Processo Grandi Rischi, in aula i dubbi della riunione del 31 marzo

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nona udienza del processo alla Commissione Grandi Rischi questa mattina al Tribunale dell'Aquila.

L'organo della presidenza del Consiglio accusato di avere fornito false rassicurazioni agli aquilani causando la morte di 309 persone in occasione del terremoto del 6 aprile 2009. Dopo i parenti delle vittime chiamati a testimoniare dai pm nelle scorse udienze, oggi è toccato alle persone strettamente legate alla contestata riunione del 31 marzo 2009: amministratori e tecnici che hanno assistito in prima persona ai lavori. Anche per questo erano presenti in aula quattro dei sette imputati: Bernardo De Bernardinis (sempre presente finora, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile), Enzo Boschi (all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Mauro Dolce (direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile) e Claudio Eva (ordinario di fisica all'Università di Genova).

«In questo verbale mancano le domande che facevo come amministratore e le risposte che mi venivano date. Che non c'era da preoccuparsi, che non dovevamo fare inutili allarmismi», ha detto Stati contestando il verbale ufficiale della riunione del 31 marzo 2009 della commissione Grandi rischi, che ha asserito di non avere 'mai letto'. Viceversa, ha riconosciuto un altro verbale, una bozza, da lei firmata, in cui erano presenti anche le sue domande e altri interventi. «Mi fu detto - ha ricordato - che si poteva fare questa comunicazione: si diceva, non ricordo da chi, che non era sicuro che queste piccole scosse fossero un sentore d'allarme per una grande scossa». Il pubblico ministero Fabio Picuti le ha ricordato una dichiarazione resa durante i primi colloqui di sommarie informazioni in procura in cui ricordava che le piccole scosse venivano definite un «segnale favorevole» dagli esperti, e la Stati ha confermato quel ricordo. La seconda testimonianza è stata quella di Gianluca Braga, vice prefetto aggiunto in servizio presso la Prefettura dell'Aquila nell'area protezione civile, che ha parlato in particolare del crollo della prefettura: «Dopo la scossa del 30 marzo si crearono un paio di lesioni superficiali, poi i vigili del fuoco ci rassicurarono. Delle criticità strutturali del palazzo non sapevo nulla». Quanto alla riunione della Cgr: «Un grande evento fu definito improbabile», ha concluso Braga.

Davanti al giudice Marco Billi sfileranno anche Altero Leone, dirigente regionale della Protezione civile abruzzese; Christian Del Pinto geofisico, sismologo, in servizio presso il centro funzionale della Protezione Civile della Regione Molise come responsabile scientifico; Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila. Inoltre, saranno chiamati a testimoniare Stefania Pezzopane, all'epoca presidente della Provincia e Pasquale De Santis, dirigente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. In avvio di udienza le difese hanno proposto di acquisire i verbali per Giuseppe Giarrusso, dirigente della Protezione civile molisana, Giosafat Capulli, direttore editoriale dell'emittente Tv Uno. Con De bernardinis, Boschi, Dolce ed Eva sono imputati anche Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, e Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e.. Le accuse sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.

07/12/2011 17:54

* TUTTI I DUBBI SUL VERBALE