Manganellate agli aquilani, Palma: «se ci sono stati errori qualcuno pagherà»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Da tempo in Abruzzo si registrano presenze non rilevanti, ma di una certa apprezzabilità, di elementi provenienti dalla camorra e in misura minore dalla 'ndrangheta».
Lo ha detto ieri il sottosegretario all'Interno Nitto Francesco Palma, incontrando i giornalisti all'Aquila, dopo la cerimonia di consegna della Medaglia Aprutium da parte del Consiglio regionale abruzzese.
Palma è intervenuto sul tema delle possibili infiltrazioni mafiose in quello che, attualmente, è il cantiere più grande d'Italia dopo il sisma del 2009.
Una presenza di cui si è sempre discusso e che ha creato sempre versioni contrapposte. Se per il presidente Chiodi, ad esempio, non ci sarebbe alcun rischio («è una invenzione dei giornali») , per la Dia la presenza della criminalità organizzata è più di un sospetto.
«E' chiaro che, in una situazione come quella aquilana, che richiede un grande sforzo per la ricostruzione», ha detto ieri Palma, «vi sono interessi economici di assoluta appetibilità per la criminalità organizzata. Non a caso, quando si è proceduto al riassetto normativo che preludeva alla ricostruzione, sono stati conferiti poteri straordinari di coordinamento al prefetto dell'Aquila, proprio in riferimento alle possibili infiltrazioni. E' stato creato un organismo specifico di controllo per evitarle, mi pare che già in uno o due casi si sono individuati aspetti di infiltrazioni».
Il sottosegretario ha parlato anche dell'inchiesta del Ministero dell'Interno sulle manganellate agli aquilani nel corteo del 7 luglio: «quando sarà conclusa,se da parte di qualcuno saranno stati commessi errori, questi errori saranno pagati».
Se invece dall'inchiesta non risulteranno errori, «lo si comunicherà con molta tranquillità e non vi sarà nessuno che deve pagare alcunché».
Incalzato dalla stampa su nuovi sviluppi dell'indagine interna, il sottosegretario ha spiegato che «quando si parla di un'inchiesta, specie in un caso di questo genere, la prudenza impone di aspettarne gli esiti. Non credo - ha aggiunto Palma - che ci voglia molto, d'altra parte è una prassi non recente del dipartimento di Pubblica sicurezza andare a verificare il reale andamento dei fatti ogni volta che qualcosa può lasciare dubbi in sede di interpretazione - ha chiarito -. Aspettiamo con calma che l'inchiesta venga portata a compimento; alla conclusione verranno assunte, se è il caso, tutte le iniziative che devono essere assunte».
Ma ieri in Abruzzo è arrivato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini per la presentazione del suo libro. Immancabile un commento sulla gestione del terremoto: «credo che il Governo abbia ben operato, soprattutto attraverso l'intervento della Protezione Civile per garantire un alloggio a chi era rimasto senza un tetto. Il che non significa in alcun modo la ricostruzione»:
«Io comprendo gli aquilani - ha aggiunto Fini - che dicono 'non potete pensare di cancellare la nostra citta', la dobbiamo ricostruire esattamente com'era. Ma questo è tanto giusto quanto difficile da fare».
«Senza alcuna parzialità e senza alcun intendimento polemico - ha sottolineato il presidente della Camera -, io credo che bisogna essere consapevoli che si è trattato di una tragedia senza precedenti. Non soltanto per il numero delle vittime, da questo punto di vista vi sono stati terremoti ancor più dolorosi, ma soprattutto per l'impatto che ha determinato in una città capoluogo ricca di storia e con una sua identità ben precisa».
E nel capoluogo abruzzese è arrivato ieri anche il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che ha avuto tutt'altre parole per il Governo: «L'Aquila è la metafora del disastro del governo Berlusconi».
Ferrero ha accettato l'invito del sindaco Massimo Cialente a visitare la zona rossa e incontrare i cittadini.
«C'é stato uno spot girato sulla pelle della gente - ha detto -, si é fatto finta che tutto fosse risolto, in realtà i problemi sono tutti aperti, dai soldi che non ci sono per l'assistenza ai fondi che mancano per la ricostruzione». Per Ferrero «Berlusconi è stato capace di trasformare il campo di Onna in un set televisivo da cui ha fatto i suoi proclami al Paese, e adesso tutti, in giro per l'Italia, pensano sia stata ricostruita».
«Il premier non sopporta che ci siano problemi - ha aggiunto - e che questi problemi si portino a Roma e abbiamo visto il 7 luglio come la manifestazione cittadina è stata trattata. Ero presente - ha proseguito Ferrero - e ho visto le botte e le difficoltà del percorso. Del resto, se da una parte si vuol dare un'informazione distorta, dall'altra si vuole impedire che le vere notizie possano essere diffuse».
E non scemano le polemiche nemmeno inerenti l'inchiesta che vede coinvolta la commissione Grandi Rischi per la quale è stato chiesto il processo.
L'Accademia americana per l'avanzamento delle scienze (Aaas) ha scritto una lettera al presidente Napolitano esprimendo «preoccupazione sulle recenti imputazioni a sei ricercatori e a funzionari statali» e rileva che «le accuse contro questi scienziati sono ingiuste e ingenue». Sembrano infatti basarsi, si osserva nella lettera, sul fatto che «i ricercatori hanno fallito nel dare l'allerta alla popolazione dell'Aquila su un imminente terremoto. Tuttavia non c'é alcun modo in cui sia possibile fare una cosa del gene in modo attendibile».
Anni di ricerche, prosegue la lettera dell'Aaas a Napolitano, «hanno dimostrato che nessun metodo scientificamente accettato può essere utilizzato in modo affidabile per avvertire la popolazione di un disastro imminente».
E' perciò «manifestamente ingiusto» accusare dei ricercatori per non avere tenuto conto di informazioni che «l'intera comunità scientifica internazionale considera inadeguate».

a.l. 21/07/10 10.55

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