Crollo convitto, giudice contro i testimoni: «serve rigore, avete un obbligo morale»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il processo sul crollo del Convitto nazionale in cui persero la vita tre minorenni è andato avanti questa mattina tra troppi «non so» e «non ricordo».

E proprio per questo il giudice Giuseppe Grieco si è quasi spazientito. Ad essere ascoltati nel corso dell’udienza di questa mattina sono stati due geometri che nel 2004, tramite Collabora Engineering, si erano occupati della redazione delle schede sulla vulnerabilità sismica dell’edificio. Un lavoro che era stato fatto su tantissimi edifici pubblici dell’aquilano e dell’intera regione e che aveva fotografato la realtà di decine e decine di palazzi, scuole, plessi.

Ma troppe volte le risposte dei due testimoni sono state laconiche e frammentarie. Tante le domande che non hanno avuto una risposta chiara e precisa tanto che il giudice Grieco è intervenuto per chiedere ai due maggior rigore. Il magistrato ha protestato per la distrazione dei due e ha ricordato che il processo deve arrivare ad una verità importante e stabilire perché i tre giovani minorenni hanno perso la vita in una struttura pubblica. «Avete un obbligo morale», ha detto rivolgendosi con fermezza ai due testimoni, «e non potete essere incerti». Grieco ha preteso dunque risposte chiare e circoscritte: «non per me», ha aggiunto, «ma perché io alla fine dovrò prendere una decisione importante e questo mi porterà a non dormire il giorno in cui dovrò decidere», ammesso.

Il giudice ha chiesto maggiore precisione anche come «forma di rispetto nei confronti dei ragazzi che hanno perso la vita. C’è bisogno serietà, un testimone tecnico non può avere indecisioni. Dovevate essere come orologi svizzeri, come fulmini, ci sono morti che attendono giustizia, lo capite?». Uno dei due testi per queste ragioni è stato invitato a presentarsi alla prossima udienza del processo.

Agghiacciante invece la testimonianza fornita da Evandro Di Francesco, ex capo area del settore edilizia scolastica della Provincia dell'Aquila. Il professionista ha detto chiaramente che la struttura aveva bisogno di nuove fondamenta: «occorreva un importante consolidamento statico, la struttura era precaria». Ha parlato addirittura di «un vuoto».

Nel crollo del Convitto nazionale hanno perso la vita la notte del 6 aprile 2009 Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco e due stranieri Ondreiy Nouzovsky, 17 anni, e Marta Zelena. Gli imputati in questo procedimento sono due ed entrambi devono rispondere dei reati di omicidio colposo e lesioni. Si tratta del preside del Convitto, Livio Bearzi, e del dirigente provinciale, Vincenzo Mazzotta. Il preside non avrebbe mai sottoposto la vecchia struttura ai restauri. Inoltre non sarebbe mai stato redatto un piano per la sicurezza. A Mazzotta sono mosse contestazioni simili. Tra le accuse al preside anche il fatto che sarebbe stato opportuno far evacuare l'edificio che è stato realizzato oltre un secolo fa. Ma il preside ha sempre obiettato che nessuna legge gli dava questa facoltà di far uscire i tre minorenni poi morti.

 16/12/2011 17:32