Post terremoto, 4 imprenditori arrestati per collegamenti con la ‘Ndrangheta

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Legami con l’associazione di stampo mafioso denominata ‘Ndrangheta. E’ questa la tesi della procura antimafia de L’Aquila. In arresto un aquilano e tre imprenditori di origine calabrese.

L’AQUILA. Legami con l’associazione di stampo mafioso denominata ‘Ndrangheta. E’ questa la tesi della procura antimafia de L’Aquila. In arresto un aquilano e tre imprenditori di origine calabrese.

L'allarme in città era elevato, tanto che da mesi gli inquirenti si erano focalizzati proprio su questo filone d'indagine. I fatti contestati -che avrebbero di fatto arricchito famiglie delle ‘ndrine calabresi- ruoterebbero intorno ai lavori di ricostruzione degli edifici privati per i quali non sono previste procedure ad evidenza pubblica né certificati antimafia. L’operazione di polizia è in corso dalle prime ore della mattinata. Le quattro persone arrestate sono per gli inquirenti  legati al modo dell'imprenditoria aquilana che hanno contribuito al rafforzamento della cosca mafiosa 'Caridi-Zincato-Borghetto' inserita nella piu' ampia 'Locale' dei 'Libri', radicata nel territorio di Reggio Calabria.

L'operazione, denominata Lypas, prende il nome da una delle ditte edili riconducibili all'organizzazione criminale, ha visto impegnati i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria - Gico - della Guardia di Finanza dell'Aquila e i poliziotti della Sezione Criminalita' organizzata della Mobile della Questura sempre del capoluogo abruzzese. I provvedimenti cautelari, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di L'Aquila, sono stati emessi dal G.I.P. Marco Billi.

Gli arrestati sono Stefano Biasini, 34 anni de L'Aquila, Antonino Vincenzo Valenti, 45 anni di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti, 38 anni residente a L'Aquila, e Francesco Ielo, 58 anni residente ad Albenga. Ai quattro viene contestato il reato di concorso esterno nel reato di associazione mafiosa.  A loro vengono contestati a vario titolo i reati di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Le indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, e dal sostituto procuratore Fabio Picuti, sono durate circa due anni e hanno evidenziato il forte interessamento degli esponenti della cosca reggina ai lavori di ricostruzione degli immobili da parte dei privati, nel cui ambito non e' prevista alcuna procedura a evidenza pubblica ne' alcuna certificazione antimafia per l'impresa individuata per l'esecuzione dei lavori.

19/12/2011 07:39

MAGGIO 2010: L’INCONTRO DECISIVO PER ORGANIZZARE I LAVORI

 Da quanto si apprende le indagini sarebbero iniziate molto tempo fa e dopo controlli programmati dalla questura.

Le investigazioni della Mobile si sono avvalse di intercettazione di numerosissime utenze cellulari nonche' mediante l'ascolto di ore e ore di conversazioni ambientali e servizi di osservazione che hanno documentato fotograficamente le fasi preliminari di un incontro avvenuto nel maggio 2010 in un albergo di L'Aquila.

L'indagine, secondo la procura, ha permesso di definire le concrete modalita' operative attraverso cui la cosca 'ndranghetista reggina ha tentato di penetrare il territorio aquilano. Il quadro indiziario via via delineatosi e' stato poi corroborato dalle risultanze investigative ottenute dalla Mobile della Questura di Reggio Calabria che nei mesi passati ha fatto scattare l'operazione 'Alta Tensione'.

 Le successive investigazioni economico-finanziarie del Gico della Guardia di Finanza di L'Aquila, mediante accertamenti bancari, indagini patrimoniali e riscontri documentali, hanno integrato e ampliato gli esiti delle indagini tecniche. In particolare e' emerso che Santo Giovanni Caridi, referente della cosca 'ndranghetista reggina, arrestato nell'ambito di 'Alta tensione', si e' inserito nei lavori di ricostruzione degli immobili privati per il tramite di B.S., imprenditore aquilano gia' presente nell'ambito del post-terremoto, e grazie alla mediazione di V.A., V.M. e I.F..

I quattro, all'epoca attivi sul territorio aquilano, hanno sostanzialmente fornito concreto supporto logistico alla penetrazione economica della cosca, intermediando per l'acquisto di quota parte del capitale sociale di una societa' interessata ai lavori, utilizzando le maestranze indicate dagli affiliati del sodalizio calabrese, usufruendo di imprese riconducibili alla cosca reggina.

Le attivita' di riscontro e monitoraggio, eseguite dal Gico dell'Aquila in collaborazione col Servizio centrale Investigazione Criminalita' irganizzata della Gdf di Roma hanno riguardato 31 persone fisiche e 10 giuridiche. Fiamme Gialle e Polizia oltre agli arresti hanno sottoposto a sequestro quote sociali di 4 società, 8 automezzi, 5 immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e dalle attivita' commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.

L’OPERAZIONE ‘ALTA TENSIONE’

Come detto Santo Giovanni Caridi, che si è riuscito ad inserire nella ricostruzione della città distrutta dal sisma era stato arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Alta tensione’, una inchiesta della Dda che aveva svelato l'esistenza in riva allo Stretto di una sorta di "consorzio del pizzo". L'operazione condotta dalla squadra mobile della Questura era scattata all'alba del 29 ottobre del 2010 e aveva portato all'arresto di 33 persone. L'attività d'indagine, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dai sostituti Giuseppe Lombardo e Marco Colamonici, si era occupata delle vicende criminali dei quartieri Modena, S. Giorgio e Ciccarello, un'area cittadina dove, secondo l'accusa, comandava il gruppo formato dalle famiglie Borghetto-Zindato-Caridi, un consorzio criminale in grado di far pagare il "pizzo" a commercianti e imprenditori ma anche di esercitare un efficace controllo del territorio di influenza.
Nel corso dell'indagine erano stato ricostruiti due anni di vita criminale ed era stato dato un volto ai presunti vertici e gregari dell'organizzazione. La raffica di arresti era stata inquadrata dagli inquirenti come un'operazione di bonifica del territorio e aveva fornito l'occasione per recidere legami e intrecci. Sotto la lente degli inquirenti era finito anche il fenomeno delle infiltrazioni della 'ndrangheta nel mondo del calcio minore.

 19/12/2011 08:22