A L’Aquila va tutto bene, nuova bufera su tg Mediaset

Alessandro Biancardi

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A L’Aquila va tutto bene, nuova bufera su tg Mediaset
L’AQUILA. Mediaset dà voce (solo) agli aquilani soddisfatti e ne esce fuori un servizio giornalistico positivo e pieno d’ottimismo.

Dei problemi della ricostruzione non c’è nemmeno l’ombra. Del fatto che l’economia stia a zero meno che meno. Gli interventi a telecamera accesa suggeriscono che la città è in piena forma e si è ripresa alla grande dando una immagina che dire falsata è poco. E torna alla mente la signora Marina di Popoli che a marzo scorso in una puntata di Forum assicurò addirittura che la città era stata completamente ricostruita. Fu il finimondo. La trasmissione di Canale 5 condotta da Rita Dalla Chiesa venne aspramente contestata, la signora Marina raccontò che veniva continuamente insultata per strada e fu costretta a chiedere scusa alla città.

Anche la presentatrice si scusò «dal più profondo del mio cuore».

Oggi la storia assomiglia troppo a qualcosa di già visto. «La vita è ripresa in centro, hanno riaperto alcuni locali», conferma Roberto, uno studente di scienze infermieristiche che si è trasferito in città dopo il terremoto. E le telecamere di Studio Aperto riprendono la «fontana nuova» e i «nuovi negozi aperti». «La zona rossa», commenta la giornalista, «a poco a poco si restringe e piazza duomo torna a ripopolarsi». Stacco della telecamera su un gruppetto di anziani che parlotta al sole, come accade in migliaia di piazze non terremotate, ogni giorno.

«Stamattina abbiamo preso il caffè nel nostro bar di sempre», racconta una donna sorridente, «ho comprato la carne dal macellaio che ha riaperto e la pasta all’uovo dal mio vecchio fornitore che anche lui ha riaperto». Insomma tutti aperti: tre su tre. E ha rimesso in piedi la sua vecchia attività anche un macellaio del centro per «vendere panini ai turisti», racconta.

«Lo smaltimento delle macerie rallenta la ricostruzione», ammette la giornalista che fa un giro in via XX settembre, la strada sventrata dal sisma. «Tutti questi palazzi devono essere demoliti. Impossibile dimenticare ma gli aquilani vogliono guardare avanti».

«La città si è ripresa bene», chiude uno studente, «pensavo peggio… ma per una città terremotata ci siamo ripresi bene». Su Facebook e sui social network intanto rimbalzano le solite polemiche di chi accusa i tg legati all’ormai ex premier di raccontare una realtà distorta. Il dramma del sisma viene liquidato in un minuto e 59 secondi e non c’è alcun intervistato che analizza le difficoltà o i problemi. Va tutto veramente così bene?

Per assurdo proprio ieri è arrivato un annuncio del Commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi che ha “smentito” la tv Mediaset perché ha ammesso che la ricostruzione stenta a ripartire e ci sono «migliaia» di pratiche ferme da mesi. Cose risapute da moltissimi mesi dagli aquilani ma ammesse solo di recente dalle autorità commissariali che non hanno potuto continuare a far finta di nulla.

Già, perché proprio la ricostruzione ferma, dopo più di 30 mesi dal terremoto, è uno dei drammi che sta attanagliando il territorio. Problemi su problemi, norme che si accavallano, complicate, procedure lunghe, uffici in subbuglio, persone incompetenti a gestire, file lunghe ed inutili agli sportelli e la politica che si fa la guerra hanno contribuito e contribuiscono a inchiodare L’Aquila.

Ma Mediaset non lo sa e se lo sa non lo dice.

Dunque Chiodi ben presto con un proprio atto formalizzerà una serie di impegni che dovranno essere rispettati dai soggetti della filiera della ricostruzione, Fintecna, Reluis e Cineas, per sbloccare entro la prossima primavera le pratiche della ricostruzione ancora ferme.

Insomma i tempi nella realtà reale della vita degli aquilani si allunga ulteriormente come se «la prossima primavera» fosse domani. Invece significa perdere (per colpa dei soliti ignoti) altri 5-6 mesi, cioè un ritardo enorme se si pensa al tempo già perso che si accumula ed un ulteriore sacrificio che si chiede ai terremotati.

«Si tratta di un provvedimento necessario - ha spiegato il commissario - dopo che l'ordinanza che abbiamo proposto non è stata varata dal Governo per alcune criticità sollevata dal Ministero dell'economia. Ora è necessario indicare ai soggetti della filiera tempi chiari e definiti in modo da superare l'empasse delle migliaia di pratiche ferme. Questo è necessario per facilitare il lavoro ma, è chiaro, che ognuno deve fare al meglio il lavoro che gli compete».

In questa logica, il commissario ha chiesto al Comune dell'Aquila precisi impegni circa i tempi con cui lo stesso esaminerà le pratiche che gli perverranno dalla filiera ai fini del rilascio del contributo. Dal canto suo il Comune dell'Aquila si è impegnato a liquidare il contributo stesso entro sette giorni una volta accertata la regolarità della pratica stessa.

22/11/2011 08:10