Terremoto, ‘ritrovati’ i 300 milioni ‘spariti’. Chiodi: «ora Ruffini e Di Pangrazio si dimettano»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La polemica era stata ritirata fuori nei giorni scorsi dal Pd, dopo che nei mesi scorsi se ne era occupata anche l’Italia dei Valori.

L’interrogativo era di quelli inquietanti dal momento che mancavano all’appello circa 300 milioni di euro. Una cifra enorme. Quel denaro era destinato al progetto C.a.s.e. Il commissario Chiodi non aveva saputo rispondere in quanto la competenza è della Protezione Civile. Proprio quest’ultima oggi fa sapere dove sono finiti i soldi e Chiodi attacca i consiglieri del Pd: «hanno arricchito la collezione di figuracce del loro partito di un pezzo da novanta».

Il Dipartimento della Protezione Civile ha evidenziato in pratica che i 700 milioni di euro stanziati dal decreto 39/2009 per la realizzazione urgente di abitazioni servivano per coprire non solo i costi del progetto C.a.s.e., ma anche quelli di Musp (Moduli ad Uso scolastico Provvisori), Map (Moduli Abitativi Provvisori) e Mep (Moduli Ecclesiastici Provvisori) nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi.

«È quindi evidente», spiega Chiodi, «che i 272 milioni di euro sono quelli che all’interno di questa ampia voce di spesa sono stati impiegati per Musp, Map e Mep. Questa informazione è presente da tempo sul sito del Dipartimento».

Dunque, ricapitolando, complessivamente il costo per la realizzazione dei moduli abitativi (Progetto C.a.s.e. e Map), dei Musp e dei Mep è stato di circa 1.140 milioni di euro ai quali si è fatto fronte in parte con i fondi stanziati dal decreto 39/2009 – 700 milioni di euro – in parte con i fondi dell’Unione Europea – circa 443 milioni di euro – e la restante utilizzando le donazioni ricevute. Le altre risorse residue, pari a circa 650 milioni di euro, sono state utilizzate per la prima emergenza.

«Considerato che Di Pangrazio, D’Amico e Ruffini hanno chiesto le mie dimissioni da Commissario – conclude Chiodi – mi aspetto ora che, coerentemente, gli stessi prendano atto della magra figura rimediata e, dopo aver chiesto scusa agli aquilani e alla Protezione Civile Nazionale, compiano un atto simile a quello auspicato per il sottoscritto».

23/11/2011 15:01