Terremoto, giornata di proteste. Donna si incatena, tensione in piazza

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Una donna, Marisa Ferrauti, residente nel comune di Ocre, si è incatenata ai tubi di allaccio di un terreno agricolo dove sarà realizzata una casa. * DA OGGI GLI ESPERTI A DISPOSIZIONE DEI SINDACI
Una forma di protesta per dire no all'ordinanza del sindaco, Fausto Fracassi, «che consente a tutti i cittadini del cratere del terremoto di acquistare un terreno agricolo nel comune dell'Aquilano e di costruirci una casa con una autorizzazione provvisoria».
La signora Ferrauti ha deciso di attuare la clamorosa protesta per evitare «che questo territorio splendido che ha un castello e palazzi bellissimi sia invaso dal cemento e deturpato».
«Se tanti cittadini, attuando l'ordinanza del sindaco, venissero a costruire qui, la situazione diventerebbe insostenibile, in quanto è chiaro che quelle case con autorizzazione provvisoria costate decine di migliaia di euro poi non verranno demolite».
La donna si è incatenata ai tubi di allaccio di un terreno che confina con i Map occupati dai terremotati e con la sua abitazione perché è proprio «l'acquisto 'sospetto' di quel terreno da parte di un cittadino che ha fatto emergere il caso».
Ferrauti ha annunciato un ricorso al Tar contro l'ordinanza del sindaco Fracassi e un esposto alla Procura della Repubblica.
Momenti di tensione, invece, all'ingresso di piazza del Teatro in occasione del convegno "L'Aquila 2020, e poi?": la scelta degli organizzatori di limitare l'accesso ai rappresentanti dei comitati spontanei a due persone del gruppo non è stata gradita dall'assemblea cittadina.
A decine si sono presentati infatti all'ingresso della piazza chiedendo di poter entrare al ridotto del teatro comunale, tanto da spingere la polizia a chiudere l'accesso alla piazza all'altezza di via Veneto.
Al varco erano fermi un centinaio di persone tra esponenti dei comitati - che hanno anche esibito un cartello con la scritta 'Mai piu' senza di noi' - forze dell'ordine e altre persone che chiedevano di poter transitare.
All'insistenza dei cittadini, i quali hanno rivendicato il diritto di «essere parte attiva di tutte le decisioni programmatiche», i responsabili della Sge hanno deciso poi di far entrare tutti.
«Abbiamo già vissuto a Roma delle situazioni drammatiche con le forze dell'ordine, non ci sto a vederle anche nella nostra città», ha commentato Cialente.
Intanto questa mattina il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha incontrato il segretario nazionale della Destra Francesco Storace, che ha risposto all'invito rivolto dallo stesso Cialente a tutti i leader politici nazionali a incontrarlo per discutere insieme sui problemi riguardanti la ricostruzione e la situazione economica e occupazionale del capoluogo.
Il segretario della Destra, che era accompagnato dal capogruppo in consiglio comunale Luigi D'Eramo, è stato guidato dal primo cittadino in una lunga visita nel centro storico e nella “zona rossa”, ancora inagibile e inaccessibile.
«Ho trovato una città che ha voglia di ripartire – ha dichiarato, al termine dell'incontro, Francesco Storace – ma che non può farcela da sola. La ricostruzione deve essere sostenuta da una legge speciale, senza la quale il processo non può essere avviato. Il Governo ha lavorato bene nella fase dell'emergenza, ma ora occorre un intervento strutturale da un punto di vista normativo, vale a dire, come ripeto, una legge organica per la ricostruzione della città dell'Aquila e per l'Abruzzo, una cosiddetta legge speciale».
Il sindaco Cialente ha ringraziato il segretario della Destra per aver accolto il suo invito e soprattutto «per aver compreso in pieno la reale portata e complessità del problema e, dunque, la necessità di una legge ad hoc finalizzata alla ricostruzione post sisma, che poi – ha dichiarato Cialente – è ricostruzione del tessuto urbanistico e storico architettonico, ma anche economico, sociale e occupazionale. Non possiamo ripartire senza adeguati strumenti normativi che contengano certezze sui finanziamenti».
Il sindaco ha poi sottolineato come «la ricostruzione di ben 6 aree del centro storico, per cui sono già pronti i progetti, sia bloccata proprio perché la normativa vigente non fa chiarezza sul fatto che gli interventi siano riferibili a indennizzi o contributi. Altro che mancanza di progettualità e immobilismo, noi abbiamo voglia di ricominciare ma veniamo bloccati e frenati da un vuoto legislativo, che va assolutamente colmato».
Nell'attraversare piazza Palazzo, dove si trova palazzo Margherita, sede del Comune fino alla data del sisma, il primo cittadino ha ricordato inoltre la precedente visita all'Aquila del segretario Storace, che venne a rappresentare la propria solidarietà al sindaco a seguito di un atto incendiario proprio ai danni del portone d'ingresso dell'edificio.

26/07/2010 18.39

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DA OGGI GLI ESPERTI A DISPOSIZIONE DEI SINDACI

L'AQUILA. E' stata presentata questa mattina la nuova task force di esperti per la ricostruzione che secondo le intenzioni deve guidare il percorso della ricostruzione confrontandosi con le realtà del territorio.
Si tratta di Vittorio Magnano Lampugnani, urbanista, Cesare Trevisani, vicepresidente per le Infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria, Paolo Leon, economista, professore ordinario di Economia pubblica presso la facoltà di Economia all'Università degli Studi di Roma Tre e Aldo Bonomi, sociologo, dirigente dell'Istituto di ricerca Aaster (associazione agenti sviluppo territorio, Milano).
Nel pomeriggio gli esperti parteciperanno al primo seminario sulla ricostruzione. «Con il seminario di oggi - ha aggiunto Chiodi - inizia un percorso di confronto nuovo per le comunità locali, per la ricostruzione c'é subito un miliardo pronto».
Il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis ha sottolineato il concetto di «ricostruzione partecipata».
«Tutti - ha aggiunto - hanno chiesto di alzare il livello del confronto e per questo abbiamo individuato un pool di esperti. Questo testimonia la nostra volontà di ricostruire».
« Il Governo», ha spiegato ancora Chiodi, «attraverso la struttura commissariale, mette a disposizione i migliori esperti per affiancare i sindaci; l'obiettivo è fare dell'Aquila un modello di ricostruzione - ha continuato il commissario - Oggi, dunque, inizia un percorso di confronto, di condivisione e di lavoro di altissimo livello per una visione che non guardi solo all'immediato ma che delinei strategie di medio-lungo periodo».
Il presidente ha spiegato che in questo momento c'è una dotazione di circa due miliardi e 700 milioni di euro che possono essere utilizzati.
«Di questi circa 130 milioni sono per l'emergenza, 170 milioni di euro per gli edifici pubblici e per la ricostruzione degli uffici pubblici, e 714 milioni di euro per quanto riguarda la ricostruzione, quindi le case, B, C, ed E. Questo significa circa un miliardo di euro. A ciò si aggiungono i due miliardi di euro, sempre per la ricostruzione, come contributo agevolato per i cittadini, che sono già disponibili nel sistema bancario ad opera della Cassa Depositi e Prestiti, dei quali sono stati impegnati 370 milioni e spesi solo 26».
Chiodi ha sottolineato che dopo il grande lavoro di programmazione e di legislazione, «finalmente ora abbiamo i fondi brutalmente direi pronta cassa, cioé quei fondi che sono stati stanziati, che erano già stati impegnati e che adesso si traducono in disponibilità di cassa nei conti del commissario».

LA BUROCRAZIA E' INEVITABILE

«Un certo livello di burocrazia é inevitabile perché serve anche a controllare», ha spiegato ancora il governatore. «L'alternativa ad una totale assenza di burocrazia è la galera. Però questo non significa che debba essere talmente esasperata da rendere la vita difficile».
In questo momento, ha ammesso il commissario, «si sta cercando, soprattutto il Comune che sta affrontando molte problematiche complesse ed amministrative, di snellire tutti quelli che sono i percorsi burocratici. In questo senso, il mio invito è costante nei confronti del Comune dell'Aquila, così come nei confronti degli altri soggetti attuatori, che potranno essere coinvolti. Mi rendo conto che forse bisogna destinare più persone a quelle funzioni che devono assicurare una snellezza nelle operazioni di liquidazione delle risorse nei confronti di chi lavora».

26/07/2010 18.50