L’Aquila, centro universitario ancora chiuso dopo inaugurazione

Alessandro Biancardi

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IL CASO. L’AQUILA. C’erano anche loro, i genitori di Hussein Hamade all’inaugurazione del centro polifunzionale dell’università de L’Aquila.

La struttura realizzata con il contributo del governo di Israele, dell’associazione consorti dipendenti del Ministero degli affari esteri, della banca popolare di Sondrio, della Coca-Cola Italia e di altri Enti ha un’aula dedicata a Michelone, lo studente israeliano vittima del terremoto del 6 aprile 2009. Ma oggi, l’aula Hamade è buia, chiusa, come il resto della struttura costata quasi 2 milioni di euro.  Alla delusione degli studenti, prostrati dopo i numerosi appelli alle istituzioni, si somma lo sdegno dell’avvocato dei coniugi Hamade che, da Kabul, sono ignari di tutto.

«MI VERGOGNO A DIRLO»

«Esprimo tutto il mio rammarico per i genitori di Michelone». Così Wania Della Vigna, difensore e rappresentante legale dei genitori del giovane  Hamade commenta la mancata apertura della struttura. «I coniugi grazie all’ambasciatore Meir sono venuti da Kabul villaggio della Galilea a L’Aquila», racconta,«spinti dal desiderio che il loro figlio continui a vivere nella memoria degli altri studenti attraverso questo centro». Chi dirà a quei poveri genitori che nessuno studente ha ancora messo piede in quell’edificio ed onorato la memoria di Michelone?

«Non ho ancora comunicato», confessa l’avvocato, «ma lo faro nei prossimi giorni non voglio dare loro questo ennesimo dolore  e onestamente mi vergogno a comunicare la situazione all’ambasciatore ma presto sarò costretta a farlo». Persone riservate le descrive l’avvocato dall’aria composta e dignitosa come traspare dalle foto scattate il giorno dell’inaugurazione accanto alla targa in onore di Hussein.

«CI DICEVANO CHE…»

Sono passati tre mesi dall’inaugurazione del centro polifunzionale dell’Università de L’Aquila e da tre mesi gli studenti chiedono di potervi accedere.

Erano stati rassicurati quel giorno da politici ed istituzioni  presenti al taglio dei nastri. C’erano l’ex il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, l’ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Ghideon Meir, il capo del Dipartimento della protezione civile, Franco Gabrielli, il Commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, il pro-rettore dell’Università dell’Aquila, Roberto Volpe, il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente. Il centro polifunzionale doveva servire, con una superficie di circa 900 mq e contiene una sala mensa per 220 pasti e un’aula multimediale con 28 postazioni informatiche. Un’ampia area esterna è adibita a parcheggio e sistemazione a verde. I materiali impiegati e l’impiantistica rispondono a precise caratteristiche che consentono il massimo risparmio energetico. L’intera opera è costata 1.900.000,00 di euro e della fase progettuale e dell’esecuzione delle opere si è fatto carico il Dipartimento della Protezione Civile.

Ma ad oggi vedendo quel centro vuoto e dismesso ci si chiede che fine abbiano fatto quei soldi.  «I soldi sono stati utilizzato per costruire e realizzare il centro polifunzionale molto bello ed utile», dice l’avvocato Della Vigna ma «molti studenti mi hanno detto che  mangiano ancora nei containers».

 Marirosa Barbieri  13/12/2011 17:45