Il vescovo D’Ercole indagato all'interrogatorio con il pm: «chiarito tutto»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Abbiamo chiarito tutto». Dopo un interrogatorio durato quasi 4 ore monsignor Giovanni D'Ercole si è detto soddisfatto.

Dieci giorni fa il presule ha ricevuto un avviso di garanzia  per i reati di false dichiarazioni e favoreggiamento. L'inchiesta è quella relativa alla Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo, che ha già portato all’arresto (ora c'è solo l’obbligo di dimora) di Fabrizio Traversi e di Gianfranco Cavaliere. Le indagini coordinate dalla procura della Repubblica dell'Aquila, parlano di un tentativo di truffa relativo a parte dei 12 milioni di euro, i cosiddetti fondi Giovanardi, stanziati per progetti sociali nei comuni del cratere dal Dipartimento delle politiche della famiglia.

Secondo il pm Antonietta Picardi che coordina le indagini monsignor D'Ercole, che inizialmente era tra i vertici della Fondazione, avrebbe rilasciato false dichiarazioni nel corso di un interrogatorio e avrebbe messo al corrente il professor Traversi, finito ai domiciliari qualche giorno dopo, che c'era un'inchiesta sulla Fondazione. L'interrogatorio è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri dinanzi al pm Picardi e ai carabinieri del Noe di Pescara. Presente anche l'avvocato Claudio Ferrazza, legale di fiducia di D'Ercole. Per evitare la presenza dei giornalisti, gli inquirenti hanno deciso di interrogare il presule in un luogo piu' discreto. L'avvocato Claudio Ferrazza al termine dell'interrogatorio si e' limitato a sottolineare come il proprio cliente abbia chiarito la propria posizione in relazione alle contestazioni avanzate dall'accusa.

Oltre a Traversi e Cavaliere, e monsignor D'Ercole, sono indagati l'ex assessore provinciale e regionale Mimmo Srour, il sindaco di San Demetrio ne' Vestini (L'Aquila), Silvano Cappelli, e il presidente di Eurispes Abruzzo, Nicola Ferrigni.

Nei giorni scorsi il vescovo non aveva nascosto l'amarezza per essere finito nell'inchiesta. «Posso solo ribadire la mia sincerità», aveva detto, «confermare che ho piena fiducia nella Magistratura e che, pertanto, quando sarò ascoltato nuovamente avrò modo di chiarire tutto e di dimostrare la mia perfetta buona fede. Sono grato a tutti coloro che in questo momento mi sono vicini».

Ma intanto sui fondi Giovanardi, al centro dell'inchiesta, ci sono ancora veleni.

Antonio Morgante, responsabile segreteria Commissario delegato per la Ricostruzione se la prende con l'assessore Pezzopane che sarebbe «l'unica mandante di una infaticabile azione comunicativa che ha l'obiettivo unico di avvelenare il clima della ricostruzione all'Aquila. Di tutto avrebbe bisogno l'Aquila meno che di veleni e di rapporti tesi».

«False le sue affermazioni, falso il suo modo di ricostruire la vicenda del bando dei fondi Giovanardi», continua Morgante. «La sua lettura degli atti e' carente e assolutamente non consona a chi dovrebbe aver imparato qualche minima nozione di diritto amministrativo, pur non avendo una preparazione accademica in tale senso».

«La sua interpretazione del criterio della popolazione 'potenzialmente destinataria' e' profondamente errata», continua il responsabile, «riguarda il tipo di servizio e non l'area interessata; la mia astensione sui progetti in cui e' coinvolta la fondazione (Aquila solidarietá e sviluppo) e' stata fatta a mero scopo di opportunita', proprio per non invalidare le procedure selettive. Come molti infatti - puntualizza meglio - sono stato inserito contro la mia volonta' nel comitato scientifico, nonostante avessi cortesemente e formalmente declinato l'invito dei presidenti della stessa fondazione (di cio' e' stata informata compiutamente la magistratura). Di queste, come di altre vicende, potrei dare serena e compiuto riscontro in un confronto diretto con la Pezzopane, ma sono certo che, come gia' ha avuto modo di dire, potrebbe essere d'accordo se il suo 'alter ego' dovesse essere il Commissario Chiodi».

18/11/2011 8.09