Grandi rischi, Cialente scagiona gli esperti. Vittorini: «quell’uomo? Un orrore»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Grandi rischi, Cialente scagiona gli  esperti. Vittorini: «quell’uomo? Un orrore»
L’AQUILA. «Una pugnalata dopo l’altra». Così i familiari delle vittime raccontano la testimonianza del sindaco de L’Aquila Massimo Cialente nella nona udienza del processo alla commissione Grandi Rischi.

L’organismo della Protezione civile è accusata di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani poi colpiti dal drammatico sisma del 6 aprile 2009. «Dopo avere parlato con gli esperti», ha dichiarato il primo cittadino,«mi resi conto che in nessun caso essi avrebbero potuto fornire risposte precise alla domanda che i cittadini si ponevano su cosa sarebbe potuto succedere visto che i terremoti non sono prevedibili». Una deposizione che scagiona la Commissione e che ha spiazzato tutti: dai legali della difesa che si sono ben guardati dal fare domande al sindaco a quelli di parte civile che hanno tentato di metterlo in difficoltà.

Grande rabbia da parte dei cittadini che gridano «al complottismo». «Si coprono a vicenda», dice  Vincenzo Vittorini che quella tragica morte perse moglie e figlia. Quello della Grandi Rischi è un processo molto importante e sentito poiché in questo grumo di fatti e circostanze si annidano le responsabilità maggiori per i 309 morti del terremoto. I fatti raccontano di una protezione civile che tranquillizzava la gente spaventata dallo sciame sismico e di esperti che continuavano a dire che non si possono prevedere i terremoti. Di fatto però tranquillizzando la popolazione che chiedeva se potesse esservi una scossa devastante hanno più volte escluso l’eventualità devastante.

In quei giorni non circolò la notizia che avrebbe ricordato a tutti che L’Aquila a cadenza di 300 anni è stata puntualmente distrutta e sempre vi è stato uno sciame sismico a preannunciare la scossa forte. La scadenza dei 300 anni era pressocchè intorno al 2010 tanto che in un articolo di molti ani fa si prevedeva un terremoto per quegli anni. Tali circostanze sono invece emerse solo dopo la catastrofe che pare abbia rinfrescato la memoria a molti.

«NON SAREBBE CAMBIATO NULLA»

«Se mi avessero detto “ il terremoto può essere domani” non sarebbe cambiato nulla», ha detto il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente  dopo l’udienza. «Arrivai in ritardo alla riunione, persi l’introduzione che spiegava il motivo per cui si fa una riunione.  Eravamo pressati, dissero solo che essendo una zona a rischio bisognava prepararsi. Sarebbe potuto arrivato il giorno dopo, il mese dopo, l’anno dopo. Ho continuato a fare quello che ho fatto (vale a dire la chiusura  dell’istituto  De Amicis e della  scuola di Santa Barbara e la dichiarazione dello stato di emergenza)». Ma, nonostante queste misure forti e straordinarie, il sindaco non avvertì l’esigenza di allertare i suoi cittadini, «tanto ci avrebbe pensato la stampa», dice, «la comunità sapeva  tutto dai giornali; ogni mattina su Il Centro c’era  la tabella con l’andamento sismico». Poi, dice che non era sua competenza allestire tende o attrezzare campi a scopo preventivo «perché questo  compito non spetta al sindaco ma alla Protezione Civile». Ma il sindaco non è il capo della Protezione Civile a livello locale?

«Come padre», seguita Cialente, «ero terrorizzato».

«Penso che il Sindaco non abbia controllato bene le parole», ha commentato Lelio De Sanctis, segretario cittadino Idv, «e che abbia dimenticato il senso delle parole pronunciate anche da lui, oltre che da tutti gli Aquilani, da quel terribile 6 Aprile fino ad oggi. Diversamente, il Sindaco dovrebbe rispondere al perché non avvertì con chiarezza la città del colloquio con Enzo Boschi e del rischio reale di una forte scossa e, soprattutto, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità rispetto all’assenza assoluta in quei giorni di informazione e di indicazioni. Chi doveva indicare una strada o un comportamento se non le Autorità, sulla base dei colloqui e delle sensazioni scaturite in quell’incontro con gli esperti? La verità è che la città non era preparata all’evento sismico e la mancanza di informazione insieme alla non percezione del pericolo hanno contribuito alla morte di 309 persone indifese».

«QUELL’UOMO…»

A proposito di padri, ce n’è uno, molto più sfortunato il medico aquilano Vincenzo Vittorini a cui non restano che le macerie del suo dolore. Vittorini sarà anche il prossimo candidato sindaco...

«Quell’uomo», ha dichiarato Vittorini rivolgendosi al sindaco, «ha detto cose orribili. C'è una non belligeranza tra istituzioni, un non accusarsi a vicenda. Questa specie di complotto va scardinato perché l’Aquila è stata lasciata sola. Quello che  abbiamo sentito da Cialente è una profonda  discrepanza tra quello detto dall’allora Assessore alla Protezione civile regionale Stati e il sindaco. Qui c’è qualcosa di molto più grave. 309 persone sono morte  perché il terremoto per fortuna è avvenuto di notte, se fosse accaduto di mattina ci sarebbero stati 20.000 morti».

Dello stesso avviso è Giustino Parisse il giornalista che perse due figli il giorno del sisma.

« Evidentemente il sindaco aveva capito tutto mentre decine di migliaia di aquilani non avevano capito nulla», commenta,  «mi limiterò solo a cambiare strada quando lo incontrerò salvo le occasioni in cui me lo troverò di fronte per motivi professionali. Cercherò di continuare a fare il giornalista e non pensare, per il tempo strettamente necessario nel quale me lo troverò di fronte, che sono anche un padre che ha perso due figli. Cialente resta e forse sarà ancora il sindaco de L’Aquila. Ma umanamente nessuno mi chieda di stringergli la mano».

PEZZOPANE:«LA GRANDI RISCHI RASSICURO'»

Una  giornata dolorosa quella in cui sono stata chiamata a testimoniare nel processo contro la Commissione Grandi Rischi. Doloroso dover ancora una volta affrontare il viso affranto e le lacrime di tristezza non solo dei parenti delle vittime, che stanno rivivendo la disperazione di quei giorni, ma di un’intera città colpita al cuore.

«La Commissione Grandi Rischi», ha commentato l’assessore Stefania Pezzopane, allora presidente della Provincia, «deve spiegarci perché ha rassicurato un’intera città.

Ricordo perfettamente il clima di quei giorni. Subito dopo la scossa del 30 marzo eravamo chiaramente in ansia, ma fummo tranquillizzati. La riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo non fu finalizzata ad informare la popolazione, ma a rassicurarla. A quella riunione non ero presente, perché la Provincia dell’Aquila non fu invitata a partecipare. Stigmatizzammo quel mancato invito. Appresi dalla stampa e dai Tg l’esito di quella riunione, e ricordo perfettamente che le notizie erano rassicuranti. D’altronde lo si evince chiaramente dal verbale della riunione in cui è scritto a chiare lettere che “non c’era alcun allarme in corso”,  nonostante lo sciame sismico; anzi le scosse avvertite dalla popolazione facevano “parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell'aquilano..”. E tesa a tranquillizzare la popolazione fu anche la conferenza stampa che alcuni membri della Commissione Grandi Rischi tennero dopo quella riunione. Fummo invitati a bere il Montepulciano e a stare sereni. Inoltre», aggiunge Pezzopane, «dalle intercettazioni del filone G8 emerge chiaramente il clima che si voleva predeterminare. L’obiettivo era di tranquillizzare, di dire alla popolazione che si trattava di fenomeni normali, che tutto rientrava nella normalità. “Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto”, dice Barberi a Bertolaso. E se c’era qualcuno che tentava di dare l’allarme, allora doveva scattare la macchina del fango. Ora l’auspicio è che la giustizia faccia il suo corso».

CIALENTE:«LE MIE PAROLE SONO STATE DISTORTE»

«Sono molto amareggiato dalle interpretazioni fantasiose e fuorvianti delle dichiarazioni testimoniali da me rese rispetto a domande circostanziate rivoltemi dal giudice, dagli avvocati di parte e dal pubblico ministero. Interpretazioni che, evidentemente, non possono essere solo frutto di superficialita' e dilettantismo politico». E' quanto afferma il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, relativamente alla sua deposizione.

 «Le mie - dice il primo cittadino - sono dichiarazioni rese in perfetta coscienza dopo aver pronunciato la formula di giuramento. Ribadisco, solo per evitare polemiche sterili e offensive, di non aver inteso scagionare ne' accusare nessuno, ma di aver solo riferito quanto alla mia conoscenza. Tutelero' in ogni sede la mia onorabilita', personale e di amministratore e, al riguardo, ho gia' dato ampio e formale mandato al mio avvocato di fiducia di verificare la possibilita' di procedere giudizialmente per i reati evidentemente commessi a mio danno a seguito di dichiarazioni calunniose e diffamatorie a mezzo stampa, in riferimento al reato di falsa testimonianza. Da amministratore - rileva il sindaco - avverto, gia' da ora, la pericolosita' intrinseca di una campagna elettorale selvaggia e senza regole, nonche' irrispettosa del dramma collettivo che abbiamo vissuto il 6 aprile 2009 e che stiamo vivendo ancora oggi. Sento il dovere di ricordare che, in quei drammatici giorni - conclude Cialente - feci tutto quello che dovevo e anche di piu', a cominciare dalla richiesta dello stato di emergenza».

Marirosa Barbieri  09/12/2011 14:06