essere pubblicati cioè tutti quelli indirizzati ad organi diversi da quelli interni. Ad esempio», spiega, «se io scrivo una lettera al Comune quello è un atto esterno e lì (il giornalista o chiunque altro, ndr) può chiederne copia. Il contenuto acquista evidenza pubblica quando il soggetto che lo sottoscrive è un soggetto titolato a rendere pubblico il contenuto dell’ atto (come il dirigente settore o il responsabile del procedimento). Iovenitti non era né l’uno né l’altro».
E qui nascono i problemi, quando un atto acquista evidenza pubblica? Ma soprattutto a chi spetta renderlo di evidenza pubblica?
«Solo il commissario deve decidere se l’atto ha rilevanza esterna o no» risponde secco Petullà.
E il commissario rende di evidenza pubblica il documento di Iovenitti, secondo Petullà, «se, dopo le segnalazioni dell’ingegnere, decide di indirizzare agli Enti in questione (Telecom, esercito) delle richieste di provvedimenti o modifiche di contratti».
Nel nostro caso il commissario «ha nominato un esecutore contrattuale che verifichi ciò, la dottoressa Francesca Santini della Regione Abruzzo».
Parole, tante parole e del documento non v’è traccia. Però forse sappiamo comunque un po’ di più…
Marirosa Barbieri  10/01/2012 17:54