Occupazione abusiva, rinviati a giudizio 12 giovani del 3e32. Rc: «meriterebbero un premio»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1449

L’AQUILA. Occupazione abusiva di edificio pubblico: 12 giovani del comitato 3e32 rinviati a giudizio.

La notizia è apparsa sul quotidiano Il Messaggero. La vicenda è quella relativa all’occupazione dell'ex presidio ospedaliero di Collemaggio che ha fatto poi nascere l'esperienza di Casematte. Il processo comincerà il prossimo 10 aprile. La vicenda nasce da una serie di esposti presentati da Giancarlo Silveri, manager della Asl provinciale, proprietaria degli immobili.

«Alcuni dei locali di appartenenza della direzione sanitaria sono stati per mesi sede di alcuni tra i movimenti cittadini, come il comitato “3e32″, sorti spontaneamente dopo il sisma, e questo in maniera non autorizzata», aveva denunciato il manager. «In realtà», spiegò il comitato, «la Asl sa benissimo dove siamo e che cosa facciamo sin da quando siamo arrivati nell’area di Colle Maggio a settembre. Uscire ora per dire che siamo degli abusivi in luoghi inagibili è solo una fievole risposta di fronte alla vergogna provata per avergli messo alla luce del sole, le condizioni di abbandono e spreco in quest’area, condizioni che la farebbero vendere più facilmente a basso prezzo». Il fabbricato occupato che ha dato il via al procedimento giudiziario è l'ex bar del complesso psichiatrico: una stanza di 28 metri quadri.

«Esprimiamo la più totale solidarietà agli attivisti di Casematte rinviati a giudizio per aver svolto una meritevole attività di volontariato e impegno civile e sociale», commentano Maurizio Acerbo, consigliere regionale Prc, Francesco Marola, segretario provinciale Prc L’Aquila e Enrico Perilli, consigliere comunale Prc. «E’ una vergogna che venga perseguito chi ha recuperato uno spazio abbandonato e inutilizzato da anni creando un punto di aggregazione in una città desertificata dal terremoto. Gli attivisti di Casematte meriterebbero un premio per il lavoro svolto avendo tra l’altro restituito alla funzione assegnata dalle leggi vigenti degli spazi un tempo occupati da strutture psichiatriche che dovrebbero essere riconvertiti proprio a usi sociali e riabilitativi».

«Non ce la prendiamo con i magistrati», assicura Rifondazione, «ma con chi ha attivato la via giudiziaria invece di affrontare con spirito positivo un esperimento prezioso di auto-organizzazione della società civile e dei giovani. Riteniamo grave il comportamento del manager della Asl Silveri che invece di procedere alla regolarizzazione di un’occupazione di evidente utilità sociale (come stava facendo il suo predecessore Marzetti) ha intrapreso la via delle denunce. Chiodi, De Matteis, Giuliante, Ricciuti ben conoscono il ruolo svolto da Casematte e avrebbero dovuto attivarsi per una soluzione positiva».

09/01/2012 09:54

«Il 10 Aprile saremo in tribunale per il processo sull'occupazione di CaseMatte», fanno sapere i rinviati a giudizio in una nota, «ossia di un piccolo spazio all'interno dell'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, abbandonato per anni e ora divenuto fondamentale punto di riferimento. Uno spazio riqualificato esclusivamente con le nostre forze e senza finanziamenti pubblici, per rispondere a bisogni reali di carattere sociale, abitativo e politico, che le istituzioni non riescono a garantire. Uno spazio nel quale, per più di due anni, sono stati organizzati centinaia di concerti, assemblee e dibattiti all'interno del quali sono intervenuti anche esponenti dell'amministrazione comunale e dell'opposizione, alcuni dei quali ora si guardano bene dal prendere posizione».

«Tutto ha inizio», ricordano, «nel settembre 2009, momento in cui questi bisogni erano ancora più vitali di oggi. Una fase sulla quale questo processo deve far luce, ponendo una lente di ingrandimento sulle responsabilità della sospensione dei diritti democratici, ovvero sul prolungamento dopo il sisma dello stato d'eccezione e sul fallimento della gestione dell'emergenza. Nella città delle speculazioni, delle mancate promesse, della mancanza di progettualità e del vuoto sociale, per noi 'riprendiamoci la città' non ha rappresentato solo uno slogan, ma una pratica quotidiana. Dovevamo farlo, e l'abbiamo fatto. Per noi è legittima la riappropriazione degli spazi pubblici, così com'è legittimo invadere la zona rossa con le carriole, manifestare sotto i palazzi del potere a Roma, occupare l'autostrada e contestare il commissariamento. Tutti momenti che hanno portato finora a più di sessanta denunce».

09/01/2012 17:54