Scontri e manganellate, i video verità: «così siamo stati aggrediti»

Alessandro Biancardi

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Scontri e manganellate, i video verità: «così siamo stati aggrediti»
L'AQUILA. Gli aquilani che hanno partecipato alla manifestazione del 7 luglio, contrassegnata da scontri, manganellate e polemiche, vogliono che le verità venga fuori. (Foto Patrizio Migliarini)


Che si capisca e si dica pubblicamente, una volta per tutte, che non c'erano infiltrati, che non si è cercato lo scontro con le forze dell'ordine e che soprattutto quel giorno a Roma, nonostante un dispiegamento ingente di forze dell'ordine, loro non si sono sentiti per niente al sicuro e protetti.
Per mettere in evidenza incongruenze e dubbi di quel giorno i rappresentanti dell'Assemblea cittadina di piazza Duomo hanno scelto di tenere una conferenza stampa a Roma, nella Sala del mappamondo di Montecitorio, durante la quale sono stati proiettati 3 filmati.
E nei video sono ben visibili i manganelli alzati contro i manifestanti, i sindaci e i vigili del fuoco coinvolti nei parapiglia, i feriti che si allontano insanguinati durante la manifestazione.
I manifestanti rifiutano categoricamente ogni accostamento all'estrema sinistra e ai black block, che secondo la ricostruzione della questura di Roma si sarebbero infiltrati tra i manifestanti, causando gli scontri.
«Facciamo politica - ha sottolineato Anna Lucia Bonanni, tra le organizzatrici della marcia - nell'accezione più alta, nel senso che i cittadini si rimboccano le maniche, conosciamo una ad una le persone che sono rimaste coinvolte, c'erano donne, anziani e sindaci» e in ogni caso «frequentare un centro sociale non è un reato».
Alla luce di questo, in una lettera indirizzata al ministro Maroni, i manifestanti hanno chiesto la «sostituzione» del capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, del capo della Digos e del questore di Roma: «Incarichi così delicati non possono essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le loro responsabilità» accusando «inesistenti spettri» (gli appartenenti a centri sociali) di aver provocato gli scontri.
I filmati, secondo gli aquilani, bastano a testimoniare questo siano «assolute falsità».
In particolare, è stato sottolineato, in uno dei video si distingue nitidamente un manganello che colpisce alla testa (in uno dei tafferugli che si erano creati in prossimità dei blocchi delle forze di polizia al corteo) uno dei due feriti durante gli scontri, Vincenzo Benedetti.
Il giovane ha riportato due tagli al cuoio capelluto e assicura: «proverò ad usare le immagini per identificare il carabiniere chi mi ha ferito e denunciarlo».


«Durante la manifestazione - ha ricordato Giusi Pitari, una delle portavoce dell'assemblea e prorettore dell'Università dell'Aquila - non mi sono sentita assolutamente protetta. Ci sono stati momenti di paura, chiusi in cinquemila tra i blocchi di carabinieri e guardia di Finanza».
«La cosa che ci ha sorpreso - ha aggiunto Bonanni - è che appena scesi dall'autobus ci hanno accolto in assetto antisommossa e molto nervosi», invece, «durante le nostre protesta all'Aquila le forze dell'ordine ci hanno sempre accompagnati durante il percorso».
Sul fatto che il corteo fosse autorizzato solo per una delegazione di 150 persone Pitari hanno detto di «non sapere quale fosse la ratio, ma questo non c'entra niente con l'essere menati»
E tutti sanno anche che proprio a causa degli scontri le richieste dei terremotati sono passate in secondo piano. «Noi chiediamo la sospensione delle tasse, che da luglio abbiamo ripreso a pagare», ripetono senza sosta dall'Assemblea, «il congelamento di mutui e prestiti».
Ma soprattutto si chiede a gran voce il lavoro a fronte di 15 mila disoccupati e una tassa di scopo che potrebbe però essere sostituita con l'ultima trovata del capogruppo del Pdl Gianfranco Giuliante, una accisa sulla benzina.

15/07/2010 8.26









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