Università, Centro Polifunzionale pronto ma chiuso. Gli studenti sfiniti chiedono spiegazioni

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Ve lo chiediamo per favore, se serve anche in ginocchio fateci usufruire dei doni che ci hanno concesso». In ginocchio, per elemosinare il diritto allo studio.

Si conclude così l’ ennesimo  appello accorato dei giovani studenti  della facoltà di ingegneria de L’Aquila alle istituzioni, perché «aprano il centro Polifunzionale, già pronto e inaugurato due mesi fa». La struttura in via Saragat-Campo di Pile, in memoria di Hussein Hamade (studente universitario israeliano morto dopo il sisma del 6 aprile 2009) è stata  donata dal governo di Israele, dall’associazione consorti del  Ministero degli Affari Esteri, dalla Banca popolare di Sondrio, dalla Coca-Cola Italia, dal Comune di campione d’Italia, da Sky Italia, dall’Università Bocconi, dall’azienda per il diritto agli studi universitari de L’Aquila. Si sentono illusi e delusi i ragazzi dell’associazione universitaria Modus_aq abbandonati proprio dalle istituzioni che qualche mese prima sfoderavano davanti ai flash sorrisi rassicuranti.

Ed ora, a  riflettori spenti, a due anni e mezzo dal sisma, tutto ritorna come prima, forse peggio di prima. Loro, gli universitari, non si sono dileguati, hanno scelto di essere presenti prima, durante e dopo per ridare vita ad una città sepolta. Eppure non hanno pensiline dove attendere gli autobus al coperto, segnaletica stradale, spazi dove studiare (si ammassano sui pochi banchi disponibili),  mense (le strutture  sono ultimate  ma ancora chiuse), sale studio (quella donata dal governo canadese dalla comunità abruzzese in Canada, pagata 3.5 milioni di euro, inaugurata, arredata e lasciata lì a invecchiare).

 

Erano tutte lì le istituzioni, il 23 settembre scorso, pronti a tagliare i nastri del Centro Polifunzionale, i primi come sempre a fare scena, gli ultimi a rispondere quando c’è davvero bisogno. C’erano l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, l’ambasciatore dello stato di Israele in Italia Ghideon Meir, il capo di dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli, il commissario delegato per la ricostruzione Gianni Chiodi, il pro-rettore dell’Università de L’Aquila Roberto Volpe, il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente, l’attuale presidente dell’Adsu de L’Aquila Francesco D’Ascanio. 

«Il profetico auspicio di Gianni Letta», commenta amareggiato il rappresentante degli studenti  Emiliano Pitotti, «diceva che l’università de L’Aquila sarebbe tornata a splendere più di prima». Dopo due mesi il 23 novembre il centro è chiuso agli studenti e si brancola nel buio. «La sua apertura è importante», dice Emiliano, «perché ospitando al suo interno anche una cucina mensa permetterebbe la chiusura delle attuali e sgangherate mense dentro i container e variare la loro destinazione d’uso ad ulteriori sale studio. Noi crediamo ancora nell’università de L’Aquila».

E loro? Marirosa Barbieri 23/11/2011 10:48