Assemblea cittadina: «ceto politico incapace e inabile a continuare ad amministrare»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Sulla loro pelle lo sperimentano ogni giorno, ed ogni giorno di più il peso dell’incapacità schiaccia gli aquilani che ora dovranno subire una nuova campagna elettorale.

Forse questa tornata elettorale per scegliere il nuovo sindaco della città sarà molto diversa rispetto alle altre poiché un certo grado di consapevolezza, fatti alla mano, c’è. Così come gli scarsi risultati legati alla ricostruzione. Dunque il giudizio implacabile e impietoso dei cittadini è più che chiaro.L’Assemblea permanente, un organismo che praticamente da subito si riunisce periodicamente per discutere, analizzare e proporre il futuro della città distrutta lancia messaggi precisi. I tempi sono cambiati, sembra di capire, non c’è più spazio per il teatrino della politica. Tra l’altro poggiato saldamente sulle macerie del terremoto.

«L'assoluta insufficienza dei partiti politici nella gestione del dopoterremoto», si legge in un recentissimo documento della organizzazione, «impone la necessità di un cambio radicale nei metodi e nei modi di amministrare la cosa pubblica che valorizzi al massimo la partecipazione dei cittadini e l'espressione e l'impegno concreto di tutte le energie positive presenti sul territorio». Insomma partecipazione vera non quella virtuale che finora c’è stata. L’Assemblea cittadina ritiene che «il governo della città non possa essere lasciato nelle mani di un ceto politico incapace di confrontarsi e di essere propositivo e, soprattutto, non in grado di superare i burocratismi di una classe dirigente ampiamente inadeguata».

Così il gruppo di Aquilani è consapevole che oltre la sciagura naturale (ma aiutata dall’imperizia umana) si aggiungono altre sciagure come quella della ricostruzione al palo, la burocrazia contraddittoria e inconcludente, la crisi internazionale, le nuove tasse, la manovra “lacrime e sangue”. Forse davvero troppo per questo fazzoletto di terra che forse non meritava tutto questo.

Ma non si tratta solo di ricostruzione materiale: in gioco è la sopravvivenza della città. «Da troppo tempo in essa convivono individualismo, corruzione economica e politica, immobilità istituzionale e ciò è destinato a pregiudicare qualsiasi ipotesi di sviluppo positivo. E’ possibile», si domanda l’assemblea permanente, «immaginare un altro destino per una città che nel dopoterremoto si è imposta al mondo intero per dignità, capacità di affrontare la sofferenza, e per la sua resistenza?» L'Assemblea cittadina pensa che un futuro per L'Aquila possa esistere se la città sarà ricostruita migliore di prima e che questo sia possibile solo se la sua futura classe dirigente sarà capace di accogliere il cambiamento e l'innovazione, se sarà altezza di stare al passo con i tempi e di immettere nel circuito politico-amministrativo l’ informazione, la trasparenza e la partecipazione.

L’occasione di questo cambiamento può essere intravista nella scadenza elettorale.

Come? «Proviamo a dare voce al merito, a tutte quelle energie positive attivate nel dopoterremoto, spesso in conflitto con le istituzioni centrali e locali. Cerchiamo di definire insieme un programma di rinascita, per affrontare in modo unitario il rinnovo dell'Amministrazione, con metodo che sia nuovo, aperto e trasparente e che superi le improficue logiche di chiusura ed autosufficienza. Cerchiamo di mettere in pratica quei concetti di inclusione e trasparenza con un metodo nuovo che consenta la partecipazione di tutti. Un tentativo di cambiamento che non superasse le divisioni attuali è destinato comunque al fallimento, poiché la nostra città ha bisogno di affrontare sfide che richiedono l’unità di tutte le sue forze e di tutti i cittadini».

Perché allora non tentare di affrontare insieme il rinnovo dell’amministrazione, iniziando con l’individuazione delle liste e con la scelta di un unico candidato, in rappresentanza di tutte le espressioni della città? Con un raggruppamento unitario, con programmi chiari e condivisi, con una squadra di donne e uomini nuovi, cementati dalle battaglie del post sisma per la ricostruzione e la rinascita , secondo l’assemblea, si sarebbe in grado di far riflettere le forze politiche tradizionali, e chiedere loro di appoggiare le nostre scelte. Se il percorso proposto non dovesse realizzarsi, si sarebbero perse tante energie.

«Se il terremoto ci ha davvero insegnato qualcosa», conclude il documento dell’assemblea dei cittadini, «superiamo le nostre paure e le nostre diffidenze: anche a L'Aquila è possibile attivare metodi nuovi che portino le forze di rappresentanza a confrontarsi in modo aperto ed a scegliere il migliore programma per la città e la migliore squadra di governo».

13/12/2011 16:01

 

Report Popolazione Post-sisma 13-12-2011